Dalla crisi alle urne, dal carcere alla presidenza: Japarov nell’”isola della democrazia”

Dopo i disordini dello scorso ottobre a Bishkek, domenica 10 gennaio si sono svolte non solo le presidenziali kirghize, ma anche un referendum costituzionale sulla forma di governo. Sadyr Japarov, già Primo ministro e presidente ad interim, ne esce vincitore con l’80% delle preferenze.

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Chi è Sadyr Japarov?

Sadyr Japarov nasce a Tyup, centro del distretto di Tüp a nord del Kirghizistan. Dopo aver prestato servizio nell’Esercito sovietico a Novosibirsk, snodo strategico della transiberiana, si laurea, nel 2006, in giurisprudenza presso l’Università slava-kirghisa-russa. Entra in politica nel 2005, dopo una carriera come poliziotto nella regione di Issyk-Kul, seguita da un periodo in un’attività di raffineria a Balykchy. Fu un sostenitore dell’allora Presidente Kurmanbek Bakiyev. Dopo la capitolazione di quest’ultimo, nel 2010, Japarov, passò dal partito del presidente, Ak-Jol, ad Ata-Jurt per le elezioni parlamentari dello stesso anno. Il 3 ottobre 2012, Japarov e il leader di Ata-Jurt, Kamchybek Tashiev, guidarono una campagna per nazionalizzare la gigantesca Kumtor Gold Mine, nella regione Issyk-Kul, gestita dalla canadese Centerra Gold. Kumtor è un noto flashpoint nella politica kirghisa (costituiva, all’epoca, il 12% del PIL del Kirghizistan). In seguito alle proteste, Japrov e un altro membro dell’Ata-Jurt, Talant Mamytov, furono arrestati. Sono state pronunciate condanne a 18 mesi, ma i due furono rilasciati nel luglio dello stesso anno. Nell’ottobre, Japrov organizzò un comizio a nella stessa Karakol durante il quale, il governatore regionale di Issyk-Kul, Emil Kaptagayev, fu preso in ostaggio. Japrov fuggì poco dopo in Kazakistan, evitando le accuse. Quando, dopo quattro anni, tentò di ritornare in patria, attraversando il confine kazako-kirghiso, fu arrestato dal Comitato Statale per la Sicurezza Nazionale (GKNB) e portato a Bishkek per affrontare le accuse del 2013. Il suo ritorno e il successivo arresto scatenarono numerose proteste, che non impedirono però la condanna a 11,5 anni di detenzione nell’agosto 2017.

Dopo le proteste di ottobre

Il 6 ottobre, dopo la protesta di Bishkek, il Primo ministro in seduta, Kubatbek Boronov, si dimise e la Commissione Elettorale Centrale (CEC) annullò i risultati delle elezioni. Una riunione straordinaria di una frazione del parlamento preesistente al Dostuk Hotel, nominò Japarov Primo ministro. Contestualmente, la Corte Suprema kirghisa accettò di riesaminare il “caso Japarov”, ribaltando le decisioni precedenti. È fondamentale sottolineare come, già nel 2017, Kaptagayev, vittima del sequestro, criticò la condanna. Fin dai suoi primi giorni al Parlamento Japarov ha promesso riforme profonde. Senza un vero e proprio programma politico, le proposte del nuovo Primo ministro hanno fatto guadagnare, impropriamente, a Japarov aggettivo “populista”. Nello specifico: per la lotta alla corruzione, promise giustizia nel paese e di combattere questo fenomeno indipendentemente dall’orientamento politico, affermando che la lotta non sarà utilizzata come strumento per eliminare gli oppositori politici; sul sistema giudiziario, ha promesso trasparenza e nessuna pressione sui giudici da parte dell’ufficio del Presidente; in tema di criminalità, promise che non si sarebbe piegato alle richieste dei gruppi della criminalità organizzata; infine, promise anche la formazione di un Comitato speciale per rivedere gli approcci economici del paese e uno snellimento della burocrazia.


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Le presidenziali e il referendum costituzionale

Domenica 10 ottobre si sono tenute le elezioni presidenziali che hanno visto la schiacciante vittoria, con circa l’80% delle preferenze, di Sadyr Japarov. Come previsto le presidenziali hanno avuto un effetto traino sul referendum. “Sto assumendo il potere in un momento di difficoltà e crisi” così l’ex-Primo ministro esordisce nel suo discorso, delineando poi la strategia del suo futuro governo: “Uno o due anni non saranno sufficienti per sistemare tutto, possiamo farlo in tre o quattro anni e richiederà stabilità”. Relativamente alla politica estera ha dichiarato: “La Russia è il nostro partner strategico”, confermando quindi lo storico legame con Mosca. Dal punto di vista interno, quindi, si conferma la necessaria ricerca di stabilità e di sicurezza, forte anche del risultato referendario che accentrerà il potere nelle mani dell’esecutivo, assegnando ulteriori poteri al Presidente ed avvicinando l’assetto istituzionale del Kirghizistan ai vicini regimi centroasiatici. Dal punto di vista delle relazioni internazionali, Japarov, non si discosta molto dalla storia kirghiza, già prima della sua presidenza, Mamytov, co-Presidente ad interim dopo i disordini di ottobre e stretto collaboratore di Japarov, visitò Mosca dichiarandosi molto ottimista per le elezioni del 10. Putin, d’altra parte, non ha tardato ad inviare le sue congratulazioni al neoeletto Presidente kirghizo, esprimendo la sua speranza di un rafforzamento dei legami tra i due Paesi.  La corsa alle presidenziali di Sadyr Japarov non era certa. Le disposizioni costituzionali impedivano, ad un Presidente ad interim, di candidarsi. Japarov, conscio di ciò, il 26 ottobre si dimise così da potersi presentare alle imminenti elezioni. Indubbiamente la mossa del neoeletto Presidente ha funzionato, ma resta da accertarne la legittimità.