L’eco delle minacce di Xi a Taiwan

Le nuove ennesime minacce del presidente cinese Xi Jinping alla libertà e alla democrazia di Taiwan, proferite all’inizio del nuovo anno, stanno avendo un sicuro effetto: rafforzare la volontà degli Stati Uniti di saldare l’alleanza con il Governo di Taipei in chiave di contenimento delle mire cinesi nell’area del Pacifico.

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Ha fatto scalpore, a fine gennaio, l’utilizzo alla Casa Bianca di una mappa, presentata durante una conferenza stampa dedicata alla crisi in Venezuela, che mostrava chiaramente Taiwan come indipendente dalla Cina. Mentre gran parte del mondo si concentrava sulle turbolenze in corso nel paese sudamericano e sulla possibile risposta degli Stati Uniti, è stato notato che, mentre Cina e Russia erano segnate in rosso insieme ad altri sostenitori di Maduro, Taiwan non lo era.

Inoltre molte eloquenti dichiarazioni, non solo formali, sono state registrate nelle scorse settimane a difesa di Taiwan. Il Generale della Marina statunitense Philip Davidson ha affermato in una recente audizione al Comitato per i servizi armati del Senato Usa: “La pace e la stabilità dello Stretto di Taiwan sono un interesse di vasta portata degli Stati Uniti che continuano a preoccuparsi dell’espansione militare della Cina nell’area”. Davidson ha poi sottolineato la preoccupazione per le mosse dell’Esercito popolare di liberazione (le forze armate cinesi) che sta rafforzando le sue capacità potenziali di mettere in pericolo non solo Taiwan ma anche il Giappone, le Filippine e l’Indonesia. Altro fatto rimarchevole è stato quando il 15 febbraio il comitato esecutivo dell’associazione statunitense delle commissioni democratiche di stato ha approvato una risoluzione che ribadisce il sostengo all’Isola in vista del quarantesimo anniversario della promulgazione della legge sulle relazioni Usa-Taiwan.

Soprattutto, a livello politico, un gruppo di Senatori statunitensi ha inviato una lettera congiunta alla Speaker del Congresso, Nancy Pelosi, proponendo di invitare la Presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, a intervenire in una apposita sessione speciale. La lettera è stata firmata dai Senatori degli Cory Gardner, Marco Rubio, Tom Cotton, John Cornyn e Ted Cruz. In tal modo, hanno scritto i Senatori, oltre a riaffermare il ruolo americano nel Pacifico, si darebbe il massimo riconoscimento a un Paese vero amico e alleato del popolo americano. Anche in altri Paesi occidentali, quali la Francia e il Regno Unito, ci sono state reazioni preoccupate per le minacce della Cina comunista. A proposito di Europa, presso il Parlamento Europeo la questione è stata recentemente dibattuta con toni preoccupati.  Particolarmente forte la posizione espressa dal Partito Popolare Europeo attraverso l’Onorevole Laima Andrikiene: “Il chiaro desiderio e il diritto del popolo taiwanese di vivere in libertà e democrazia devono essere rispettati. La Cina deve affrontare la realtà dell’esistenza della Repubblica di Cina (Taiwan) e gestire le controversie tra le due sponde pacificamente, sulla base dell’uguaglianza e della non condizionalità”.

La Presidente di Taiwan Tsai Ing-wen e il Senatore degli Stati Uniti Marco Rubio in un incontro del 2016

Il portavoce del gruppo PPE per gli Affari Esteri, Cristian Dan Preda, ha aggiunto: “Ciò che il popolo taiwanese vuole soprattutto è proteggere la democrazia, lo stato di diritto e le libertà. Questi valori fondamentali sono disprezzati dal regime comunista che, al contrario, è specializzato in arresti di difensori dei diritti umani, persecuzioni religiose e attacchi alla libertà di espressione. Ovviamente, tutto ciò viene fatto usando l’argomento dell’ombrello sulla difesa della sicurezza nazionale e contro la cosiddetta “lotta contro il separatismo”. Di qui l’esortazione alla UE ad esprimere la sua forte opposizione all’uso della forza per risolvere le controversie tra le due sponde in quanto ciò minerebbe la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan e nella regione Asia-Pacifico. Il tutto evidenziando come nei fatti i pur difficili progressi registrati negli anni scorsi siano stati il frutto degli enormi sforzi diplomatici di Taiwan per difendere la democrazia e lo stile di vita dell’isola.