Donne, pace e sicurezza tra essere e dover essere. La parola alle donne in Medio Oriente e Nord Africa

Il volume analizza il ruolo delle donne nelle alterne vicende dei conflitti e dei processi di pace nei paesi dell’area MENA, attingendo, tramite interviste riportate nei passaggi più essenziali a creare una connessione con altri luoghi e altre sensibilità, all’essenza contraddittoriale del reale.

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Il coro di voci femminili è fondamentale per evitare il generale appiattimento di scenari così diversi nei vari paesi del Medio Oriente e Nord Africa, spesso iper-semplificati fino a presentare una narrativa unica e omogenea. Il valore di questo studio sta nel suggerire che l’uguaglianza di genere è una questione significativa in tutti i contesti e a maggior ragione nell’analisi dei movimenti sociali della Primavera Araba.

Si pongono questioni essenziali rispetto all’effettività di norme come la Risoluzione ONU 1325, in relazione alla violazione dei diritti umani di quelle donne (attiviste, educatrici, manifestanti, giornaliste, blogger, politiche, martiri e oppositrici) che dovrebbero poter rivendicare diritti garantiti, almeno sulla carta, da ordinamenti nazionali e internazionali. Ciò che risulta chiaro da questa lettura è che non può esserci uguaglianza senza partecipazione, includendo le donne.

La domanda che più spesso si fa sentire e che propone la stampa riguarda la valutazione del grado di successo delle Primavere Arabe: la questione è tuttora irrisolta, ma questo non significa che sia stata una sconfitta per le donne. Agli inizi delle rivolte, immagini di donne che prendevano parte alle proteste invadevano con una forza prorompente i media: molta parte di questa narrativa “progressista” non teneva conto del fatto che le donne da sempre hanno partecipato attivamente, non sono mai state soggetti che vivevano avulsi dalle questioni politiche e sociali. La violenza contro le donne è stata perpetrata proprio perché era noto a tutti il potere distruttivo di questi atti e l’attacco a quei corpi, che l’Islam pretende siano puri, ha avuto i risultati sperati: ferire le donne nel corpo e nell’anima.

Il cambiamento che possiamo concepire da un punto di vista occidentale non può essere un metro di valutazione delle situazioni nei paesi MENA, ma questo non significa che dobbiamo lasciare le donne a se stesse: oggi più che mai è necessario continuare a sostenere incontri di dialogo per sostenere attività utili a creare le condizioni per cui la Risoluzione 1325 sia applicata nella sua completezza. Democrazia ed empowerment non possono essere desideri stravaganti e irrealizzabili: sono l’unica via per contrastare gli estremismi, costruire un mondo più pacifico e permettere il rifiorire di un mondo arabo capace di vive una nuova Nahda (Rinascimento).