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TematicheAfrica SubsaharianaIl divario di genere nell’istruzione in Africa

Il divario di genere nell’istruzione in Africa

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Negli ultimi anni l’istruzione nell’area subsahariana dell’Africa ha compiuto enormi progressi, tuttavia questo balzo in avanti non ha incluso tutti: l’accesso all’educazione scolastica rimane ancora sfavorito per ragazze e giovani donne rispetto alla controparte maschile della popolazione che rappresenta la maggior parte degli studenti in grado di raggiungere i più alti livelli di istruzione. Questo disallineamento di opportunità operato in base al genere causa problemi soprattutto nelle nazioni che ambiscono a raggiungere un più alto livello di sviluppo economico. Infatti, secondo una ricerca della Banca Mondiale del 2015 il mancato investimento nell’istruzione femminile mina il miglioramento della condizione delle donne e rappresenta un’occasione mancata per l’emancipazione di genere. Quando una parte della popolazione è marginalizzata, perseguire lo sviluppo diventa complesso, così come un accesso scolastico iniquo preclude alle donne l’ingresso alle cariche istituzionali con una conseguente riduzione della produzione di politiche che mirino a ridurre questa divisione di carattere sociale.

Perché le donne sono più svantaggiate

La figura femminile viene tradizionalmente collegata al lavoro nel settore agricolo e sebbene si stia gradualmente abbandonando questo concetto in favore di una scolarizzazione primaria, il fenomeno resta diffuso nelle aree più rurali della regione, dove l’agricoltura rappresenta ancora il principale mezzo di sostentamento per le comunità.
Un ulteriore fattore che va ad inficiare sulla durata del percorso di studi delle ragazze è rappresentata dal ruolo che la donna detiene all’interno del nucleo familiare: a questa infatti è attribuita la gestione e la cura della famiglia. L’Africa è il continente con il più alto tasso di fecondità e questo fenomeno è riscontrabile nell’area subsahariana dove Uganda, Mali e Niger sono solo alcuni degli stati con il maggior numero di nascite per nucleo. Questa caratteristica contribuisce a rendere più difficoltoso l’ingresso della popolazione femminile nel mondo dell’istruzione che, qualora avvenisse, è spesso interrotto prima del completamento dei suoi cicli.
Nonostante negli ultimi anni si sia riscontrata una riduzione del divario di genere nelle scuole di primo grado – nel 2020 si è stimato che il 66% delle ragazze abbia finito il percorso di studi a fronte del 61% della componente maschile – la differenza diventa più rilevante quando si prendono in considerazione i tassi di completamento dell’istruzione secondaria e delle università rispettivamente al 44% e al 26%. Questa diminuzione si registra anche nella popolazione maschile seppur in maniera minore.
In ultima istanza, la condizione socioeconomica costituisce un ostacolo aggiuntivo all’accesso all’educazione: le strutture scolastiche sono spesso inadeguate e lontane dai villaggi, mentre la povertà diffusa e le pratiche culturali e religiose costituiscono delle barriere sociali che impediscono il completamento della formazione.

L’Impatto del Covid-19 nell’apprendimento scolastico femminile

I paesi in via di sviluppo sono quelli che maggiormente hanno risentito della crisi generata dal Coronavirus e mentre in Occidente si è cercato di limitare i disagi all’apparato scolastico, in Africa il problema sanitario ha penalizzato fortemente quello dell’istruzione con conseguenze rilevanti soprattutto per le donne. Infatti, la chiusura delle scuole ha amplificato le disuguaglianze già presenti nel sistema e l’impiego della didattica a distanza ha penalizzato chi non aveva mezzi a disposizione per partecipare da remoto, incrementando il numero di studenti che sono stati obbligati ad abbandonare gli studi. Fra questi, secondo l’organizzazione non governativa Human Rights Watch molte erano ragazze.
La scuola è spesso vista come un mezzo di emancipazione che consente alle giovani studentesse di aspirare ad un futuro diverso da quello che tradizionalmente le vede impegnate nel mantenimento del nucleo familiare. L’allontanamento forzato e prolungato dal settore scolastico ha scoraggiato in paesi come Il Kenya, Malawi e Sudan del Sud il reinserimento nel percorso di istruzione. Molte ragazze non sono più tornate a scuola anche dopo che la situazione di emergenza sanitaria si è normalizzata poiché l’interruzione del ciclo di apprendimento ha fatto sì che queste venissero rilegate ai ruoli consuetudinari della sfera femminile. A riprova di ciò, in questi paesi, si è rilevato un forte collegamento tra l’abbandono scolastico durante la pandemia e l’incremento di matrimoni combinati e gravidanze che hanno precluso inevitabilmente il ritorno al percorso di studi per una parte delle giovani donne.

