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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoCurili: il fronte del Pacifico

Curili: il fronte del Pacifico

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Il conflitto in Ucraina, ad ormai 18 mesi dal suo inizio,  ha rotto il vaso di pandora della ormai fragile “Pax” post seconda guerra mondiale. L’apertura del fronte occidentale, la guerra di logoramento tra le trincee della pianura ucraina e, da ultimo, la profonda crisi interna vissuta a seguito dell’ammutinamento della Wagner del giugno scorso non hanno distolto il Cremlino dal perseguimento della propria politica estera “extra-europea”. Se le mire espansionistiche di Mosca verso ovest vengono interpretate da molti analisti occidentali come il tentativo di ricostituire un “impero russo” ridimensionato, ad est, nei territori bagnati dall’Oceano Pacifico, si tratterebbe di chiudere un conto con il vicino nipponico, risalente addirittura alla seconda metà del XIX secolo: le isole Curili.

Le Isole Curili, definite “Territori settentrionali” da Tokyo, sono un arcipelago di isole di origine vulcanica situate tra il Giappone e la Russia. La morfologia dell’arcipelago dà l’impressione di una cintura che, assieme all’isola di Sachalin, separa il mare di Okhotsk dall’Oceano Pacifico. Questo punto della terra, assieme alla più meridionale isola di Formosa, o Taiwan, è indicato come un potenziale prossimo breaking point tra potenze. 

Una disputa, quella delle Isole Curili che, come già annunciato, pone le sue radici nella metà del XIX secolo, quando con il Trattato di Shimoda del 7 febbraio 1855, l’Impero russo di Nicola I e lo Shogunato Tokugawa siglarono ufficialmente un accordo di “commercio e navigazione”. In realtà, il documento consentiva la spartizione dell’arcipelago tra i due paesi contendenti. Al Trattato, vent’anni dopo, segui un nuovo Trattato, siglato a San Pietroburgo l’8 maggio 1875, che autorizzava il Giappone ad appropriarsi dell’arcipelago in cambio della sovranità della Russia sulla vicina Sachalin. Tuttavia, la Guerra Russo-giapponese del 1904 cambiò drasticamente i rapporti tra i due vicini. Il Trattato di Portsmouth del 1905, ridefinì i confini territoriali e marittimi tra Russia e Giappone. L’isola di Sachalin venne divisa in due: la parte settentrionale sotto controllo russo, quella meridionale al Giappone. Gli eventi della seconda guerra mondiale e la disfatta del Giappone rimisero nuovamente in discussione la sovranità dell’arcipelago delle Curili. Con il Trattato di San Francisco del 1951, i vincitori della II Seconda guerra mondiale siglarono la pace con il Giappone. Il Trattato, che tra le altre cose definiva i confini territoriali e marittimi del Paese del Sol Levante, venne firmata da 48 stati tranne che l’URSS. Il Ministro degli esteri di Mosca Andrei Gromyko non firmò infatti il documento, sostenendo che le Isole Curili e l’isola di Sachalin fossero culturalmente russe. Cinque anni dopo, a Mosca, le cancellerie di Mosca e Tokyo firmarono una Dichiarazione che consentiva la fine delle ostilità (ma non la pace) tra i due paesi, il ripristino delle relazioni bilaterali e il ritorno ad uno status quo ante territoriale. I russi infatti avrebbero riconsegnato al Giappone le isole di Habomai e Shikoton, ma Tokyo, in disaccordo con i propositi di Mosca, sosteneva il ritorno di quattro isole e questo disappunto è quello che persiste ancora oggi nella disputa per Isole Curili.

I timidi avvicinamenti tra Putin e i vari governi che si sono succeduti in Giappone, primo tra tutti quello di Shinzo Abe, hanno fatto sperare in una risoluzione, finanche un arbitrato internazionale, sulla secolare disputa. Purtroppo, l’invasione russa dell’Ucraina, e le successive posizioni nipponiche verso la Russia, hanno incrinato maggiormente i già precari rapporti tra le cancellerie di Mosca e Tokyo. Ed è proprio a seguito degli eventi europei che a partire dalle settimane successive l’invasione russa, la disputa delle Curili ha avuto una nuova fiammata. Nel dicembre 2022 è balzato alle cronache di politica internazionale la grande esercitazione navale congiunta tra Russia e Cina nelle acque del Mar del Giappone. L’esercitazione, che ha visto schierata parte della Flotta russa del Pacifico e della Marina cinese, ha avuto luogo nella compagine di una più stretta collaborazione militare tra i due giganti asiatici, sullo spettro di scenari futuri di conflitto. Ancora, più recentemente, a partire da aprile 2023, l’intera flotta navale del Pacifico è in stato di massima allerta. Testate nucleari sono posizionate lungo tutta la costa del Mare di Okhtosk e le caserme dell’intera regione dell’Estremo Oriente russo sono in stato di guerra. Questa “strategia della Tensione” serve, secondo la visione del Ministro della difesa Serghey Shoigu, per testare quotidianamente la capacità di risposta russa alle minacce provenienti da Est, in vista di un potenziale maggiore impegno navale congiunto al vicino cinese, in una proiezione di guerra, purtroppo, non molto lontana.

Le cinquantasei isole vulcaniche che compongono l’arcipelago delle Curili, la loro popolazione, melting-pot etnico che rappresenta perfettamente la composizione sociale russa, sta tornando ad essere uno dei punti più caldi del pianeta. Sarà molto complicato per le cancellerie dei paesi del Pacifico riuscire a trovare un punto d’incontro per tentare di abbassare la pressione nell’area, fin quando il “fronte occidentale” non supererà l’impasse attuale. Solo allora, chiudendo un tragico capitolo di storia, probabilmente si potrà tentare di riaprire un dialogo tra Mosca e Tokyo.

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