Dove va la Grecia?

Dove va la Grecia? E’ il titolo di un libro scritto da Mario Cervi nel lontano 1967 in occasione della presa del potere dei Colonnelli nel piccolo paese mediterraneo, ovviamente le condizioni sono differenti rispetto ad allora, oggi la questione di dove stia andando la Grecia è economico-finanziaria, allora era politico-militare. Sulla copertina del libro campeggia una scritta: Oxi (No). Una parola che abbiamo imparato a conoscere nei mesi passati in occasione della campagna referendaria voluta dal premier Alexis Tsipras sulla questione del piano di rientro dei debiti nel luglio di quest’anno e di cui abbiamo sentito l’eco in occasione delle elezioni del 20 settembre scorso, che hanno riconfermato Tsipras e calmierato i mercati.

Dove va la Grecia? - Geopolitica.info Il porto del Pireo, 2015

Con questa domanda iniziale possiamo cominciare la nostra analisi sulla Grecia in questa delicata fase, fatta di grandi difficoltà, non solo economico-finanziarie ma anche e forse soprattutto politiche e sociali, innescate dopo la crisi del 2007-08.

Cominciamo col dire che dal punto di vista geopolitico la crisi greca è diventato interessante, in considerazione della sua posizione strategica nel cuore del mediterraneo, una “cerniera” naturale tra est ed ovest, con un occhio verso Africa e Medio-Oriente.

Il paese è un crocevia fondamentale tra il Mediterraneo e il Mar Nero, e rappresenta tra l’altro un punto cruciale per le basi aeronavali NATO, a questo si aggiunge il fatto che il mare rappresenta tutt’ora la più importante via commerciale mondiale, e gli investimenti per allargare Suez e Panama sono una interessante esempio in tal senso. In questo contesto, a nostro avviso, diversi attori rappresentano un utile elemento di valutazione.

Cominciamo dalla Cina: il gigante asiatico nonostante qualche problema avuto in estate dove ha subito le altalene dei mercati, rimane oggi più che mai un protagonista sulla scena geopolitica e geoeconomica mondiale. Ha avanzato proposte forti sul porto del Pireo, il quale negli ultimi anni ha visto crescere molto la sua  importanza in termini di volumi movimentati (3,1 milioni di TEU)  nel periodo 1995-2013 del 400%, quindi una realtà dinamica, dove qualcuno parla addirittura della necessità di istituire una zona economica speciale e dove il terminalista Evergreen (colosso taiwanese) ha spostato i suoi interessi lasciando il porto italiano di Taranto.

Perchè il mare e perchè il porto? Semplice, oggi il Mediterraneo è tornato ad essere uno dei contesti commerciali più dinamici al mondo e quindi tutti cercano di inserirsi occupando delle caselle strategiche ed avere vantaggi. Il Pireo tra l’altro rappresenta nel quadro geopolitico mediterraneo il porto più vicino a Suez e si inserisce nella strategia di diversificazione e logistica del trasporto intermodale di merci cinesi verso l’Europa (sia via mare che su rotaia), quindi il porto è non solo una fonte di risparmio, ma anche di sviluppo.

Contesto movimentato quello mediterraneo dunque, all’interno del quale nuove rotte si affermano, vecchie vie si riscoprono, giovani attori si affacciano.

Le nuove rotte sono costituite dagli spostamenti Nord-Sud (dal Mediterraneo verso l’area del Golfo ed il Medio ed Estremo Oriente) i cui volumi sono aumentati nel periodo 2001-2014 del 160%, mentre il percorso inverso è aumentato del 92%. I dati sul traffico merci in esso danno una fotografia molto eloquente della crescita di importanza degli altri porti del Mediterraneo: Algesiras del 300% arrivando a 4,3 milioni e Port Said del 1500% arrivando a 4 milioni di TEU movimentati. Un discorso a parte andrebbe fatto per Gioia Tauro che nonostante le sue potenzialità ancora non decolla a pieno regime e che ha registrato un calo dei traffici.

