Elezioni greche: un equilibrio precario

Le elezioni greche del gennaio 2015 fecero venire i brividi lungo la schiena all’establishment comunitario, quelle di domenica hanno fatto tirare qualche sospiro di sollievo a Bruxelles. Eppure il vincitore è sempre lui: Alexis Tsipras. Le vicende che hanno segnato questa trasformazione di vedute politiche sono note: lo scontro sulle proposte europee di salvataggio della Grecia, la faccia feroce del primo governo Tsipras, il discusso referendum sul memorandum, le dimissioni di Varoufakis, l’accettazione da parte del governo greco del nuovo memorandum e, infine, nuove elezioni. Sono le tappe più salienti della politica greca durante questi primi nove mesi del 2015. Ma sono anche le fasi di una metamorfosi politica di Tsipras: da leader di lotta a pragmatico capo del governo.

Elezioni greche: un equilibrio precario - Geopolitica.info (cr: Aris Messinis/AFP)

Chi vedeva in queste consultazioni un possibile ostacolo per il leader greco ha dovuto ricredersi, anche se prevedere il risultato non era operazione né semplice né scontata. La situazione politica greca, infatti, rimane molto instabile e molto fluida. Intanto, è aumentata l’astensione, passando dal 36,4% del gennaio 2015 al 45,2% di domenica scorsa: un dato in parte fisiologico se si pensa che in poco più di un anno i greci sono stati chiamati alle urne ben tre volte, tra elezioni nazionali e quelle per il parlamento europeo. Inoltre è aumentato il livello di frammentazione politica: hanno ottenuto seggi in parlamento ben otto partiti, contro i sette delle precedenti consultazioni, con solo due partiti intorno al trenta per cento (Syriza con il 35,5% e Neo Demokratia con il 28,1%) e i rimanenti sotto quota dieci per cento. A questo va aggiunto poi un aumento anche della polarizzazione politica, essendo una quota importante dei voti espressi in mano a partiti radicali, soprattutto di sinistra, ma anche di destra.

Tra i fattori in grado di mantenere una relativa solidità del sistema politico greco vi è probabilmente la leadership di Alexis Tsipras e il contesto politico che lo circonda. Nonostante il dietro-front sulle misure richieste dall’Europa, Tsipras per ora rimane l’unico leader politico greco in grado di catalizzare intorno a sé un consenso elevato, soprattutto se messo a confronto con gli esponenti di molti altri partiti, legati ai governi pre-2015, responsabili della drammatica crisi greca. Inoltre la “svolta ragionevole” di Tsipras ha consentito a Syriza di mantenere una certa attrattività nei confronti dell’elettorato di sinistra più moderato. Si tratta di fattori che andranno analizzati più approfonditamente, ma è possibile ipotizzare che la variabile “leadership” e le conseguenti scelte politiche siano state determinanti in queste elezioni, tanto quanto in quelle precedenti. Almeno a livello elettorale.

Per quanto riguarda la gestione del governo, Tsipras si ritrova in una condizione quasi identica, in termini numerici, rispetto a quella uscita dalle urne nel gennaio scorso. Syriza può contare su 145 seggi a cui si devono aggiungere i dieci dell’ANEL, il partito nazionalista del discusso ex esponente conservatore Panos Kammenos; numeri che consentono al leader politico greco di ottenere una maggioranza, risicata, in un parlamento di trecento seggi. A questo va aggiunta la scissione a sinistra degli oltranzisti di Syriza, contrari alla svolta pragmatica di Tsipras, capitanati dall’ex Ministro dell’Energia, Panagiotis Lafazanis, e dall’ex Ministro dell’Economia, Yanis Varoufakis. Da questi è nata una nuova formazione politica, Laïkí Enótita (Unità Popolare), che non è riuscita ad ottenere seggi in parlamento, fermandosi sotto la soglia di sbarramento, pari al 3% dei voti espressi. Questo dovrebbe garantire a Tsipras, almeno sulla carta, l’assenza di “nemici a sinistra” e una maggior credibilità nei rapporti con le istituzioni europee e i creditori internazionali. Le elezioni greche hanno quindi riproposto uno scenario in buona parte simile a quello delle precedenti consultazioni nazionali, con alcuni cambiamenti marginali in termini elettorali. Ben più importanti, invece, appaiono i cambiamenti per quanto concerne la linea politica e programmatica del governo. Per questo, a Bruxelles, qualcuno ha tirato un sospiro di sollievo.

Tuttavia vincere le elezioni è un conto, governare è un altro. Atene deve ancora affrontare molti passi prima di poter tornare ad essere considerata un partner affidabile in Europa. A partire dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, molti leader europei hanno salutato il successo di Tsipras ribadendo comunque la necessità di fare in fretta con le riforme concordate: privatizzazioni, taglio delle pensioni anticipate, eliminazione dello sconto del 30% dell’IVA riservato alle isole greche e altro ancora. Il tutto per sbloccare l’ennesima tranche degli aiuti che avverrà solo previa verifica delle riforme messe in atto. La deadline è stata fissata per il 15 novembre prossimo.