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Da Ellis Island a Montecitorio: il ponte tra Italia e America attraverso la storia e le ricette degli emigranti italiani che hanno conquistato l’America di ieri ed oggi

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Alla Camera dei Deputati un talk esclusivo ha esplorato l’evoluzione dell’immigrazione italiana negli Stati Uniti attraverso la presentazione del libro “Ricette e Ricordi di Nonno, uno stile di vita Mediterraneo”, tradotto dalla giornalista Francesca Di Matteo, svelando il coraggio, l’adattamento e l’amore per le proprie radici di generazioni di emigranti.

Nella cornice istituzionale della Camera dei Deputati, un talk socio-culturale ha messo a confronto la vecchia e la nuova immigrazione italiana verso l’America, svelando le sfide e le conquiste di generazioni di emigranti. L’evento ha preso spunto dalla presentazione del libro Ricette e Ricordi di Nonno – Uno Stile di Vita Mediterraneo“, un’opera che racconta la vita straordinaria di Angelo Iovine, vissuto fino a 102 anni di età. Nato nel piccolo comune di Mariglianella, nell’hinterland napoletano, Angelo sbarcò al centro di controllo degli immigrati di New York, Ellis Island, a soli 17 anni, portando con sé non solo sogni e determinazione, ma anche un ricettario mentale di piatti poveri e semplici, adattati agli ingredienti disponibili nella nuova terra, la terra del sogno americano. Il libro, scritto a quattro mani da Ashley Carr e Frank Iovine, nipote del protagonista, e tradotto dalla giornalista Francesca Di Matteo, non è solo un ricettario, ma un viaggio emozionante attraverso le tradizioni culinarie e lo stile di vita mediterraneo che Angelo ha tenuto vivo nel suo lungo viaggio. Le ricette, tramandate oralmente, sono testimonianze di resilienza e adattamento, e rappresentano un ponte culturale tra l’Italia e gli Stati Uniti. “Ogni piatto racconta una storia di amore per la natura e per la propria identità culturale,” ha sottolineato Francesca Di Matteo durante la presentazione, aggiungendo che il libro, pubblicato da Graus Edizioni in doppia lingua, vuole evidenziare proprio la doppia identità degli emigranti in America e nel mondo.


L’iniziativa abbracciata con entusiasmo dal deputato Christian Di Sanzo, che ha dato il benvenuto a Montecitorio sottolineando l’importanza delle storie degli italiani all’estero, ha permesso di riflettere su come l’immigrazione italiana si sia evoluta. Con l’intervento del docente universitario Stefano Pelaggi, esperto proprio di italiani nel mondo e della cucina come parte integrante di radicamento nella società ospitante, si è fatto un vero e proprio excursus della storia dell’immigrazione in America. Se all’inizio del Novecento molti emigranti erano persone povere e per la maggior parte analfabete in cerca di opportunità economiche, oggi le nuove generazioni portano con sé competenze e professionalità, rafforzando il legame tra Italia e America e contribuendo alla diffusione del Made in Italy.


Un legame nato grazie a quel flusso migratorio avvenuto agli inizi del ‘900 tra l’Italia e la terra delle opportunità, “the land of opportunities”, l’America, nonostante una società, quella americana, ostile, razzista e discriminatoria che tendeva ad additare gli italiani come “mangia spaghetti” “gente rozza, sporca e analfabeta”. Quel grande flusso di migranti subì ispezioni rigide da parte del servizio nazionale sia nel momento dello sbarco ad Ellis Island che dopo nelle proprie abitazioni dove, come ha descritto il docente Pelaggi, “venivano aperte le dispense e venivano sequestrati caffè, vino, pasta e tutti quei prodotti non consoni alla società americana tendente al consumo di proteine e non di carboidrati e dove l’alcol era assolutamente vietato. Ecco che la dieta mediterranea era vista come una dieta negativa“. Molti i casi di bambini e adolescenti allontanati anche dalle loro famiglie a causa delle usanze mediterranee dove un po’ di vino la domenica dato a un ragazzo di quindici anni rientrava nella propria cultura di provenienza. Nonostante tutte queste battaglie, quei migranti che Pelaggi sottolinea essere più genovesi, piemontesi, napoletani, calabresi visto che non parlavano l’italiano, riuscirono non solo a mantenere ferme le proprie tradizioni culinarie e culturali ma anche a cristallizzarle, ad un certo momento, nella società e nella alimentazione americana.

A differenza degli altri emigranti, come tedeschi, irlandesi e spagnoli che abbandonavano in tempi abbastanza brevi le proprie tradizioni, gli italiani sono stati gli unici a mantenerle forti. Interessante il momento di cristallizzazione, quindi di accettazione da parte della società americana per quanto riguarda il cibo italiano che da “bandito” divenne un cibo “esotico”. Con una foto ripresa da un articolo di Vogue degli anni ’50, la giornalista Di Matteo ha mostrato ai tanti presenti nella sala stampa di Montecitorio, come ci fu una vera e propria educazione al cibo italiano in America. Una modella mostra come mangiare gli spaghetti, come poterli arrotolare nel cucchiaio – cosa che in Italia ormai non si fa più, ma un tempo era usanza comune – fino a poterli assaporare come cibo nuovo, innovativo, esotico. Certo, il riadattamento è stato per forza di cose inevitabile. Questo cambiamento è evidente anche nella cucina, dove piatti “ibridi” come la chicken parmigiana e gli spaghetti with meatballs, pur ispirati alla tradizione, si sono adattati ai gusti e alle materie prime disponibili in America nonché alla possibilità di mangiare finalmente quella carne che in Italia tra la povera gente non si trovava.

La presentazione del libro ha evidenziato come le storie degli emigranti di ieri e di oggi siano legate da un filo rosso fatto di coraggio, adattamento e amore per le proprie radici. Angelo Iovine, con il suo ricettario mentale e il suo stile di vita mediterraneo, rappresenta non solo una figura storica, ma anche un simbolo di resilienza e di speranza per le nuove generazioni di italiani all’estero. In un’epoca in cui la dieta mediterranea è riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, la storia di Angelo ci ricorda l’importanza di vivere in armonia con se stessi e con gli altri, mantenendo vive le tradizioni. A sostenere il progetto gli italoamericani ma anche la nuova generazione di italiani in America che ogni giorno rinsaldano questo rapporto oltreoceano. Aziende di import-export, grazie alle quali i prodotti italiani riescono ad avere massima distribuzione in America; professionisti specializzati a risolvere i grattacapi dei brand italiani tra le procedure burocratiche americane; società di gestione di yacht in arrivo in Italia, e ancora professionisti della ristorazione, i primi a diffondere la cucina italiana come patrimonio immateriale tra sostenibilità e diversità bioculturale, per il quale l’Italia è candidata all’UNESCO 2025. Esperti di lingua italiana che ogni giorno diffondono e promuovono la lingua del Belpaese in America dopo che, per anni, era stata vietata in famiglia. Se in passato gli immigrati italiani si sforzavano di non parlare italiano in casa, e se lo facevano, era esclusivamente in dialetto, oggi gli italoamericani sentono il bisogno di recuperare una lingua che è parte della loro infanzia e soprattutto della loro identità ed eredità culturale e storica. Il legame tra Italia e America si fa sempre più forte.

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