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22/04/2025
Medio Oriente e Nord Africa

La questione palestinese e le sfide nei rapporti Egitto-Stati Uniti

di Giovanni Caprara

La proposta del presidente Trump di trasferire i gli abitanti della Striscia di Gaza in Egitto e Giordania ha generato la reazione indignata dei paesi arabi, contrari e, allo stesso tempo, imbarazzati di fronte alla proposta del presidente americano. L’imbarazzo è stato visibile durante l’incontro dello scorso febbraio tra il re giordano Abdullah II e Trump a Washington, nonché dal successivo rifiuto di Al-Sisi di recarsi in visita alla Casa Bianca il 18 febbraio. Non si può non ricordare che la questione palestinese è da sempre un tema centrale per il mondo arabo, e i governi della regione sono consapevoli che le popolazioni non rimarrebbero in silenzio di fronte a un trasferimento della popolazione di Gaza nel Sinai e in Giordania. Tuttavia, l’amministrazione americana è in grado di esercitare forte pressione sui paesi dell’area. È il caso dell’Egitto, che, da un lato si trova di fronte alla sfida di proporre una soluzione alternativa credibile per la Striscia, dall’altro in una lunga e profonda crisi economica.

La proposta del presidente Trump di trasferire i gli abitanti della Striscia di Gaza in Egitto e Giordania ha generato la reazione indignata dei paesi arabi, contrari e, allo stesso tempo, imbarazzati di fronte alla proposta del presidente americano. L’imbarazzo è stato visibile durante l’incontro dello scorso febbraio tra il re giordano Abdullah II e Trump a Washington, nonché dal successivo rifiuto di Al-Sisi di recarsi in visita alla Casa Bianca il 18 febbraio. 

Non si può non ricordare che la questione palestinese è da sempre un tema centrale per il mondo arabo, e i governi della regione sono consapevoli che le popolazioni non rimarrebbero in silenzio di fronte a un trasferimento della popolazione di Gaza nel Sinai e in Giordania. Tuttavia, l’amministrazione americana è in grado di esercitare forte pressione sui paesi dell’area. È il caso dell’Egitto, che, da un lato si trova di fronte alla sfida di proporre una soluzione alternativa credibile per la Striscia, dall’altro in una lunga e profonda crisi economica. 

Le leve di pressione sul Cairo

Poco dopo la proposta di trasferimento dei palestinesi avanzata da Trump in febbraio, Al-Sisi ha dichiarato che gli egiziani non cederanno alle minacce americane e che faranno di tutto per mantenere la sicurezza del paese. Organizzazioni pro-governative hanno promosso manifestazioni pubbliche a sostegno dei gazawi, per dimostrare a Washington che il governo egiziano si oppone al piano. Allo stesso tempo però, Al-Sisi ha ricordato che intende lavorare con Washington per arrivare a una soluzione a due stati. Sebbene Israele non permetterà la creazione di uno stato palestinese, e il Cairo ne è consapevole, il presidente egiziano sostiene  la causa palestinese agli occhi della sua popolazione.

Gli americani potrebbero usare gli 1,5 miliardi di dollari in finanziamenti annuali (di cui 1,2 del Foreign Military Financing)  per esercitare pressione sul Cairo. Se l’Egitto non accettasse il piano per Gaza, il Pentagono ha dichiarato che potrebbe sospendere gli aiuti militari, incluse le forniture per la manutenzione e i ricambi per i sistemi d’arma. Parallelamente, gli Stati Uniti userebbero anche la loro influenza in seno al Fondo Monetario Internazionale, con cui l’Egitto ha un debito di 8,6 miliardi

L’Egitto nei rapporti con l’Italia

È possibile affermare che gli interessi italiani in Egitto siano di natura strategica. Roma è vista infatti come partner privilegiato del regime del Cairo, al fine di favorire la sicurezza in Nord Africa e il dialogo tra le due sponde del Mediterraneo. I temi da tenere in considerazione sono l’immigrazione, con il paese nordafricano che è sostenuto su due fronti dall’accordo siglato con l’UE (il rafforzamento delle frontiere e la gestione dei rifugiati presenti nel paese). C’è poi l’energia, che vede l’Eni impegnata nel paese, dal 1954, nella produzione di 24 milioni di barili all’anno di petrolio e condensati e 13,5 miliardi di metri cubi di gas. In particolare, l’azienda italiana è presente nell’impianto di ri-gassificazione di Damietta, uno dei due del paese. Infine, l’Egitto è stato inserito è tra i paesi pilota del Piano Mattei, nel settore scolastico e agricolo. 

L’Egitto si conferma un partner cruciale per l’Italia, sia nella gestione dei flussi migratori sia nell’approvvigionamento energetico (pur non rifornendo direttamente il nostro paese), rafforzando una cooperazione destinata a giocare un ruolo sempre più centrale nel Mediterraneo.

Evoluzioni future: tra pressioni e resistenze

Dall’inizio della guerra a Gaza, Il Cairo ha ospitato circa 100.000 palestinesi, in linea, peraltro, con la sua storia. Il primo censimento delle autorità del mandato Britannico in Palestina risale al 1922 e indica che circa 1600 palestinesi si trovavano in Egitto allora. A seguito della guerra israelo-palestinese nel 1948, i palestinesi a lasciare i territori verso l’Egitto fino al 1960 furono oltre 15.000.  Dopo la guerra dei sei giorni (1967), si contavano circa 33.000 palestinesi nel paese. 

Oggi, dopo un anno e mezzo di guerra, secondo l’organizzazione internazionale per le migrazioni dell’ONU il numero si aggira intorno alle 135.000 persone. Insomma, l’Egitto viene da un secolo di ospitalità nei confronti degli abitanti dei territori palestinesi, sebbene a fasi alterne. Basti pensa al periodo della guerra del 1948, quando l’allora re Farouk I si oppose all’afflusso dei palestinesi. Al contrario, con la presidenza di Abdel Nasser dal 1956, venne facilitato il processo di integrazione dei palestinesi in Egitto. 

Insieme ai leader dei paesi arabi, Al-Sisi ha lanciato un piano da 53 miliardi dollari per la ricostruzione, alternativo a quello americano. La ricostruzione di Gaza dovrebbe avvenire entro il 2030 e prevede la costruzione di un aeroporto e un porto commerciale. Tuttavia, secondo gli esperti, la ricostruzione della Striscia durerà 10 anni e costerà circa 100 miliardi di dollari. Gli annunci di Trump rappresentano principalmente una leva negoziale e uno strumento di pressione sui paesi arabi, più che un piano operativo immediatamente realizzabile. Tuttavia, l’incapacità del mondo arabo di proporre una soluzione alternativa realistica rende concreta la possibilità che, sebbene non nella forma proposta da Trump, l’Egitto e la Giordania continueranno ad accogliere rifugiati palestinesi, come hanno fatto nell’ultimo secolo.

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