Due nuove nomine nell’intelligence italiana

Le nomine nel comparto d’Intelligence fatte dal Governo Conte, determinano sicuramente una scelta di alto livello considerati i profili dei due nuovi direttori.
Incarichi che arrivano dopo una lunga gestazione, durante la quale erano rimbalzati altri nominativi, altrettanto autorevoli ed importanti.

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Così come di assoluto prestigio sono le due nuove nomine, il Generale Gennaro Vecchione che va alla guida del DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) cioè l’organo di coordinamento dell’Intelligence italiana ed il Generale Luciano Carta nominato al vertice dell’AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) cioè l’organo operativo dell’Intelligence che si occupa di appunto di sicurezza esterna, mentre l’altra agenzia operativa l’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) rimane guidata dal Generale dei Carabinieri e Prefetto Mario Parente, nominato nell’aprile 2016 dal precedente Governo di centro-sinistra e confermato poi dall’attuale Governo giallo-verde.

Dicevamo due direttori di assoluto prestigio i due nuovi vertici dei Servizi Segreti italiani, il Generale Vecchione ha ben 3 lauree, e proviene dalla guida della Scuola di perfezionamento per le Forze di Polizia, mentre il Generale Carta aveva già ricoperto il ruolo di Comandante Generale della Guardia di Finanza prima di passare 2 anni fa a ricoprire il ruolo di numero 2 dell’AISE. La scelta di affidare 2 dei 3 vertici a degli alti ufficiali provenienti dalla GDF, potrebbe rappresentare un valore aggiunto per incentivare ed implementare ulteriormente alcuni settori specifici, primo fra tutti l’Intelligence Economica, ambito al quale vanno aggiunti come importanza di implementazione la Cyber Intelligence e la diffusione della Cultura della Sicurezza.

Settori fondamentali per affrontare al meglio le sfide e le opportunità del mondo globalizzato di oggi, un mondo profondamente cambiato rispetto al passato ed in continua evoluzione, nel quale il ruolo dell’Intelligence è diventato sempre più importante ed imprescindibile.
Un mondo che dalla caduta del Muro di Berlino in poi è cambiato radicalmente, infatti nuovi attori si sono affacciati sulla scena internazionale e differenti competizioni si sono imposte nelle agende politiche dei Governi, tutto ciò ha comportato insolite sfide, ma anche nuove opportunità per gli agenti in campo, novità che spesso vengono attribuite ai cambiamenti della globalizzazione, incentivata e spinta dall’allentamento dei confini nazionali e dallo sviluppo delle moderne tecnologie informatiche e della comunicazione, prima fra tutte internet.
Anche causa di tutto ciò, pure la sicurezza a livello mondiale ha incontrato dei cambiamenti con nuove minacce che si sono presentate, sempre più multidimensionali e globali, non più dunque la sola dimensione militare è oggetto dell’attenzione dei servizi segreti, ma anche altre sfide differenti ed eterogenee nella forma e nella sostanza, interdipendenti e liquide e proprio per questo difficilmente contenibili da una barriera fisica, tra esse ad esempio: i cambiamenti climatici, le pandemie, le migrazioni di massa, l’instabilità economica e finanziaria, la criminalità organizzata transnazionale, il terrorismo internazionale, i crimini informatici.
In questo contesto radicalmente cambiato e sempre più interdipendente e connesso, l’interesse delle Agenzie d’Intelligence di mezzo mondo, si è rivolto anche alle nuove minacce che possono provenire da ambiti diversi rispetto al passato, dove i contendenti in campo erano solo 2 gli USA da una parte l’URSS dall’altra, ma appunto da altri contesti nuovi e diversi, ad esempio dal punto di vista economico-finanziario e cyber.

A questo si aggiunge anche la notevole evoluzione della minaccia terroristica, caratterizzata da un lato da una più forte asimmetria come ad esempio nel caso dell’attacco alle Torri Gemelle di New York nel 2001 ad opera di Al Qaeda, ma anche da una “simmetria” mai conosciuta prima che si è palesata nel tentativo del terrorismo internazionale di stampo jihadista di farsi Stato, come nel caso dell’IS, che per fortuna dal punto di vista del controllo del territorio (parte di Iraq e Siria) sembra ormai sconfitto definitivamente, nonostante la sua potenziale minacciosità sul piano del terrorismo internazionale.

Tutto ciò insieme alla diffusione delle moderne tecnologie informatiche e della comunicazione, ha comportato anche la necessità di modificare e di ampliare il sistema di raccolta di notizie, dati ed informazioni sia per gli Stati, ma anche per tutti quei soggetti che a vario titolo operano nel sistema internazionale, in particolare le imprese multinazionali. Da qui anche la necessità non più procrastinabile di una concreta e crescente sinergia tra mondo privato e pubblico, poiché lo scambio di informazioni tra i due risulta ormai necessario per far fronte alle nuove minacce e per prevenire gli scenari del futuro.
Dal quadro delineato emergono dunque delle priorità per l’Intelligence, così come affermato sopra e cioè: Intelligence Economica, Cyber Intelligence e Cultura della Sicurezza, ma andiamo per ordine.

