Gli accordi di partenariato commerciale tra l’UE e il Giappone

Bruxelles lo ha definito “il più grande accordo commerciale della storia”: si tratta della Economic Partnership Agreement (EPA), patto di libero commercio stipulato tra Giappone e Unione Europea che punta a incentivare la liberalizzazione dell’economia mondiale, facendo così fronte alle spinte protezionistiche che sembrano caratterizzare sempre di più l’amministrazione statunitense.

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In una nota risalente ai primi di dicembre del 2017, la Commissione Europea ha infatti dichiarato che  “la chiusura delle trattative per l’accordo EPA dimostra la forte ambizione politica di Giappone ed Ue di continuare a sostenere il libero commercio e manda un forte messaggio al mondo”.

L’Europa dimostra così per l’ennesima volta il proprio impegno per la liberalizzazione del commercio internazionale, le cui strategie e linee guida hanno radici lontane nel tempo.

Il liberismo in Europa: verso il Mercato Unico. Sin dai mesi successivi alla firma del trattato di Roma del 1957, che decretò la nascita della CEE e che unì i sei paesi firmatari in una unione doganale, al di fuori del contesto comunitario, e in particolare negli USA, in molti agitarono lo spauracchio della ‘fortezza Europa’: un florido gruppo di stati in grado di portare avanti forti discriminazioni commerciali nei confronti del resto del mondo e di erigere ‘mura economiche’ molto alte verso i paesi esclusi dal processo d’integrazione europea.

Per la verità, molteplici barriere al commercio rimasero presenti all’interno della stessa CEE per la totalità degli anni Sessanta e Settanta, e un tale stato di cose spinse Margaret Thatcher, leader conservatore della Gran Bretagna dal 1979 al 1990, a esercitare forti pressioni sulla Comunità affinché si arrivasse alla costruzione del mercato unico in Europa.

La Gran Bretagna, prossima oggigiorno all’uscita dall’UE, diede così un contributo fondamentale per lo sviluppo di una concezione liberista dell’economia comunitaria.  Il progetto europeo della Thatcher si basava su un forte idealismo legato a una fede incrollabile nel libero mercato e su uno spiccato pragmatismo personale. Il liberalismo economico thatcheriano diede una spinta importante allo sviluppo del mercato europeo, e l’Atto Unico Europeo del 1986 rappresentò per il leader britannico un importante successo, in quanto vennero poste le basi per la realizzazione di un grande mercato libero in Europa.

Il contributo della Thatcher si concretizzò sulla parte dell’AUE relativa alla seconda fase della liberalizzazione del mercato (beni e capitali), un obiettivo da raggiungere grazie all’introduzione di due dogmi del liberismo thatcheriano: regole strette in materia di interventismo statale e privatizzazione di settori fondamentali come l’energia e le telecomunicazioni. In questo modo furono poste le fondamenta per una reale competizione sui mercati europei.

Il completamento del Mercato Unico e il WTO. Gli anni successivi alla firma dell’AUE furono contrassegnati da importanti sforzi al fine di giungere al completamento del mercato interno. In questo senso, furono fondamentali le strategie di due personaggi di spicco: il francese Jacques Delors, presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995, il quale condivideva con la Thatcher la fede nel libero mercato; l’inglese Arthur Cockfield, Commissario europeo per il Mercato Interno dal 1985 al 1989, che attraverso la stesura di un importante documento, il ‘White Paper’ per il mercato unico, pubblicato nel 1985, gettò le basi del cosiddetto ‘programma 1992’, individuando la data del 31 dicembre 1992 come termine per il completamento del mercato interno e insistendo per l’adozione di un approccio globale all’integrazione economica.

Tale approccio venne adottato dai paesi UE in occasione del cosiddetto ‘Uruguay Round’, serie di trattative che hanno coinvolto 123 paesi del mondo tra il 1986 e il 1994 e che hanno condotto alla nascita del WTO il 1° gennaio 1995.

Obiettivo principale del WTO è l’abolizione delle barriere tariffarie al commercio internazionale; oggetto della normativa del WTO sono i beni commerciali, i servizi e le proprietà intellettuali.

Il WTO favorisce inoltre l’attuazione, l’amministrazione e il funzionamento degli accordi commerciali multilaterali.

Verso l’accordo EPA. Nel corso del tempo, l’evoluzione del mercato unico europeo non ha placato le preoccupazioni degli stati terzi, e l’argomento della ‘fortezza Europa’ è ritornato ciclicamente in auge. L’Ue, dal canto suo, negli ultimi anni ha cercato di compiere importanti sforzi per incentivare la liberalizzazione dell’economia internazionale, e tali propositi si sono intensificati a partire dal 2014, anno in cui la commissione Juncker ha nominato la svedese Cecilia Malmström quale commissario europeo per il commercio.

Il quotidiano ‘politico.eu’ ha recentemente definito la  Malmström come uno dei personaggi fondamentali della politica europea: un profilo globale in grado di contrapporre il liberismo europeo al protezionismo degli Usa.

L’accordo EPA con il Giappone rappresenta l’esempio più fulgido delle strategie economiche dell’EU e del peso che il commissario per il commercio è in grado di esercitare sulla scena internazionale.

Le radici del trattato risalgono al 2013, anno in cui i governi dell’UE hanno incaricato la Commissione di avviare negoziati con il Giappone. Il 6 luglio 2017 l’UE e il Giappone hanno raggiunto un accordo di principio sugli elementi fondamentali dell’EPA.

Nell’annuncio dell’intesa si può leggere che:” L’EPA creerà una macro-zona economica con 600 milioni di abitanti, nella quale si concentra il 30% del PIL mondiale e aprirà significative opportunità di investimenti e scambi commerciali, contribuendo al rafforzamento delle nostre economie e società”.

L’accordo è ora in una fase di definizione giuridica: l’obiettivo della Commissione è quello di arrivare alla firma ufficiale entro la pausa estiva, per poi passare alle ratifiche in modo che l’EPA possa entrare in vigore nella primavera del 2019.

Le imprese dell’UE esportano già in Giappone beni per oltre 58 miliardi di euro e servizi per 28 miliardi. Le imprese europee devono però scontrarsi con la presenza di significative barriere commerciali all’esportazione verso il Giappone. L’accordo EPA prevede la rimozione di questi ostacoli al commercio e il tentativo di plasmare norme commerciali globali in linea con gli alti standard di qualità e i valori comuni europei. Il cuore delle misure dell’accordo riguarda per i giapponesi una maggiore libertà ai produttori di automobili e per gli europei un azzeramento dei dazi sui prodotti alimentari.

Le prospettive per le imprese italiane. Considerando l’importanza che il settore agro-alimentare riveste per l’economia del nostro paese, sono in molti a credere che l’EPA possa garantire prospettive rosee alle piccole e medie imprese italiane. Il messaggio arriva dal convegno svoltosi il 22 e 23 gennaio alla Farnesina, promosso dalla Fondazione Italia-Giappone, che riunisce rappresentanze di alcuni settori economici per fare il punto sulle prospettive per business ed esportazioni. “Il nostro export sta crescendo e ha bisogno di una ulteriore spinta da questo tipo di accordi commerciali, che servono soprattutto alle Pmi“– ha sostenuto il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova – “Una ragione in più per stare in Europa da protagonisti sono i grandi accordi commerciali, di cui le nostre aziende beneficiano: la globalizzazione del commercio internazionale basata su regole chiare è ciò che serve alle nostre aziende”.