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Dialogo tra Usa e Russia sospeso: e le vittime civili in Siria aumentano

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Stop ai negoziati tra Stati Uniti e Russia per la creazione di una task force militare congiunta contro il terrorismo islamico e per l’applicazione del cessate il fuoco in territorio siriano.

Lo ha dichiarato il 3 ottobre scorso il portavoce del Dipartimento di Stato americano John Kirby, aggiungendo che, seppur non sia stata una decisione presa con leggerezza, si profila come quella più adatta visti i perpetrati attacchi russi e siriani alle zone civili.

Gli USA accusano il governo di Putin di non aver rispettato gli impegni assunti in precedenza, mettendo fine a quella labile tregua che con fatica si stava raggiungendo nell’ultimo periodo.

Inoltre condannano la violazione di norme internazionali come dimostrano gli ultimi attacchi all’ospedale M10 (ancora non è chiaro se gli aerei che hanno lanciato le bombe appartengano alle forze di Assad o della Russia), il più grande nella zona est di Aleppo, oppure il raid del 19 settembre contro un convoglio di aiuti umanitari.

L’accusa si è spostata anche in sede ONU dove l’ambasciatrice statunitense Samantha Power ha dichiarato: “Ciò che il regime del presidente siriano Bashar Assad e la Russia stanno facendo ad Aleppo è sconvolgente per le nostre anime. Non è solo seminare rovina in questo Paese ma anche creare più flussi di profughi, più radicalizzazione. Stanno facendo un regalo all’Isil e al Fronte Nusra, i gruppi che dicono di voler fermare”.

Pronta è stata la replica dell’ambasciatore siriano all’Onu, Bashar al Jafaari: “Non abbiamo bisogno di assistenza umanitaria, abbiamo bisogno che finisca la guerra terroristica contro di noi. I paesi occidentali sono isterici e organizzano riunioni ogni giorno cercando di ingannare l’opinione pubblica su ciò che sta succedendo in Siria”.

Se il rappresentante siriano ha preferito spostare la colpa sull’Occidente, non così lontana è la risposta di Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino che invece si rivolge direttamente a Washington: “Gli Stati Uniti si sono dimostrati finora incapaci di influenzare la situazione ad Aleppo. In queste condizioni, le forze siriane continuano a combattere contro i terroristi”.

Mentre la collaborazione russo-statunitense si blocca per l’ennesima volta (si ricordi che la precedente tregua in Siria era iniziata il 12 settembre 2016 – dopo l’accordo di Ginevra – ed era durata solo una settimana), le vittime della guerra aumentano esponenzialmente.

Lo ha ribadito anche Benyam Dawit Mezmur, presidente del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (CRC).

I bambini uccisi e mutilati principalmente ad Aleppo ma anche nel resto della Siria, dovranno affrontare per tutta la vita il trauma a cui oggi sono sottoposti e le loro ferite psicologiche li accompagneranno costantemente. Varie generazioni saranno probabilmente perdute e ciò non solo a causa dei conflitti armati ma anche per la violazione di diritti fondamentali. Sia Siria che Russia hanno ratificato la Convenzione sui diritti dell’Infanzia ed il Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati.

Eppure i bambini continuano a trovarsi senza rifugi in mezzo ai bombardamenti, non possono frequentare neanche le scuole costruite appositamente nel sottosuolo per il ricorso al lancio di bombe anti-bunker.

Mezmur conclude il suo discorso invitando la Siria e la Russia, nonché la comunità internazionale, al rispetto degli obblighi internazionali che derivano dalla ratifica dei sopracitati trattati in modo che questo massacro non continui.

Anche organizzazioni umanitarie internazionali quali Human Rights Watch e Amnesty International hanno accusato la Russia di colpire deliberatamente ospedali e strutture mediche, pure in zone lontane dall’Isis, come Idlib e Aleppo est.

Il rapporto 2015-2016 di Amnesty sulla Siria, nella sezione “Violazione da parte delle forze governative”, denuncia a chiare lettere quest’ultime ed i loro alleati di aver assediato e negato ripetutamente gli accessi umanitari, di aver attaccato strutture sanitarie e personale medico e di aver colpito in maniera indiscriminata militari e civili. Tutto ciò li rende responsabili di crimini di guerra.

E’ purtroppo chiaro come da anni in Siria al di là delle troppe forze in campo (che a volte, a seconda di interessi strategici e politici cambiano addirittura allineamento) la popolazione sia l’unica reale vittima.

Credere in un tempestivo termine delle ostilità pare piuttosto un’utopia, ma almeno il rispetto dei cardini del diritto bellico dovrebbe essere considerato una priorità nell’agenda internazionale.

Corsi Online

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