Diretta da Budapest: disordine nel cuore dell’Europa

La situazione a Budapest, nella città, sembra tranquilla. Non c’è caos per le strade, forse qualche pattuglia in più della polizia, ma tutto sembra essere sotto controllo.Ci arrivano echi dei tumulti nella capitale dalle notizie sui giornali e da amici che ci scrivono. Ma l’arrivo alla stazione di Keleti, nella parte orientale della città, fa emergere in tutta la sua tragicità la questione principale di questa settimana: ci sono migliaia di migranti che affollano la stazione in ogni angolo, dalla zona coperta al piazzale antistante, accampati ormai da giorni nella capitale ungherese come meglio possono, con qualche tenda, sacchi a peli o, come la maggior parte, direttamente per terra. Qualche bagno chimico è stato istallato qua e là, per assicurare le minime condizioni igieniche e dei gruppi di operatori sanitari sono al lavoro.

Diretta da Budapest: disordine nel cuore dell’Europa - Geopolitica.info Stazione di Budapest, 3 settembre 2015 (cr: Aledssandro Ricci)

Impegnati per un congresso nei giorni dei disordini derivati dalla presenza dei migranti diretti nell’Europa centrale, decidiamo di visitare il luogo principale di accampamento, la stazione di Keleti, con alcuni colleghi, la mattina di giovedì 3 settembre. Le immagini sono quelle che vedete: sistemati ovunque, sono presenti – ad occhio, da quel che ci sembra, almeno 4-5.000 migranti, moltissimi bambini, la maggior parte, invece, giovani tra i 15 e i 20, al massimo 25 anni. Chiediamo ad alcuni di loro da dove provengano. Ci dicono essere afgani e che, tra gli altri, ci sono anche iraniani, bengalesi e, chiaramente, siriani. Intorno alla stazione alcuni di lorogira per i supermercati nelle vie intorno alla stazione, e si riconoscono immediatamente. Molti maneggiano con i cellulari, unico bene di cui sembrano essere in possesso, e un gruppetto, per ricaricare i telefoni, si affolla attorno a una multipresa elettrica offerta da un furgone di una televisione appostata proprio di fronte alla stazione.Una macchina targata Repubblica Ceca si ferma e un volontario regala a qualche giovane del denaro, attirandosi attorno un folto gruppo di ragazzi.Affacciandoci dalla balaustra, poi, vediamo avvicinarsi a un gruppo qualcuno che portaun po’ di frutta: la calca e la veemenza con la quale i migranti si fiondano letteralmente sul volontario, facendola sembrare un’immagine surreale,quasi come piccioni su del pane lanciato da un passante, ci fanno comprendere l’entità della loro situazione.

Una situazione che ha fatto scoppiare un ulteriore caso di gestione da parte dell’UE di un flusso enorme, dopo quello del canale di Sicilia, e che non conosce sosta. Non si tratta solo di rifugiati o profughi in fuga dalla guerra civile siriana e dai disordini dell’Isis, ma anche di semplici migranti in fuga da disastri cui anche le forze occidentali hanno contribuito. Come anche Alberto Negri ha sottolineato, si tratta di una sorta di nemesi occidentale, che si ritrova ora nelle proprie patrie i risultati di scelte sbagliate o di conflitti innescati: “accogliendo i profughi, gli europei in un certo senso rimediano, ma solo in parte, ai loro micidiali errori di valutazione”. Sta anche all’Europa, ora, risolvere le questioni poste dai migranti (umanitarie) non solo nei territori di approdo ma anche in quelli d’origine.