Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti

Donald Trump sarà il Presidente degli Stati Uniti d’America. Al contrario di quanto previsto da tutti i media, la Clinton è stata sconfitta con un distacco nettissimo. Ed è chiara una cosa: bisogna ripensare ogni categoria politica con la quale siamo stati accompagnati negli ultimi mesi e anni. La Brexit ci ha già insegnato che le nubi nere prefigurate dallo scenario di uscita della Gran Bretagna dall’euro non sono poi così nere. E forse – e in questo andiamo volutamente controcorrente – il diavolo Trump non sarà così nefasto per gli Stati Uniti.

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Nella scelta democratica dell’elettorato, che ormai non più essere incanalata con fare sprezzante nell’ottica della becera pancia, o almeno non possiamo più limitarci a questa, gli elementi a favore del vincitore e a sfavore della sconfitta sono stati moltissimi, a partire dall’attenzione del primo alle tematiche sulla gestione interna del Paese secondo il motto America First, per finire con gli argomenti di politica estera. In quest’ultimo aspetto, non può non aver inficiato negli scarsi risultati della Clinton il suo passato come Segretario di Stato, i disastri in Libia e in Medio Oriente causati dalla sua gestione, i suoi legami coi poteri forti dell’establishment del Presidente uscente, i chiaroscuri del mailgate, sotterrato negli ultimi giorni di campagna elettorale.

Gli americani hanno preferito eleggere un Presidente che ci è stato dipinto come impresentabile – e per molti versi certamente lo è – ma che adotterà paradossalmente una politica estera probabilmente più cauta della Clinton. Trump forse erigerà il muro anti immigrazione al confine col Messico, e questo è stato un argomento che lo ha favorito enormemente negli Stati coinvolti, ma eviterà i risultati nefasti che ha prodotto la Clinton in termini di Primavera Araba, di caos libico, di espansione del Califfato e di generale incertezza internazionale, come è stato per gli ultimi otto anni con Obama. Trump, invece, oltre ad aver concentrato le sue energie propagandistiche sulle questioni domestica, offrendo la prospettiva di un’America che tornerà a essere grande, ha fornito un diverso sguardo sui rapporti con la Russia di Putin, il quale in Medio Oriente sta svolgendo il ruolo da protagonista.

In questo i media internazionali, che tanto hanno vituperato il prossimo presidente USA, hanno toppato nuovamente, screditando Trump con un argomento presentato in modo infantile: mostrarlo come il burattino di Putin, la pedina in mano al presidente russo è stato un errore doppio. Primo perché si tratta di una visione distorta, che l’elettorato ha evidentemente percepito come tale, falsificata. Secondo perché l’ammirazione di Trump verso Putin non ha fatto che rafforzare la posizione del candidato repubblicano. Gli americani hanno evidentemente preferito la garanzia di rapporti fluidi con una controparte come quella russa, nell’attuale scenario internazionale, piuttosto che frizioni ulteriori, foriere di instabilità politica internazionale dall’eventuale elezione della Clinton. Che in questo è stata già testata.

E ancora una volta i sondaggi hanno mostrato le falle sistemiche che derivano anche da un teatro mediatico impallato e incapace di leggere i fenomeni politici esistenti e in divenire.