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Due Sessioni cinesi ed obiettivi diplomatici e di difesa per il 2024

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Nelle giornate delle “Due Sessioni” cinesi del 2024 sono state annunciate novità per la difesa e la diplomazia di Pechino. L’evento in questione è un momento importante per la politica cinese: esso riunisce i membri dell’Assemblea Nazionale del Popolo (l’unica camera legislativa cinese) e della Conferenza Politica Consultiva del Popolo (il più importante organo consultivo in Cina). Queste giornate, colme di simbolismo e di coreografia, rappresentano uno dei momenti in cui le decisioni prese dal Partito Comunista Cinese vengono apertamente dichiarate.

Tra gli argomenti più rilevanti per l’evento del 2024 troviamo come sempre la crescita economica del Paese e la questione riguardante la riunificazione con Taiwan. A ciò si accompagna il nuovo modello di diplomazia proposto dal Primo Ministro Li Qiang, che potrebbe essere accompagnato da importanti novità anche in materia di difesa. Tuttavia, i nuovi budget stanziati per questi due settori portano gli analisti a non percepire un reale cambio di rotta nella diplomazia e nella difesa della Repubblica Popolare Cinese.

Il nuovo modello di diplomazia e gli obiettivi per la difesa

Nella riunione delle Due Sessioni del 2024, il Premier cinese Li Qiang ha annunciato una nuova strategia per la diplomazia di Pechino, che punta ad “opporsi ad ogni atto di bullismo e ad ogni attività egemonica ad alto livello”. Le dichiarazioni di Li hanno ripreso gli obiettivi richiesti dal presidente Xi Jinping durante la Central Conference of Work relating to Foreign Affairs. In quella sede, il presidente della Repubblica Popolare Cinese aveva chiesto di sfruttare le opportunità strategiche derivanti da questo periodo di crisi internazionale per accrescere il potere ed il ruolo della Cina. In questo senso, i conflitti in Ucraina ed in Palestina rappresentano delle opportunità per Pechino per elevare il suo ruolo di mediatore a livello internazionale. Xi ha chiesto dunque al suo corpo diplomatico di agire molto più attivamente, ed ha richiamato anche ad uno spirito guerriero dei funzionari della diplomazia.

Il Primo Ministro Li Qiang ha dunque utilizzato il palco delle Due Sessioni per richiamare il corpo diplomatico cinese ad una politica estera più attiva ed indipendente, che miri ad un mondo realmente multipolare, in cui tutti possano beneficiare di una globalizzazione economica inclusiva. Le parole del Premier cinese sono state accompagnate dall’annuncio di un aumento del budget per la diplomazia pari al 6,6%, ovvero di oltre 60 miliardi di yuan (circa 8,4 miliardi di dollari). L’aumento di spesa per la diplomazia non pare tuttavia molto significativo, soprattutto comparato a quello dell’anno precedente. Si nota comunque un nuovo trend positivo nella spesa in questo settore della Cina rispetto ai livelli dell’immediato periodo post-pandemia.

Nel perseguire questi obiettivi, Pechino farà sicuramente affidamento anche al suo settore della difesa, per cui sono stati assegnati nuovi obiettivi ed un nuovo budget. La spesa per la difesa della Cina crescerà del 7,2% nel prossimo anno. Pechino avrà la seconda spesa militare più elevata del mondo, che ammonterà a 232 miliardi di dollari. Il Primo Ministro ha sostenuto l’importanza della preparazione e della prontezza alla guerra. I nuovi fondi saranno dunque spesi anche per aumentare le forze riserviste dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLA). Il nuovo budget sarà utile anche per migliorare gli equipaggiamenti attualmente posseduti e produrre nuovi mezzi (come droni, sottomarini, navi e missili). Gli investimenti dovrebbero portare il PLA a raggiungere pienamente i suoi obiettivi di modernizzazione del 2027 (anno del centenario della sua nascita), per poi diventare un esercito di primo piano nel 2049. 