Valorizzare l’istruzione femminile

Spesso il problema dell’istruzione femminile è di natura culturale: l’educazione delle ragazze non viene ritenuta indispensabile dalle famiglie da una prospettiva economica o sociale e ciò può risultare invalidante nell’avanzamento del percorso scolastico. Per contrastare questo problema diffuso alcuni governi si sono impegnati nella realizzazione di campagne di sensibilizzazione sull’argomento. In Nigeria nel 2020 è stata avviata l’iniziativa “The Adolescent Girls Initiative for Learning and Empowerment” nata da una partnership tra il Governo e la Banca Mondiale. Diversi milioni di dollari sono stati investiti nel miglioramento delle strutture scolastiche e nel rafforzamento delle infrastrutture cittadine che le collegano; si è stimato che più di 340 mila ragazze beneficeranno di un ambiente sicuro dove poter imparare e sviluppare le proprie capacità. Il progetto favorirà il continuo della carriera scolastica e aiuterà il loro inserimento nel mondo lavorativo. Ulteriore scopo è quello di abbattere la divisione di genere e gli stereotipi diffondendo informazioni e conoscenza alle nuove generazioni.
In Angola il Governo ha stanziato fondi per una soluzione simile denominata “Girls Empowerment and Learning for All Project”. Attivo dal 2021, il progetto si è mosso su due direttive, da una parte ha cercato di arginare l’abbandono scolastico a causa del Covid-19, dall’altro ha cercato di stimolare la partecipazione prendendosi carico dell’istruzione delle ragazze provenienti dagli ambienti più poveri e creando programmi di apprendimento volti a sensibilizzare su tematiche afferenti gli stereotipi di genere.

In Tanzania l’iniziativa governativa “Secondary Education Quality Improvement Project” avviata nel medesimo anno ha tentato di arginare il problema dell’allontanamento dall’ambiente scolastico a seguito del completamento del primo ciclo sostenendo le spese delle giovani madri che vogliono continuare gli studi. 

Le donne del futuro

Negli ultimi venti anni sono stati fatti progressi nel campo dell’istruzione femminile, l’affluenza scolastica è aumentata, così come il numero di ragazze che decide di proseguire gli studi. Malgrado i buoni risultati, il divario di genere resta e non è relegato al solo settore dell’apprendimento, ma si verifica anche nell’ambiente lavorativo e in quello istituzionale dove la percentuale di donne che occupa cariche di rilievo è di molto inferiore rispetto alla controparte maschile. Questa proporzione riflette in parte il retaggio del ruolo che tradizionalmente la donna ha ricoperto nella società e nella famiglia. Seppure questa non sia l’unica causa alla base del problema della scolarizzazione femminile, contribuisce a rallentare la crescita economica e lo sviluppo. Non investire adeguate risorse per rimuovere questi ostacoli impedisce alla società di esprimere il proprio potenziale. I provvedimenti presi finora hanno avuto un impatto per lo più positivo e consentito a migliaia di donne di realizzarsi ed emanciparsi. Una maggiore attenzione da parte dei governi africani verso questa problematica potrebbe concretamente arginare il fenomeno e i risultati conseguiti non fanno altro che confermare che un miglioramento è possibile. 

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