DEFENDER-Europe 20: l’esercitazione continua ma in forma ridotta a causa della diffusione del Coronavirus

Quando venne ideata, circa un anno fa, nessuno avrebbe potuto immaginare che la più vasta esercitazione militare statunitense in Europa dalla fine della Guerra Fredda si sarebbe svolta durante una pandemia: il Comandante dello U.S Army Europe Lieutenant General Christopher Cavoli ed il Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa (SACEur) Generale Tod D. Wolters hanno rassicurato che l’esercitazione continuerà e che verranno adottate le più severe misure di sicurezza per evitare che le truppe coinvolte nell’esercitazione possa contrarre il virus.

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A causa del continuo diffondersi del virus, però, lo U.S. European Command (EUCOM) – in una nota dell’11 marzo 2020 – ha fatto sapere che verrà ridotto il numero delle truppe statunitensi impiegate sia in DEFENDER-Europe 20 sia nelle esercitazioni ad essa collegate. Al di là del contesto in cui si svolge e delle modifiche causate dalle pressanti esigenze sanitarie, qual è l’obiettivo di questa imponente esercitazione militare?

(Pro)gettare un “ponte” sull’Atlantico per difendere gli alleati europei

L’esercitazione avrà l’obiettivo di testare le capacità della Difesa statunitense di trasportare un numero rilevante di truppe – in grado di supportare efficacemente gli alleati europei contro eventuali azioni ostili – dagli Stati Uniti al continente europeo. Circa ventimila truppe statunitensi avrebbero dovuto attraversare l’Atlantico via mare per approdare poi nei porti di Belgio, Olanda, Germania e Polonia: il primo convoglio americano è arrivato il 21 febbraio 2020 nel porto di Bremerhaven, nel nord della Germania. 

Il trasporto delle truppe, dei mezzi e degli equipaggiamenti dai porti statunitensi ai porti europei rappresenta solo la prima delle quattro fasi dell’esercitazione DEFENDER-Europe 20. Durante la seconda fase dell’esercitazione si provvederà all’equipaggiamento delle truppe impegnate nelle attività militari, attingendo principalmente dagli arsenali presenti in Belgio e Germania. È bene sottolineare come, nonostante vi sia una fase di approvvigionamento sul territorio europeo, larga parte delle armi, dei mezzi e degli equipaggiamenti provenga direttamente dagli Stati Uniti. 

Pienamente equipaggiate, le truppe statunitensi inizieranno la terza fase ovvero lo spostamento verso la Polonia e gli stati baltici. Sarà in questa fase che si svolgeranno le cinque esercitazioni collaterali a DEFENDER-Europe 20: Allied Spirit XI; Dynamic Front 20; Joint Warfighting Assessment 20; Saber Strike 20; Swift Response 20. La quarta ed ultima fase riporterà le truppe statunitensi arrivate  in Europa dai porti americani di nuovo negli Stati Uniti.

L’esercitazione, secondo i piani originari, avrebbe dovuto coinvolgere complessivamente diciassette stati, tra membri NATO e stati partner dell’Alleanza Atlantica, e circa trentasettemila unità (alle ventimila unità inviate dagli Stati Uniti, bisogna aggiungere le novemila unità statunitensi già presenti in Europa e le ottomila unità degli altri stati coinvolti).

Anche l’Italia avrebbe dovuto partecipare alle operazioni, seppur in maniera ridotta, con un’unità della Brigata Folgore in Lettonia ed un’unità della Brigata Garibaldi in Germania: il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, considerando la difficile situazione che vive il paese a causa dell’emergenza Coronavirus, ha deciso di annullare la partecipazione italiana pur ribadendo la rilevanza dell’esercitazione per la difesa del continente.

Né un’invasione dell’Europa né un’azione ostile contro la Russia ma solo la dimostrazione della volontà statunitense di continuare a proteggere gli alleati europei

Questo potrebbe essere, in estrema sintesi, il significato politico di questa massiccia esercitazione militare: infatti, oltre gli aspetti strettamente militari – legati alla valutazione delle capacità logistiche statunitensi, al rafforzamento della deterrenza della NATO mediante il potenziamento dell’interoperabilità tra le  diverse forze armate degli stati membri della NATO impegnate in queste manovre militari – DEFENDER-Europe 20 porterebbe con sé un importante significato politico da consegnare

Gli Stati Uniti sembrano voler rassicurare gli alleati europei riguardo la volontà americana di difendere attivamente lo spazio NATO, nonostante le contradditorie dichiarazioni del presidente Trump sull’Alleanza Atlantica e sulla NATO e le continue affermazioni, dello stesso presidente, di voler ridurre l’esposizione militare americana nel mondo. Affermazioni peraltro smentite dai dati – esposti sia da  Paul K. MacDonald e Joseph M. Parent in un articolo su Foreign Affairs nel dicembre 2019 sia da Dario Fabbri, consigliere scientifico di Limes ed esperto di Stati Uniti, in una puntata dell’approfondimento geopolitico de La Repubblica – che dimostrano come le truppe statunitensi dispiegate nei diversi continenti siano aumentate durante questi primi tre anni di amministrazione Trump piuttosto che diminuire.

In conclusione, DEFENDER-Europe 20 sembrerebbe ribadire, con nuovo vigore, un concetto scritto nero su bianco poco più di settant’anni fa: nell’ora più buia, noi americani saremo al vostro fianco, sul continente europeo, con tutta la forza che sarà necessaria.