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Elezioni europee 2024: la guida al voto, i gruppi in corsa e le prospettive future

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Dal 6 al 9 giugno i cittadini dell’Unione europea sono chiamati a eleggere il nuovo Parlamento europeo, orientandone la direzione politica per i prossimi cinque anni. Il Parlamento è composto dai gruppi parlamentari, i quali accolgono i partiti nazionali dei Paesi membri e, per poter essere istituiti, necessitano almeno di 23 deputati provenienti da almeno un quarto degli Stati membri; ogni partito nazionale ha non solo la libertà di inserirsi in un gruppo in base alla sua aderenza politica, ma anche quella di spostarsi da un gruppo all’altro proprio come nel caso del partito Fidesz di Viktor Orban, che dall’adesione al PPE iniziale ha preferito il gruppo dei conservatori. I gruppi hanno il diritto di esaminare le relazioni elaborate dalle commissioni parlamentari e presentare emendamenti, anche se, in ogni caso, la loro posizione può essere definita solo tramite concertazione. Ad oggi, ci sono 7 gruppi politici al Parlamento europeo.

I gruppi del Parlamento europeo

Il Partito Popolare Europeo (PPE), gruppo più longevo, ha ospitato varie realtà politiche, nascendo con una posizione cristiano-democratica e arrivando ai conservatori liberali come Forza Italia. Il suo presidente è il tedesco Manfred Weber, membro dell’Unione Cristiano-Sociale in Baviera. Per le elezioni del prossimo anno, il PPE sarà impegnato su difesa comunitaria, su un approccio più duro all’immigrazione e sulla transizione verde avviata con il Green Deal, capisaldi della maggioranza in questo quinquennio. Candidato di punta è Ursula von der Leyen, attuale presidente della Commissione europea ed ex-ministra nel cancellierato Merkel. Von der Leyen promette che il suo rinnovo sarà cruciale per evitare che l’Unione europea finisca in mano alle forze di estrema destra, definite “amiche di Putin” con l’obiettivo di calpestare i valori europei. Successivo è il Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici S&D, principale realtà di centro-sinistra del Parlamento e ambasciatore di principi come la giustizia sociale, la crescita dell’occupazione e la protezione dei diritti umani. Spitzenkandidat è Nicolas Schmidt, lussemburghese membro del Partito Operaio Socialista e già commissario europeo per il lavoro e i diritti sociali; la sua posizione politica lo rende un candidato coerente, in quanto forte sostenitore di una Unione che porti in primo piano le politiche sociali, di una fiscalità comune e dell’implementazione del Green Deal. 

Posizione centrale è quella di Renew Europe, nato dall’incontro tra i liberali dell’ALDE e il partito democratico europeo PDE. Volenteroso di mantenere le “promesse originarie” dell’Unione, il gruppo vuole implementare lo sviluppo sostenibile inaugurato con il Green Deal e investire sul potenziale del mercato unico, attraverso anche l’ampliamento del settore digitale; importante è anche l’attenzione contro le attuali sfide internazionali, come il terrorismo e la guerra nel continente europeo. Presidente del gruppo è la francese Valérie Hayer, membro del partito di Emmanuel Macron Reinassance. Particolarità di Renew Europe è la presenza di tre Spitzenkandidaten, scelta dettata dalla volontà di dare voce ad ogni entità presente nel gruppo. Oltre alla Hayer, la scelta dei capofila è ricaduta sull’italiano Sandro Gozi e sulla tedesca Marie-Agne Strack Zimmermann; il primo è stato sottosegretario agli affari europei sia per il governo Renzi che per quello Gentiloni, mentre Zimmermann ha presieduto la commissione per la difesa del Bundestag, dove si è distinta per le sue pressioni al cancellierato Scholz per l’aumento dell’aiuto militare a Kiev. Quarto posto ai Verdi, che ponendo la base per lo sviluppo sostenibile e la protezione di clima e ambiente alterna i suoi temi fondanti alla rappresentanza di minoranze nel continente. La direzione del gruppo è data dalla co-presidenza della tedesca Terry Reintke e del belga Philippe Lambert; oltre a Reinkte, Spitzenkandidat per i Verdi sarà anche il nederlandese Bas Eickhout, vicepresidente della commissione dell’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare al Parlamento europeo. Tale selezione non ha però soddisfatto tutti i rappresentanti del gruppo: l’auspicio iniziale era di avere almeno un capofila proveniente da un Paese meridionale e orientale, azione coerente con la strategia di allargamento sostenuta dal gruppo nella legislatura. 

