Lo scorso 1° marzo, il presidente degli Stati Uniti d’America ha parlato al Congresso, alla nazione e al mondo nel suo discorso sullo Stato dell’Unione. Nell’appuntamento annuale, mentre la Russia continua l’invasione in Ucraina, Biden ha affrontato temi di politica estera e interna, invitando all’unità nei fora internazionali e in America.
Il discorso sullo Stato dell’Unione nel tempo
Il discorso sullo Stato dell’Unione trova il suo fondamento nell’articolo 2, sezione 3, clausola 1 della Costituzione statunitense che prevede che il presidente dia, periodicamente, informazioni sullo stato dell’Unione al Congresso e, allo stesso tempo, sottoponga ai parlamentari le proposte relative alle misure che ritiene necessarie. Tale uso trae origine dal “Discorso dal trono” britannico che inaugura ogni sessione del Parlamento.
Il discorso si è evoluto nel tempo da un messaggio annuale al Congresso, in forma prima orale e poi scritta, fino a consolidare la figura del presidente che, di fronte al Congresso, affronta i temi e le questioni principali per la Nazione. Il primo discorso annuale, seppur alquanto breve, fu pronunciato da Washington l’8 gennaio 1790. In occasione del suo secondo discorso annuale, lo stesso stabilì che ogni presidente dovesse informare annualmente il Congresso. Le due Camere avevano successivamente facoltà di rispondere per iscritto al messaggio presidenziale. La cerimonia inizialmente era tenuta a dicembre, ma nel 1933 fu ratificato il XX emendamento che mutò l’apertura delle attività del Congresso posticipando, dal 1934, l’evento tra gennaio e febbraio. Rispetto alla tradizione, pertanto, il discorso di Biden è arrivato decisamente tardi. Tuttavia, Biden non è stato l’unico presidente a essersi contraddistinto per lo sviluppo del suo discorso. Infatti, il 3 gennaio 2019, la Speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi aveva invitato l’allora presidente Trump a pronunciare il suo discorso sullo Stato dell’Unione al Congresso. Due settimane più tardi, la Speaker tuttavia chiese al presidente di posticipare il discorso a causa delle preoccupazioni di sicurezza dovute alla chiusura parziale delle attività governative. Negli scambi che sono seguiti, si raggiunse un accordo tra il Congresso e il presidente che parlò di fronte al Congresso il 5 febbraio 2019.
Ad oltre due anni di distanza dall’ultimo Stato dell’Unione pronunciato dal presidente Trump, Biden è stato chiamato dalla Speaker della Camera dei Rappresentanti a parlare per la prima volta della nazione alla nazione. Tale discorso non nasce come un discorso programmatico, si tratta piuttosto di un quadro dello stato dell’arte dentro e fuori gli Stati Uniti. E tuttavia, l’invasione russa dell’Ucraina ha amplificato la rilevanza del discorso, rendendolo il momento di dialogo verso il mondo occidentale. Storicamente, altri momenti in cui gli Stati Uniti hanno usato il discorso sullo Stato dell’Unione per parlare al mondo sono rappresentati dal discorso sul “le Quattro Libertà” pronunciato da Roosevelt il 6 gennaio 1941 e il discorso di Bush in cui definì gli stati parte dell’”Asse del Male”, il 29 gennaio 2002.
Chi partecipa e chi non partecipa
Il discorso sullo Stato dell’Unione del presidente degli Stati Uniti a Capitol Hill è una delle rare occasioni in cui tutti i rami del governo federale si trovano nella stessa aula della Camera dei Rappresentanti, eccezion fatta per il sopravvissuto designato. Nel 2019, l’allora Segretario dell’Energia Rick Perry non partecipò al discorso pronunciato da Trump per garantire una sorta di business continuity nel caso accadesse qualcosa al presidente, al vicepresidente e agli altri membri dell’Amministrazione in successione presidenziale.
