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Elezioni europee 2024 e la sfida dell’inclusività: la questione del diritto di voto delle persone con disabilità

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Giugno 2024, questo il mese scelto per lo svolgimento delle prossime elezioni del Parlamento Europeo. La prima chiamata alle urne per milioni di cittadini in seguito alla pandemia da Covid-19, oltre che in un contesto geopolitico mondiale che mette ogni minuto in discussione gli apparenti equilibri finora creati. Di fronte alle nuove prove che l’Unione Europea si troverà ad affrontare, prima tra tutte la conservazione dei valori democratici date le crescenti spinte nazionaliste e populiste, non cala l’attenzione sulla necessità di sconfiggere un vecchio nemico delle elezioni europee: la poca affluenza alle urne. Nonostante un incremento dell’affluenza nel 2019 (50,66%), il Parlamento Europeo si è posto l’obiettivo di un innalzamento di questa percentuale, anche individuando dei target di elettori che possono fare la differenza. Tra quest’ultimi le persone con disabilità, individui a cui spesso non è permesso esercitare i propri diritti politici. 

Il contrasto tra i diritti politici garantiti dall’UE e le barriere all’esercizio del voto

Nonostante la garanzia dei diritti politici dei cittadini in diversi atti giuridici dell’UE (dall’ ART.20 TFUE; all’ART.39 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea), l’organizzazione delle operazioni di voto è di competenza degli stati membri. Questo comporta che, in tutti e 27 stati, è possibile individuare delle barriere, giuridiche e tecniche, che vanno a limitare l’esercizio, per questa categoria di elettori, del proprio diritto di voto.

L’EDF (European Disability Forum), nel suo Report del 2022 sulla partecipazione politica delle persone con disabilità, ha calcolato che a circa 400’000 persone è stata impedita la partecipazione alle elezioni del PE nel 2019. 

Tra le barriere giuridiche rientra certamente lo strumento della tutela legale, generalmente applicata alle persone con disabilità intellettive, interdicendo dalla propria capacità di agire o prendere decisioni di chi è sottoposto a tale misura. 

Le barriere tecniche, invece, riguardano:

  • l’accessibilità fisica al seggio elettorale: capita spesso che l’organizzazione dei seggi avvenga in strutture fatiscenti non sempre adeguate;
  • l’accesso alle informazioni sulle modalità di esercizio del diritto di voto;
  • la forma delle schede elettorali che, nella maggior parte dei casi, comportano la necessità di ricevere assistenza, minando così il principio di segretezza del voto.

A che punto siamo oggi? 

Sicuramente la perdita, in fatto di numeri, di un’importante fetta della società civile non è passata inosservata dai principali organi politici europei. 

Già nel 2021 la Commissione Europea si è attivata nella redazione della “Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030” che si pone come obiettivo quello di garantire delle migliori condizioni di vita ai disabili, incoraggiando una partecipazione attiva nella società europea. 

Nella stessa, con uno specifico riferimento ai processi elettorali, può essere fatta rientrare una guida, sempre firmata dalla Commissione Europea, sulle regole per gli Stati Membri affinché venga favorito il coinvolgimento del target nei processi elettorali.
Le principali raccomandazioni ai singoli Stati riguardano l’adozione di misure specifiche per rendere le elezioni più inclusive, ma anche un aumento della sensibilizzazione in merito tramite l’organizzazione di eventi e informative adattate al segmento di elettori a cui ci si rivolge. 
Si fa presente come alcuni degli Stati Membri abbiano adottato dei provvedimenti mirati riguardo gli aspetti tecnici della votazione: le misure delle cabine di voto; il posizionamento delle urne; dei template per le schede elettorali, ad esempio in braille. Così come la previsione di metodi alternativi per il voto, come: l’aumento del voto per corrispondenza; la possibilità di votare anticipatamente; o addirittura avere la possibilità di votare online. 

La critica dell’EDF 

Ma queste raccomandazioni e misure non sembrerebbero essere sufficienti, secondo l’EDF infatti, nonostante sia percepita come positiva la sensibilità dell’Unione Europea alla garanzia del diritto di voto delle persone affette da disabilità, queste raccomandazioni e previsioni non risolvono il problema di fondo: la difficoltà per i disabili di vedersi riconosciuti pari diritti politici, in una società che possa essere definita realmente inclusiva. 

L’Unione Europea ha pertanto altri sei mesi davanti a sè per aumentare l’incisività delle misure previste per garantire l’esercizio di uno dei diritti che definiscono la democrazia di un sistema. La democrazia che, fin dalla sua fondazione, è uno dei valori fondativi della Comunità.

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