Al di fuori della maggioranza si citano i Conservatori e Riformisti (ECR) e il gruppo di estrema destra Identità Democrazia (ID). Facendo propri i principi della dichiarazione di Praga, gli obiettivi dell’ECR adottano una visione “eurorealista”, fondata sulla convinzione che l’Unione europea abbia bisogno di una nuova direzione per essere una comunità di nazioni cooperanti in aree di interesse comune; questa strategia è ottenibile solo con del “buonsenso”, ossia un ritorno all’equo trattamento di tutti i membri e ad una attenzione alla politica fiscale e alla difesa contro immigrazione e terrorismo. ID vede uno statuto più rigido, caratterizzato dalla “ripresa della sovranità” che i Paesi hanno perso a vantaggio dell’UE e dalla protezione della “civiltà europea”. La particolarità che li accomuna è la loro presentazione alle europee di giugno, in quanto nessuno dei due gruppi ha presentato formalmente uno Sptizenkandidat. Ultimo partito è il Gruppo della sinistra al Parlamento europeo, realtà che rispetto alle citate ECR e ID riunisce i partiti socialisti e comunisti europei ponendosi sull’altro lato della bilancia, verso l’estrema sinistra. Il manifesto si oppone alle strutture dell’UE e alla membership dei Paesi membri alla NATO, nonostante il supporto all’integrazione europea. Il gruppo si basa su tre principi statutari: riforma dell’assetto europeo su basi più democratiche, politica monetaria antiliberista e uno sviluppo mutuale. I copresidenti sono Manon Aubry (France Insoumise) e Martin Schinderwan (DIE LINKE), mentre il candidato di punta sarà Walter Baier, membro del Partito Comunista Austriaco che ha promesso di dare voce alle minoranze inascoltate dell’Unione. 

Dopo le elezioni: la “Maggioranza Ursula” è a rischio?

Nonostante la forte presa moderata le elezioni potrebbero mettere in crisi le forze europeiste, una prospettiva favorevole per l’ascesa delle forze di destra. Secondo i dati Ipsos pubblicati da Euronews, l’ECR potrebbe essere il gruppo che più di tutti beneficerebbe di tale crisi, diventando la terza forza nel Parlamento europeo; in effetti, l’obiettivo dell’ECR sembra essere quello di allontanare i liberali di Renew Europe e sostituirli come terza forza politica, una mossa che farebbe raggiungere l’obiettivo di riduzione dell’influenza liberale nell’Unione a ragione di una visione più conservatrice. D’altronde, non bisogna dimenticare che il PPE – quotato come primo partito anche in questa tornata elettorale – ha già vagliato la possibilità di aprirsi a una coalizione con i conservatori, e questo per due probabili motivi: in primo luogo il PPE rimane pur sempre un partito di centro-destra, e in seconda battuta, nonostante la presenza di alcune criticità sull’agenda politica come la tematica della lotta al riscaldamento climatico, il gruppo dell’ECR presenta pur sempre alleati strategici come Giorgia Meloni, in prima linea per il supporto a Kiev, e soprattutto personalità affini come quella del premier ceco Petr Fiala, primo ministro cristiano-democratico che ha avuto l’audacia di smarcarsi da un Visegrad euroscettico e filorusso per una visione della Cechia più europeista. In una tale ottica è però presente una forte incognita data da due possibili nuove aggiunte alla rosa di partiti, Fidesz di Viktor Orban e Reconquete di Zemmour. In uscita rispettivamente dal PPE e da ID, i due partiti potrebbero mettere in crisi la reputazione atlantistica e pro-Ucraina che il gruppo conservatore ha costruito in questa legislatura, facendo vacillare una posizione ideologica che sta alla base di un possibile rapporto col PPE e che rispecchia le idee dei rappresentanti ECR polacchi, la maggioranza dei membri del gruppo. Ad oggi, quindi, l’unica certezza per i popolari è il totale rifiuto ad un avvicinamento verso l’estrema destra di ID, posizione condivisa in realtà anche dalle altre forze della maggioranza Ursula, le quali si sono in espresse contrariamente anche a una possibile apertura verso i conservatori.  

Quali potrebbero essere allora i cambiamenti all’agenda politica in caso di una emersione della destra? Tra le possibili metamorfosi è possibile citare quello della transizione ecologica, dove i conservatori vorrebbero “correggere” degli errori presenti nel Green Deal per ridimensionare considerevolmente la sua portata, ma un altro tema caldo potrebbe essere la difesa dello Stato di diritto, argomento che, come visto, viene citato anche negli obiettivi statutari di ID e che ha già visto negli scorsi anni forti scontri tra Bruxelles, Ungheria e Polonia. Altre tematiche, oltre alla guerra in Ucraina e alle possibili crisi già citate, potrebbero essere la riforma dei trattati, l’ampliamento della membership europea e, soprattutto, la politica migratoria, ambito in cui in questi giorni è stata varata una nuova riforma di inasprimento delle procedure di asilo che ha rischiato forti oscillazioni nell’assetto parlamentare attuale. 

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