Nell’aprile 2021, quando Biden ha pronunciato il suo discorso in occasione dei primi 100 giorni di presidenza, solo un ristretto numero di membri del Congresso avevano potuto prendere parte all’evento per rispettare le misure di distanziamento sociale. A circa un anno di distanza, il Congresso nella sua totalità, tuttavia, ha presenziato, senza ricorrere ad alcuna mascherina chirurgica, al primo discorso sullo Stato dell’Unione di Biden. Nel corso del suo discorso, Biden ha chiesto al Congresso di non trattare nel futuro il covid-19 come un tema politico bensì come una malattia. A tal fine, il presidente ha presentato il programma Test-to-Treat che ha la finalità di fornire farmaci immediati e gratuiti per fronteggiare la pandemia. Al discorso partecipano dalla galleria della Camera dei Rappresentanti anche cittadini che si sono distinti per servizi alla comunità. Tale consuetudine fu inaugurata, nel 1982, dal presidente Reagan. L’allora presidente riconobbe, durante il suo discorso, la presenza di Lenny Skutnik, che salvò la vita di una donna in seguito allo schianto dell’Air Florida Flight 90 su un ponte del fiume Potomac a Washington D.C.
Quest’anno, date le circostanze in cui il discorso ha avuto luogo, la galleria ha ospitato, accanto alla first lady, l’ambasciatrice ucraina negli Stati Uniti Oksana Markarova, la cui presenza ha suscitato grandi applausi di solidarietà bipartisan in aula.
Ouverture ucraina
Dopo i convenevoli di apertura, il presidente non ha sprecato un attimo prima di affrontare il nemico che sta facendo trattenere il fiato all’Unione Europea e all’Ucraina: Putin. Putin ha scelto di scuotere le fondamenta del mondo libero, così ha detto Biden, pensando di poterlo forgiare con i suoi metodi minacciosi. Il Cremlino, però, ha sbagliato i calcoli: se pensava che l’Occidente avrebbe volto lo sguardo altrove e che l’Ucraina sarebbe semplicemente capitolata, c’è stata una forza d’urto non indifferente.
Il popolo ucraino ha ispirato il mondo con la sua resistenza e il presidente Zelensky con la sua leadership. Nella lotta tra le tenebre e la luce, è stato dichiarato, gli Stati Uniti supportano il popolo ucraino di fronte a un dittatore che, se non pagherà il prezzo dell’aggressione, causerà ulteriore caos in Europa. Proprio per arginare il caos e garantire la pace è stata costituita la NATO. L’Alleanza si è preparata negli ultimi mesi all’attacco insensato e totalmente non provocato che alla fine è giunto. Biden ha decantato gli effetti frustranti delle sanzioni occidentali per l’economia russa, colpendo le maggiori banche, e si è impegnato nel colpire ulteriormente gli oligarchi vicini a Putin. Ma le sanzioni sono state accompagnate dal ritorno dei soldati in europa centrale, dopo molti anni di riduzione per riaffermare il supporto statunitense alla NATO. Nel corso del discorso, Biden ha annunciato anche la sospensione dello spazio aereo per i velivoli russi, unendosi agli alleati nel tentativo di aumentare al massimo la pressione economica sul rublo che ha già perso 30% del sul valore.
Inoltre, gli Stati Uniti continueranno a supportare militarmente ed economicamente gli ucraini nella loro lotta per la libertà. Ciò nonostante, Biden non intende imbarcarsi in un confronto militare diretto con la Russia, né con i russi ma solamente proteggere gli alleati NATO. Nell’ottica di proteggere e supportare i membri dell’Alleanza Atlantica, Biden ha annunciato la decisione di rilasciare 30 milioni di barili di petrolio della riserva strategica per ridurre l’impatto dell’aumento del prezzo del gas. La guerra in Ucraina, ha proseguito l’inquilino della Casa Bianca, ha rafforzato l’Europa e l’Occidente. La democrazia ha reagito e il mondo ha chiaramente scelto la pace e la sicurezza.
Dunque, nei dieci dei sessanta minuti dedicati alla guerra in Ucraina, Biden ha dipinto l’immagine degli Stati Uniti quale forza motrice all’interno della NATO per ravvivare la democrazia in azione, una democrazia che è tornata a essere multilaterale. Il Presidente è riuscito ad assicurarsi il consenso bipartisan prima di addentrarsi in temi di politica interna più divisivi. D’altronde se il fronte interno è lacerato, meglio unirsi contro la minaccia all’estero: Putin.
