“È anacronistico pensare che ad avere l’ultima parola sia il Consiglio – e dunque gli Stati – e non il Parlamento, vale a dire i cittadini europei”. Parla Patriciello (FI).

Questa domenica i cittadini europei sono chiamati ad esprimere il proprio voto e noi di Geopolitica.info continuiamo a proporvi le interviste di alcuni candidati dei maggiori partiti. Oggi presentiamo il punto di vista dell’Onorevole Aldo Patriciello, eurodeputato di Forza Italia.

“È anacronistico pensare che ad avere l’ultima parola sia il Consiglio – e dunque gli Stati – e non il Parlamento, vale a dire i cittadini europei”. Parla Patriciello (FI). - GEOPOLITICA.info

L’onorevole Patriciello è al suo terzo mandato come europarlamentare forzista, ed è stato, nel corso della sua carriera a Bruxelles, membro di importanti commissioni per l’industria, la sanità e l’ambiente.

Si è parlato spesso negli ultimi anni di deficit democratico a livello di istituzioni europee. Considerando il potere di Consiglio e Commissione, qual è il ruolo che secondo lei il Parlamento europeo, unica istituzione democraticamente eletta, dovrebbe svolgere?

Quello di motore politico dell’Europa. Io credo che il tempo dell’equilibrismo e dei tatticismi sia finito. Un’Unione ostaggio dei veti degli Stati membri non fa bene a nessuno. Il potere co-legislativo con il Consiglio va rivisto in modo consistente: è anacronistico pensare che ad avere l’ultima parola sia il Consiglio – e dunque gli Stati – e non il Parlamento, vale a dire i cittadini europei. L’architettura istituzionale dei padri fondatori aveva una sua ratio: tocca a noi ora ridisegnare l’Europa di modo da renderla pronta ad affrontare le sfide dei nostri tempi.

In merito alla gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo, già con il Governo Renzi e poi con quello Gentiloni si è cercato di stabilire rapporti bilaterali con gli Stati di provenienza dei migranti. Per questo risulta tutt’oggi fondamentale una stabilizzazione della Libia ai fini di un maggior controllo sulle frontiere per i flussi provenienti dall’Africa centrale. Qual è la posizione di Forza Italia? Quali soluzioni verranno presentate a Bruxelles?

La posizione di Forza Italia è quella portata avanti dal Partito Popolare Europeo, di cui costituiamo una parte fondamentale. La cooperazione con l’altra sponda del Mediterraneo è non solo strategica ma anche imprescindibile. Purtroppo gli errori dei governi precedenti pesano in maniera decisiva sugli sviluppi politici di quell’area. Noi crediamo che la soluzione vada trovata a Bruxelles, così come chiesto con forza in questi anni. Non possiamo trattare il fenomeno migratorio come un mero problema di sicurezza. È un atteggiamento miope e poco rispettoso della realtà. Allo stesso tempo chiediamo che ogni Stato faccia la sua parte e applichi quella solidarietà che è uno dei pilastri su cui si fonda l’intera costruzione comunitaria.

Il cambiamento climatico è tra i temi più sensibili e sentiti di queste elezioni. In seguito all’uscita degli Stati Uniti dal Trattato di Parigi, i trattati internazionali sull’ambiente sembrano perdere forza e credibilità. Quali strade seguirà Forza Italia a Bruxelles?

Quando abbiamo sottoscritto l’accordo di Parigi nel corso della plenaria di Strasburgo sapevamo che la strada sarebbe stata lunga e piena di ostacoli. La presidenza Usa ha deciso di non proseguire ma per l’Europa la sostanza non cambia, fortunatamente. Non possiamo lasciare ai nostri figli un mondo sull’orlo del collasso. È l’unico pianeta in cui possiamo vivere, non ne abbiamo un altro. In commissione ambiente, in questi anni, abbiamo spinto molto affinché ogni Stato facesse la sua parte per raggiungere standard di efficienza e di risparmio energetico accettabili. Abbiamo investito e continueremo ad investire somme ingenti per incentivare lo sviluppo di fonti di energia diverse dal carbone e rinnovabili. Sono battaglie su cui sono convinto faremo enormi progressi nei prossimi anni.

L’Unione Europea mira ad avere un rapporto coordinato con la Cina rispetto ai rapporti commerciali e alle prospettive della Nuova Via della Seta con gli Stati europei. L’Italia ha scelto però di muoversi isolatamente rispetto agli altri paesi del G7, allineandosi con i paesi del centro-est Europa. Quali saranno le mosse future con Pechino?

Pensare di competere e trattare con la Cina in maniera isolata è semplicemente impensabile. Io credo invece che mai come nel rapporto con i cinesi occorra un’Europa che parli con una voce sola e che sappia far valere il nostro punto di vista. Competere nel mercato globale significa accettarne e rispettarne le regole. Noi vogliamo che ciò significhi dare le stesse opportunità alle imprese, ma anche garantire gli stessi diritti a tutti i lavoratori e soprattutto difendere le imprese dalla concorrenza sleale. Da questo punto di visa, ancora una volta, il ruolo dell’Ue risulta essere decisivo e fondamentale.