Il primo punto del quale si sottolinea l’importanza è l’Intelligence Economica. L’attenzione dell’Intelligence alle sfide ed alle opportunità del mondo economico sono molto attuali, anche se a dire il vero la sua applicazione nella prassi è antica. Quello dell’Intelligence Economica è uno studio che trova applicazione e linee d’intervento differenti a seconda dei paesi e dei contesti geografici e socio-culturali nei quali si inserisce e dove probabilmente diverse componenti possono determinare qualche influenza in merito. Quando si parla di Intelligence Economica si intende di fatto quel processo dell’attività del ciclo d’Intelligence, dedito a recepire ed elaborare notizie, informazioni e dati economici.
L’Intelligence Economica ha un campo di applicazione ampio, che si evolve di continuo e si dirama in due direzioni: difensiva ed offensiva. Dal punto di vista difensivo si occupa della tutela di un Sistema Paese in quanto tale, inteso cioè sia come intero comparto aziendale che come singole aziende, della tutela dei marchi, della protezione della proprietà intellettuale, della difesa dei dati delle attività pubbliche e private, della tutela dell’economia dalle minacce sia esterne che interne, per meglio consentire lo sviluppo e la competitività del Sistema Paese. Possono costituire minacce esterne, investimenti in aziende strategiche per l’economia nazionale in settori fondamentali, quali ad esempio gli idrocarburi o le tecnologie avanzate, da parte di investitori esteri con obiettivi potenzialmente poco trasparenti. Per quanto riguarda l’ambito offensivo ad esempio, l’attenzione può essere rivolta a quelle imprese (PMI, ma non solo) che non hanno la struttura per recepire, conoscere o riconoscere attività che possano ledere il loro know-how e la loro capacità di inserimento e penetrazione sui mercati esteri.
L’aggiunta dell’elemento economico agli studi d’Intelligence, costituisce un elemento di notevole importanza rispetto al passato, poiché negli ultimi anni gli ambiti di interesse sono traslati verso nuovi settori, infatti, oggi i temi di analisi e ricerca delle Intelligence più avanzate al mondo vertono principalmente sull’economia, sulla cyber security e sull’info-war. La prima fondamentale per la competitività economica e commerciale degli Stati, la seconda per la tutela dei propri dati nei vari settori strategici, l’ultima per tutelarsi dalla disinformazione, cioè da notizie false lanciate ad arte da siti online e think tank per distrarre, condizionare e manipolare la pubblica opinione o i consumatori.
Da ciò si può evincere il perché l’Intelligence Economica sia una disciplina importante, necessaria e dalle tante prospettive.
Un settore altrettanto cruciale è la Cyber Intelligence, che è diventato e sta diventando sempre più importante. Qualche studioso è arrivato addirittura ad affermare che il Cyberspazio sia il 6° continente, cioè un ambito vasto dalle frontiere difficilmente individuabili (sempre che ve ne siano), contesto nel quale però nonostante l’elemento tecnologico ne faccia da padrone come ormai avviene in quasi tutti i settori della vita umana, e quindi l’automazione (che è stata ed è uno dei driver della globalizzazione) stia diventando la regola, l’elemento umano resta l’elemento imprescindibile, l’uomo infatti è il solo capace di individuare e sgrossare nel mare magnum delle informazioni raccolte (oggi si parla sempre più di Big Data) quelle più importanti e dunque necessarie da sottoporre al decisore, per l’eventuale trasformazione in attività d’Intelligence.

Da tutto ciò emergono numerose sfide, complesse e differenti da tanti punti di vista: politico, economico e di sicurezza, ma anche notevoli opportunità.
A ciò si aggiunge pure l’importanza dell’attività di diffusione della Cultura della Sicurezza, incentivata anche da una legge molto importante di riforma del comparto la L.124/2007, e da una auspicata maggiore sinergia tra Istituzioni (sia pubbliche che private). Una divulgazione fondamentale in particolare nelle scuole, nelle università e nella P.A. in generale, per tutelare e difendere il nostro Sistema Paese e proprio per questo necessaria da diffondere anche nelle imprese, dove va rimarcata ad esempio la necessità di tutelare il know-how. Attività di diffusione e tutela che in altri contesti statali ha una storia molto più forte e consolidata nel tempo (Giappone, Francia, ad esempio), in modo da superare anche quelle diffidenze e quei timori che si registravano in passato rispetto al comparto d’Intelligence, dubbi che oggi sembrano superati, se è vero come è vero che le statistiche (Eurispes) certificano una fiducia di circa il 62% degli italiani nei confronti dei nostri servizi segreti, quindi un cambio di passo importante ed una tendenza positiva rispetto alla quale ancora di più si può e si deve fare per raggiungere quei livelli di diffusione e di sinergia necessari per competere al meglio con i nostri concorrenti, i quali dalla fine della Guerra Fredda in poi, non sono solamente quei paesi distanti da noi geograficamente, politicamente, culturalmente e psicologicamente, ma anche i nostri più stretti alleati, poiché (come affermato da molti esperti in materia) nella competizione economica e tecnologica internazionale non ci sono alleati ma solo competitor. Alla luce di tutto ciò, avanti tutta su questi temi e auguri di buon lavoro per il bene dell’Italia.

Pietro Stilo Direttore Scientifico
The Alpha Institute Geopolitics and Intelligence

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