Una reazione poco entusiasta è stata palesata da una parlamentare ucraina, che ha definito il discorso di Biden una delusione totale. La richiesta ucraina, in questa fase del conflitto, è di definire una no-fly zone sul Paese, piuttosto che lasciare che l’Ucraina sia distrutta. Nonostante l’invio di soldati non sia un’opzione per gli Stati Uniti, anche questa richiesta ucraina non può essere accolta in quanto potrebbe causare scontri diretti con la Russia.
Le montagne russe
Dopo un’apertura che ha conquistato il consenso di entrambi i partiti, Biden si è addentrato nelle questioni di politica interna. In primis, il presidente ha ricordato gli effetti benefici dell’American Rescue Plan che ha permesso alla nazione di vaccinarsi contro il Covid-19 e di allentare le tensioni economiche, riducendo il costo delle assicurazioni sanitarie. Per Biden, sono riforme di questo tipo che aiutano il popolo, diversamente da quelle approvate dall’Amministrazione repubblicana. A testimonianza di ciò il presidente democratico ha citato la creazione di 6.5 milioni di posti di lavoro, che ha interrotto il trend negativo dovuto alla pandemia. L’economia statunitense, ha proseguito il presidente, è cresciuta del 5.7%, la percentuale più alta registrata negli ultimi 40 anni.
E tuttavia, l’inflazione rimane alta e riduce il potere di acquisto delle famiglie di lavoratori. Per fronteggiarla, Biden intende ridurre i costi, non gli stipendi dei lavoratori, incrementando l’uso delle risorse statunitensi. Figurano nell’agenda economica anche altri item quali la riduzione dei costi dell’assistenza all’infanzia, l’implementazione di una tassazione minima del 15% sulle imprese e supportare il Pro Act che espande i diritti dei lavoratori. D’altronde, l’economia si costruisce dalle fondamenta, supportando le fasce intermedie il guadagno è collettivo.
Il discorso di Biden è proseguito con il ringraziamento agli sforzi bipartisan che hanno permesso l’approvazione della legge relativa alle infrastrutture che, ha promesso il presidente, permetterà agli Stati Uniti di vincere la competizione con il resto del mondo e, in particolare, la Cina. Il messaggio principale ha assunto i caratteri del nazionalismo economico, con l’incitazione a comprare e produrre in America, per non dipendere dal resto del mondo e contribuire alla crescita economica nazionale. Tuttavia, il POTUS si è astenuto, se non per qualche riferimento en passant, dal menzionare il Build Back Better Plan, il crown jewel di Biden che pone al centro l’infrastruttura umana ma che ha riscosso molte critiche.
Della divisione interna che attanaglia gli Stati Uniti, acuita durante la pandemia, è ben consapevole il presidente che ha invitato il popolo all’unità di fronte a temi quali le forze di polizia. La questione negli Stati Uniti, ha ribadito il presidente, non risiede nel tagliare i fondi per la polizia, al contrario bisogna finanziarla e finanziarne la formazione necessaria alla protezione delle comunità. Così Biden ha conquistato un breve afflato di consenso bipartisan. È proprio il consenso bipartisan, secondo il democratico, che potrebbe risolvere annose questioni come la dipendenza dagli oppiacei e l’assistenza ai veterani di guerra.
Ciononostante, Biden non ha potuto contare sul consenso bipartisan in molti, forse troppi, campi. Ad esempio, le due proposte normative sul diritto di voto a favore degli afro-americani e sull’integrità delle elezioni future hanno incontrato complessità considerevoli quando i senatori repubblicani Manchin e Sinema si sono opposti a sostenere un’esenzione alla pratica del filibustering, garantendo de facto che l’erosione dei diritti di voto degli americani negli stati a leadership repubblicana prosegua. In particolare, il diniego ha colpito la possibilità di rivedere le regole federali in materia di accesso ai seggi elettorali e stabilire nuove leggi inerenti il momento del voto in stati macchiati da storie di limitazione al diritto di voto su base razziale. Nonostante il mancato supporto bipartisan sul tema, Biden è tornato a ribadire la necessità di una riforma dell’immigrazione che includa disposizioni in materia di sicurezza ai confini e, parallelamente, integrazione. I due aspetti sarebbero infatti conciliabili e, in questo senso, sarebbe auspicabile – agli occhi di Biden – concedere la cittadinanza ai cosiddetti dreamers, ossia le persone giunte negli Stati Uniti ancora minorenni, e ai lavoratori in tutti i settori essenziali e nel settore agricolo.
