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11/01/2017
Notizie

Dedicato a Bauman

di Gerardo Marrone

“Degli stranieri sappiamo troppo poco per riuscire a interpretarne i gesti e decidere risposte adeguate. Non sapere come procedere, come comportarci in una situazione che siamo stati noi a creare né possiamo controllare, è una delle principali cause di ansia e paura”.

La sua ultima fatica, Zygmunt Bauman ha voluto dedicarla alla sindrome collettiva da “Strangers at Our Door”. “Stranieri alle porte”, il titolo del libro di Bauman nella traduzione italiana proposta dalla editrice Laterza.

Ignorare chi sia l’altro e spersonalizzare il migrante, accontentandosi di luoghi comuni farciti di numeri, equivale alla mossa dello struzzo. Un errore fatale,  dinanzi a quelle che – ricordava il maestro della “modernità liquida”, citando Paul Collier – sono le “prime fasi di uno squilibrio di proporzioni epiche”. A infilare la testa nella sabbia, comunque, siamo… indotti: “I governi hanno tutto l’interesse a gonfiare l’inquietudine che scaturisce dall’incertezza sul futuro e da un costante, onnipresente, senso di insicurezza”, ha scritto Bauman.

L’uscita di emergenza, comunque, esiste. Il sociologo ha voluto indicarla nelle ultime pagine del suo saggio, riprendendo le parole del filosofo Hans-Georg Gadamer – “comprendere è un processo di fusione di orizzonti” – e aggiungendo, poi: “La prova della conversazione come via maestra al reciproco comprendersi, rispettarsi e accordarsi, o magari solo accordarsi di non essere d’accordo,  sta nell’iniziare la conversazione e condurla in una prospettiva volta a superare insieme gli ostacoli … la conversazione non ha rivali, né alternative praticabili”.

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