La Cina quindi da grande stratega ha intuito i vantaggi potenziali per la sua economia, ribadendo  la volontà di voler investire nello sviluppo del Pireo, attraverso vari interventi,  anche di tipo infrastrutturale,  obiettivi diretti a far crescere il volume d’affari tra i due paesi, che oggi è di appena lo 0,6% del totale degli scambi tra Cina e UE. Di questo affare si occuperà Cosco (China Ocean Shipping Company) il colosso cinese della logistica marittima. Interesse che non si ferma ai porti ma si estende ad altre strutture di trasporto strategiche, tra cui aeroporti e ferrovie regionali. La Cina vede la Grecia come una porta d’accesso privilegiata per i mercati europei, tanto è vero che negli ultimi anni è diventato un investitore molto importante per il paese.

In questo contesto si inserisce anche la Danimarca, solitamente poco visibile sullo scenario internazionale, lo fa attraverso la Maersk, società multinazionale il cui business si basa su tre asset fondamentali: porti, energia e trasporti. Maersk forte degli utili prodotti nel 2014 (5,2 miliardi di dollari), ha avanzato una proposta d’acquisto per quel 67% del Pireo ancora bloccato dalla manovra di privatizzazione del governo, per la quale anche l’interesse di COSCO è molto forte, se è vero che Tsipras ha deciso di prendere tempo per  valutare le proposte di privatizzazione per il bene del popolo greco .

Il potenziale delle infrastrutture strategiche greche (porti, aeroporti, reti energetiche e delle comunicazioni) diventa ancora più interessante in una fase in cui, nella sponda sud del mediterraneo permangono forti disordini. In questo contesto turbolento ed in rapido mutamento, il paese ellenico è diventato paradossalmente proprio con la crisi economica uno dei centri della geopolitica mondiale attirando a se come una calamita gli interessi di quei paesi che oggi dettano le regole globali insieme agli USA, i BRICS  in primo luogo (in particolare Russia e Cina) i quali ormai sono sempre più i competitor principali degli USA e dell’UE sui mercati mondiali.

Ampliando la prospettiva d’analisi, troviamo gli Stati Uniti da una parte con il loro TTIP e con l’obiettivo dichiarato di far restare la Grecia nell’orbita NATO, la Russia sempre pronta ad aiutare la Grecia alla quale la legano anche i suoi forti interessi economici ed energetici nell’area, a questo si aggiunge la Turchia del premier Erdogan appena rieletto che avanza grandi ambizioni in quel contesto e che con la  Grecia ha tra l’altro qualche disputa mai risolta. La Grecia sembra aver ormai superato quella caratteristica insularità geopolitica che la contraddistingue da sempre, aprendosi ai giochi geopolitici come dimostrano i contatti con Mosca per far leva su Bruxelles e i crescenti interessi nei Balcani.

Il quadro dunque è ingarbugliato e farraginoso e ci consegna un fatto ben preciso, e cioè che la lezione greca  può essere letta come un gioco a scacchi tra contendenti di una partita molto più grande della Grecia e dell’Europa stessa, cioè una partita per leadership mondiale che da Yalta in poi non è mai terminata, e che dopo la caduta del Muro di Berlino apre un confronto nuovo tra poli non convergenti, soprattutto di tipo economico-commerciale, che vede da un lato gli USA e l’Unione Europea e dall’altro gli emergenti BRICS, in particolare Russia e Cina in cui la prima rappresenta la trazione politico-militare e la seconda quella economico-demografica, e ciò deve farci riflettere e a lungo. La Grecia dopo una turbolenta estate sembra non destare più le preoccupazioni dei burocrati di Bruxelles e dei mercati internazionali, ma è davvero tutto finito? Di Grecia si parla ormai poco, dunque la normalità è ormai a un passo?