Dalla Crimea alla Siria: la via russa verso l’Europa

La posizione geografica della Crimea, in prossimità delle nuove “zone grigie” del pianeta la pone, unitamente al Mar Nero, su un alto livello strategico per la Russia; tuttavia l’obiettivo finale della Federazione sembra non essere esclusivamente la penisola ed il mare che la circonda, questi paiono rientrare in una più ampia strategia di dominio dei mari, che coinvolge il Mar d’Azov, finalmente il Mediterraneo e con esso l’Europa: in quest’ottica si inserisce l’intervento russo in Siria, a sostegno di Bashar al-Assad.

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I vantaggi strategici dell’annessione

L’annessione della Crimea rientra in un chiaro progetto strategico della nuova Russia putiniana, che la conduce, con il controllo del Mar Nero e attraverso la Siria, sino al Mar Mediterraneo, del quale il primo può essere considerato un bacino ristretto. L’operazione ha costituito per la Federazione un indiscutibile successo, avendole permesso non solo l’acquisizione di 27000 km2 di territorio, ma anche il vantaggio economico di 100 milioni di dollari per anno, che la Russia versava all’Ucraina per le sue basi militari in Crimea. Con l’accordo del 2003 l’Ucraina, infatti, aveva il controllo sul 62% del mare d’Azov, situazione completamente ribaltata, con l’acquisizione da parte di Mosca dei tre quarti del mare. La strategia complessiva russa si appalesa se si considera che nella stessa rientra anche Il mare d’Azov, che costituisce “l’anticamera” del Mar Nero, e rappresenta il delta sommerso del fiume Don, che vi affluisce unitamente al fiume Kuban. Pertanto esso è un punto di sbocco cruciale per le comunicazioni della Russia; attraverso il canale di Manyc si accede al mar Caspio, mentre il canale navigabile Lenin-Volga-Don mette in comunicazione le vie d’acqua della Russia europea, che consente di navigare sino a Mosca, al Mar Baltico ed al Mar Bianco.

 Infine sono rimaste in Crimea, e quindi acquisite alla Federazione, 13 industrie facenti parte del complesso militare- industriale del Ministero della Difesa ucraino e lo stretto di Kerch. La Russia cessa quindi di essere locataria e diviene “proprietaria” delle infrastrutture navali: la base navale di Sebastopoli e quella di Feodosia, gli aerodromi di Sebastopoli e Gvardeiskoe, le stazioni di comunicazione e di trasmissione di Katcha, Soudak e Yalta ed il poligono di Opuk. Quanto allo stretto di Kerch, va sottolineato che esso rappresenta un vero e proprio choke point (al pari di al pari di Panama, Suez, dei Dardanelli, del Bosforo e di Hormuz), tale in quanto di importanza vitale per la Russia e collega il suo sterminato entroterra al Mar Nero. Lo stretto ed il mare d’Azov erano questioni aperte nei rapporti Russia – Ucraina, che già nel 1995 avevano avviato dei negoziati in verità mai conclusi.  Con l’annessione della Crimea la Russia è l’unico stato rivierasco di Kerch, sul quale ha altresì realizzato un ponte, che rappresenta il coronamento di un sogno per Putin, in quanto crea un collegamento stradale e ferroviario permanente tra la Crimea e la Russia.Il controllo russo della Crimea e dello stretto non solo ha precluso l’accesso delle navi più grandi ai porti dell’Est Ucraina, ma permette anche alle forze russe di operare controlli e perquisizioni delle navi in transito, ritardando e infliggendo costi al commercio nell’area.

 A lungo limitata al Mar Nero, la Flotta russa sembra avere una nuova-antica ambizione: attraverso il Mar Nero andare aldilà dei Dardanelli.

L’intervento militare in Siria

 Che la Russia, “attraverso il Mar Nero sembra puntare al Mediterraneo ed alla sua militarizzazione” è uno scenario ipotizzato da molti osservatori.

Con l’avvento di Putin si sono verificati degli importanti cambiamenti sul piano militare, declinatisi in una modernizzazione del suo apparato e l’avvio di una nuova strategia, già teorizzata da Putin nel discorso di Monaco.Ingenti investimenti, nuove unità ed una base sicura hanno infatti permesso alla flotta del Mar Nero di tornare a costituire la rampa di lancio per le operazioni nel Mediterraneo, come dimostrato dall’intervento russo nel conflitto siriano, fino a pochi anni fa ritenuto irrealizzabile.

L’intervento in Sira avalla siffatto scenario. In realtà i due paesi intrattengono importanti rapporti sin dal 1971 allorché Hafez al-Assad concesse in leasing all’URSS l’impianto navale di Tartus. La Russia è tornata in Siria per farsi riscoprire potenza globale ed è ormai chiaro che nessun negoziato di pace per la Siria avrà luogo senza la sua approvazione. L’intervento militare risponde, quindi, all’esigenza di mantenere la base di Tartus, importante caposaldo della strategia marittima, ma soprattutto di affermare una presenza non transitoria e contingente nell’intera regione. Indubbiamente la Federazione, rafforzando la sua proiezione nell’area diviene interlocutore imprescindibile per tutti i paesi che dovranno riallacciare rapporti con la Siria, tra cui l’UE, e le consentirà di intensificare le relazioni con i paesi del Golfo, con i quali condivide interessi petroliferi. È tanto evidente questa strategia, che le ha consentito di esercitare la propria influenza nello scenario libico, dove avrebbe avuto difficile accesso in assenza del coinvolgimento in Siria.

Conclusioni

 In estrema sintesi, sembra potersi affermare che attraverso l’annessione della Crimea la Russia abbia inteso esercitare il controllo sul Mar Nero, quale importante chiave d’accesso al Mare Nostrum. Un progetto, dunque, che attribuisce particolare importanza ai mari di cui essa è rivierasca, ma che guarda con sempre maggiore interesse al Mediterraneo, in un’ottica di esercizio di Sea Power e di avvicinamento all’Europa, della quale Putin ha parlato come di una “grande famiglia” e del “nostro continente comune”, riprendendo un concetto già chiaramente espresso da Evgenij Primakov, il quale aveva affermato di voler vivere “fino al giorno in cui la Russia potrà diventare membro dell’Unione Europea”. In realtà, il messaggio che la Russia desidera mandare al mondo intero è il seguente: l’Unione Sovietica può essere tramontata, ma la Russia è tanto rilevante nell’attualità quanto lo è stata nel passato; qualunque forma assumerà il nuovo mondo, la  Russia rimane indispensabile in qualsiasi schema per la soluzione dei problemi globali, che agli altri piaccia o no.