Elezioni in Baviera

Dal verdetto delle elezioni regionali bavaresi ci si aspettava un terremoto politico per l’intera Europa e così è stato. O forse no. I risultati d’altro canto non sono che l’esatta fotografia di quanto già da tutti era previsto ma, soprattutto, la fotografia di quanto in molte parti d’Europa è già accaduto da tempo, senza alcuna possibilità di mettere degli argini.

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I dati, provvisori per la verità ma altamente indicativi, non fanno altro che confermare come l’andamento dei partiti tradizionali sia in totale declino mentre i partiti con una forte connotazione ideologica ed una classe dirigente nuova siano, al contrario, in forte ascesa.

Il movimento conservatore bavarese CSU (gemello della CDU guidato dalla cancelliera Merkel) perde circa il 12% di consensi attestandosi comunque su un plebiscitario 35%, dimostrando come la tradizione di “buon governo” tipica di questo Land funzioni ancora; tra gli sconfitti riesce a fare ancora peggio lo storico movimento socialista tedesco della SPD che perde più del 50% dei consensi passando dal 20% a meno del 10%, confermando come l’emorragia della sinistra Europa sembri inarrestabile.

I vincitori indiscussi non possono quindi essere che i tre partiti “outsider” che diverranno ora determinanti per il futuro di una delle regioni più ricche d’Europa.

Il primo vincitore in assoluto è la compagine dei “Grüne” gli storici Verdi tedeschi che in Baviera, e non solo, hanno ottenuto risultati ragguardevoli; va inoltre detto che tale movimento, oltre ad avere una forte connotazione ambientalista che in questo periodo storico sembri pagare in Europa, ha ottenuto uno straordinario risultato grazie alla giovane leader Katharina Schulze che ha abbandonato le memorabili battaglie sui diritti civili, concentrandosi principalmente su tematiche conservatrici come la sicurezza. Un mix che le ha permesso di spopolare, specie tra i giovani universitari bavaresi che ancora credono nel futuro dell’Europa.

Chi invece da sempre si definisce Euroscettico è il movimento populista AFD che, in linea con gli ultimi risultati nazionali entra di forza nel parlamento bavarese grazie al suo 11%, che equivale a circa 10 seggi. Un risultato per nulla secondario che indica come una buona fetta dell’elettorato bavarese creda molto di più nelle cultura e nella tradizione locale piuttosto che in quella Europea e sovranazionale.

Non troppo diverso è il pensiero del movimento locale “Freie Wähler Bayern” che, pur collocandosi su posizioni molto più morbide e liberali raccoglie quasi il 12% dei consensi, grazie al malcontento tra gli elettori del movimento conservatore bavarese.

I dati, come già ampiamente annunciato, non dovrebbero avere particolari ed immediate conseguenze a Berlino: il crollo dei partiti tradizionali in Europa non è di certo imputabile a Frau Merkel che, di fatto, è stata la più grande statista d’Europa degli ultimi quindici anni. La causa di questo continuo crollo è da ricercare in un’ideologia logora e superata. La svendita dei valori tradizionali europei e della propria cultura in nome di una globalizzazione finanziaria, ha fatto crollare i sogni dei padri fondatori dell’Europa che oggi hanno lasciato i loro posti a freddi e grigi burocrati (per lo più mai votati) che, ogni qualvolta intervengono in pubblico, contribuiscono al crollo della popolarità delle Istituzioni di Bruxelles, ma soprattutto al crollo del sogno europeo.