Vademecum sulle elezioni in Myanmar: dal sistema di voto ai partiti in lizza fino ai possibili scenari

Le elezioni in Myanmar previste per il prossimo 8 novembre 2015 costituiranno un vero e proprio punto di svolta per il paese e per tutta la regione. La campagna elettorale è ufficialmente iniziata l’8 settembre, ma una serie di ricorsi sulla composizione delle liste ancora non ha permesso la pubblicazione dell’elenco definitivo dei candidati. La giunta militare è cosciente della grande attenzione che la stampa dedicherà alle elezioni in Myanmar, il giudizio sulla correttezza delle consultazioni sarà decisivo per il futuro del paese.

Vademecum sulle elezioni in Myanmar: dal sistema di voto ai partiti in lizza fino ai possibili scenari - GEOPOLITICA.info Myanmar, una donna vota nella tornata elettorale del 2012

Il processo di sviluppo economico, sostenuto da importanti finanziamenti dall’estero potrà continuare solo a patto di uno svolgimento trasparente delle consultazioni. Ben 93 partiti concorreranno alla consultazione elettorale, ma solo pochi avranno una presenza su tutto il territorio nazionale. La maggior parte degli altri partiti sono l’espressione di una base etnica e territorialmente circoscritta ma saranno comunque fondamentali nel futuro degli equilibri del paese.

I principali partiti presenti su base nazionale sono il National Develoment Party, la National League for Democracy, il National Unity Party e l’Union Solidarity and Development Party.

Il National Development Party (NDP) è stato fondato da Nay Zin Lat, un consigliere e collaboratore del presidente uscente Thein Sein; i legami tra i due sono molto solidi, Nay Zin Lat si è dimesso dalla carica di consigliere nell’aprile 2015 smentendo qualsiasi voce di disaccordo con il presidente. Negli scorsi mesi molti ministri dell’attuale governo avevano fatto esplicita richiesta di essere ammessi nelle liste elettorali del NDP, le dichiarazioni di Nay Zin Lat al riguardo hanno espresso una sostanziale vicinanza all’establishment attuale ma anche una apparente ricerca di discontinuità.

La National League for Democracy (NLD) è nata nel 1988 con le proteste di piazza contro il governo guidato generale Ne Win. Il partito vinse in maniera decisa, con 392 seggi su 485, le successive elezioni del 1990. Le consultazioni vennero annullate dal regime dei militari e il leader del partito Aung San Suu Kyi fu condotta agli arresti domiciliari, dove restò per i successivi venti anni guidando l’opposizione al governo. La NLD ha partecipato alle elezioni suppletive del 2102 aggiudicandosi ben 43 dei 44 seggi disponibili. La politica birmana è fortemente polarizzata sui leader e sulle persone piuttosto che sulle distinzioni ideologiche o programmatiche, con l’eccezione dei partiti costituiti su base etnica. Nella NLD questa tendenza è ancora più accentuata rispetto alle altre coalizioni, la maggior parte dei sostenitori si riconosce nella figura carismatica di Suu Kyi e ignora le posizioni del partito sui temi cruciali.

La Union Solidarity and Development Party (USDP) fondata nel 2010 in opposizione allo strapotere della giunta militare e conquista più del 75 per cento dei seggi, il presidente in carica Thein Sein è espressione dell’USDP. Alle suppletive del 2012 il partito del presidente ha mostrato un forte calo perdendo in maniera netta nel confronto con la NLD.

Il National Unity Party (NUP) è l’espressione più vicina al gruppo di potere che ha governato il paese negli ultimi venticinque anni. I risultati del partito nelle contestate elezioni 2010 furono discreti, con la conquista di 64 seggi su 995 disponibili, ma l’assenza della NLD e i numerosi dubbi sulla legittimità delle consultazioni influenzarono il risultato finale. Il ruolo del NUP nella politica birmana sembra essere sempre più debole e queste elezioni potrebbero sancire in maniera definitivo l’addio del partito dall’agone politico.

Le votazioni si terranno il giorno 8 novembre dalle 6 alle 16, mentre le operazioni di spoglio avverranno all’interno degli stessi seggi. I risultati verranno conteggiati prima a livello delle singole città, poi per distretti infine a livello dei singoli stati prima di arrivare al dato nazionale. Saranno necessarie dalle due alle tre settimane per arrivare alla proclamazione dei risultati finali. Il presidente, e i due vicepresidenti, verranno eletti dai membri delle due camere con una procedura complessa. Ognuna delle camere nominerà un candidato alla presidenza mentre i membri delle forze armate, a cui la costituzione riserva il 25 per cento della rappresentanza parlamentare, nominerà un altro candidato.  I tre candidati verranno poi votati dai membri delle due camere riunite e il vincitore diverrà presidente mentre gli altri due contendenti verranno nominati vicepresidenti.

Suu Kyi non potrà essere eletta presidente per una norma della costituzione che vieta la massima carica a candidati sposati con cittadini stranieri, ma se la NLD vincesse la maggioranza dei seggi disponibili potrebbe ricoprire la prestigiosa carica di presidente della Camera. Una netta ma non decisiva vittoria della National League for Democracy, ossia sotto la metà dei seggi disponibili, determinerebbe un ruolo di grande importanza per i partiti etnici, che diventerebbero l’ago della bilancia del delicato equilibrio politico in Myanmar.

Se il partito di Suu Kyi conquistasse più dei due terzi dei seggi parlamentari potrebbe decidere in maniera autonoma il prossimo presidente del Myanmar, la scelta potrebbe ricadere su un quadro della NLD. Una modalità che permetterebbe a Aung Sun Suu Kyi di governare il paese e avviare in maniera decisa l’ambizioso programma di riforme presentato in campagna elettorale. L’altra opzione, giudicata possibile da numerosi analisti della regione, consisterebbe nella scelta di Shwe Mann, un generale che si è contraddistinto negli ultimi anni per la continua ricerca di dialogo con la NLD. Shwe Mann è considerato il vero e proprio artefice del processo di riforme avviate nel paese negli scorsi anni. Entrambe le scelte sono suscettibili di generare tensioni e malumori, rispettivamente all’interno dell’apparato statale o nella base storica del partito.

Mentre se la NLD non riuscisse nell’exploit elettorale, l’USDP potrebbe governare con l’appoggio dei militari nel parlamento realizzando una coalizione con i principali partiti etnici. Il giudizio degli osservatori internazionali sulla correttezza delle consultazioni rimane l’obiettivo principale in Myanmar, gli aiuti e i finanziamenti dall’estero sono strettamente legati al riconoscimento del libero esercizio di voto. Un altro fattore fondamentale sarà costituito dal ruolo della tatmadaw e della sangha, le due istituzioni che hanno influenzato in maniera determinante la società birmana negli ultimi cinquant’anni. La sangha è il clero buddista birmano che gode di grande prestigio e rispetto in tutto il paese e può determinare e influenzare le scelte politiche in maniera netta. Con il termine tatmadaw si indicano le forze armate birmana ma soprattutto la struttura burocratica e l’influenza culturale che i generali hanno generato nel paese, il futuro del Myanmar dovrà necessariamente confrontarsi con questa ingombrante eredità.