Segnali di tensione: nuove crisi e linguaggio duro verso Taiwan

Le Due Sessioni ed i nuovi obiettivi dichiarati durante questo evento sono osservati con attenzione, per cercare di comprendere e di prevedere le future azioni di Pechino negli scenari più importanti del Pacifico. I richiami ad una diplomazia più assertiva e “guerriera” si possono legare ad una dichiarazione molto discussa dalla stampa internazionale del premier Li Qiang. Il Primo Ministro, quest’anno, ha parlato della riunificazione con Taiwan omettendo l’aggettivo “pacifica”. Tale gesto, unito ad un aumento del budget per la difesa con il chiaro intento di aumentare le forze riserviste può portare a pensare che la Cina sia pronta all’utilizzo di mezzi anche aggressivi per riportare l’isola sotto il controllo di Pechino. Il richiamo alla guerra d’altronde è stato anche utilizzato in abbinamento ai diplomatici dal premier, facendo pensare che anche la diplomazia potrebbe essere utilizzata in maniera molto più aggressiva. Li Mingjiang, studioso della Rajaratnam School of International Studies di Singapore, ha affermato che la questione di Taiwan rimane un importante fattore della spesa della difesa cinese.

Una maggior assertività cinese è ormai ampiamente visibile. Ultimamente viene anche molto palesata dalle strategie di trasparenza assertiva dei suoi vicini. Le Filippine hanno fatto spesso ricorso a questa strategia, ed una denuncia di atti aggressivi cinesi è avvenuto anche all’inizio delle Due Sessioni. Manila ha riportato che alcune navi della guardia costiera cinese hanno compiuto manovre pericolose ed utilizzato cannoni ad acqua contro dei vascelli di pattuglia filippini in acque disputate tra i due Paesi nel Mar Cinese Meridionale. Malgrado le dichiarazioni del premier durante l’evento possano far credere che eventi di questo tipo possano aumentare non solo di numero ma anche di intensità, gli esperti non sono dello stesso parere.

Reali aspettative alla luce delle Due Sessioni

Osservando meglio le dichiarazioni delle Due Sessioni, gli obiettivi imposti e le recenti azioni cinesi, gli studiosi non si aspettano sostanziali cambiamenti nel breve periodo. Chang Wu Ueh, professore della Tamkang University di Taiwan puntualizza che per Pechino i mezzi non pacifici restano ancora l’ultima spiaggia, e che mezzi pacifici e diplomatici restano lo strumento primario nelle relazioni internazionali. Per altro questo non è il primo caso in cui il termine “riunificazione” non viene accompagnato dall’aggettivo “pacifica”. Non di meno, gli obiettivi lasciano intendere la possibilità di un aumento delle azioni cinesi nelle sue zone di maggior interesse. Wang Hsin Hsien, esperto di politica cinese della National Chengchi University a Taiwan, fa notare che Pechino tende sempre più ad utilizzare tattiche che sfruttano zone grigie per imporre i suoi interessi con i suoi partners vicini. Gli aumenti di budget non si discostano da quelli fissati negli anni precedenti, anche se confermano i trend positivi che accompagnano la posizione sempre più solida e attiva della Cina nel panorama globale. Gli aumenti del budget della difesa indicano certamente una Cina volenterosa di dimostrarsi pronta in caso di guerra, ma non provano l’imminenza della guerra. La nuova diplomazia evocata dal premier Li certifica la volontà della Cina di dimostrarsi come attore di primo ordine nelle relazioni internazionali. L’intento di vari Paesi (soprattutto in Medio Oriente e Africa) di separarsi dai Paesi occidentali hanno creato opportunità importanti per la diplomazia cinese. Essa dovrà mostrarsi sempre più presente ed attiva per dimostrare di essere un leader credibile e neutrale di fronte a queste nazioni. La questione di Taiwan rimarrà ovviamente centrale per la Cina, ma seppur i toni tra Pechino e Taipei siano sempre più aspri, gli obiettivi per la diplomazia saranno rivolti ad altre aree geografiche, mentre quelli della difesa resteranno rivolti alla modernizzazione e al miglioramento del PLA.

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