In quest’ottica, acquisisce ancora più rilevanza la nomina, se confermata dal Senato, della prima donna afroamericana a giudice della Corte Suprema, il più alto organo giudiziario degli Stati Uniti. La nomina è ricaduta su Ketanji Brown Jackson, avvocato laureato ad Harvard che ha rivestito anche il ruolo di avvocato d’ufficio, difendendo quanti non avevano i mezzi per permetterselo. 51enne, progressista e con esperienza nel settore penale potrebbe modificare nel lungo periodo gli equilibri della Corte poiché è la giurista più giovane. Qualche anno fa tale nomina non sarebbe stata neanche una possibilità, ma possibilità – ha chiosato il presidente democratico – è la parola che si addice agli Stati Uniti nei suoi 245 anni di vita. Lo Stato dell’Unione è saldo perché il popolo americano è forte.
La risposta della controparte
Nel 1966, il senatore Everett Dirksen e il membro della Camera dei Rappresentanti Gerald Ford in un’apparizione televisiva fornirono una risposta al discorso sullo Stato dell’Unione del presidente Lyndon Johnson. Ciò ha consolidato una consuetudine a cui viene dato dello spazio subito dopo il discorso del presidente in carica. Il formato specifico della risposta varia, ma tendenzialmente include delle considerazioni da parte dei membri dell’opposizione considerati figure emergenti dello scenario politico.
Quest’anno il discorso dell’opposizione è stato condotto dalla governatrice repubblicana dell’Iowa Kim Reynolds. La scelta di una donna non è stata casuale, ma si è posta in continuità rispetto alle due donne sedute alle spalle del presidente, la vicepresidente e la speaker della Camera. In quindici minuti, Reynolds ha affrontato i principali temi di attrito: l’inflazione in crescita, il crimine in ascesa e l’assertività russa. Questi sembrerebbero spingere Biden e, di riflesso, gli Stati Uniti nel passato degli anni 1970 piuttosto che proiettare la Nazione verso il futuro, paragonando implicitamente Biden al presidente Carter. Eppure, si è registrato un breve momento di accordo con il presidente Biden, nella ferma condanna a Putin, evitando di implicare la responsabilità dell’invasione russa alla condotta democratica, definita debolezza sul palcoscenico globale.
Conclusioni
Il presidente Biden ha parlato per circa sessanta minuti al Congresso e alla nazione tutta, usando toni diretti con Putin per trattare la guerra in Ucraina e usando toni incoraggianti per affrontare le ben più laceranti questioni di politica interna. A riprova di ciò, le parole più ricorrenti sono state America, Americani, popolo e mondo. Il discorso del presidente democratico, composto da circa 9000 parole, si colloca tra i discorsi sullo Stato dell’Unione più lunghi, il cui record è detenuto da Clinton con 9,190 parole pronunciate nel 1995. Il discorso è stato seguito da circa 38.2 milioni di persone, circa il 42% in più del seguito registrato nell’aprile 2021, quando Biden aveva parlato al Congresso in occasione dei suoi primi 100 giorni di presidenza. Lo Stato dell’Unione non è solamente il discorso del presidente americano al Congresso, ma è il volano dello stato dell’arte della sua agenda politica con uno sguardo al futuro.
Dal suo insediamento, come emerge dal discorso stesso, sono intervenuti molteplici cambiamenti. Tra questi, la percentuale di apprezzamento del presidente che è in decrescita e che, secondo rilevazioni al 2 marzo, si attesta intorno al 40.7%. Probabilmente è stata questa considerazione a guidare la scelta della retorica a cui ricorrere per trattare i temi di politica interna. A riguardo, sono trapelate molte buone intenzioni ma forse poche speranze di trasformarle in iniziative concrete. Anche in politica estera Biden ha reso l’immagine di un Paese pronto ad agire, nei fora internazionali, per arginare le minacce estere. Si potrebbe dire che sia stato un discorso piuttosto riuscito, che ha parlato al cuore degli americani, che si sono detti fiduciosi nel futuro dell’America, ma rimane poco chiaro l’ultimo appello del presidente: go get ‘em. Ma prendere chi?
Elisa Maria Brusca
Geopolitica.info

