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TematicheItalia ed EuropaCroazia in Europa: le sfide dei nuovi cittadini europei

Croazia in Europa: le sfide dei nuovi cittadini europei

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L’entrata della Croazia in Europa è stata salutata tiepidamente dal suo popolo: a causa di una continua recessione e di un certo populismo nazionalista, le manifestazioni di giubilo sono state seguite e precedute da numerose manifestazioni di operai licenziati, segno del malcontento che attraversa il paese in questo momento. 

Vent’anni fa, durante la guerra d’Indipendenza patriottica, come qui è chiamata, tantissimi avrebbero sostenuto questa entrata come sottolineatura importante della componente mitteleuropea ed europea di un popolo che da sempre rifugge l’aggettivo “balcanico”; questi stessi ora temono di venire scippati della loro indipendenza avuta solo nell’era dorata medievale di Kralj (re) Tomislav per poi trovarsi divisi e dominati per oltre un millennio da Bizantini e Franchi, Veneziani e Ungheresi e ancor peggio Turchi e Austroungarici.

Nonostante l’impegno per l’entrata nell’Eu sia una sfida pesante a causa di possibili restrizioni, multe, regolamenti e penali, si tratta di un’importante opportunità per sopravvivere, grazie ai trasferimenti finanziari che giungeranno dalla UE e che tanto hanno influito nella preferenza a favore di quel 66% di croati che così votarono 2 anni fa nel referendum.

L’orgoglio locale e gli inviti alla tenacia, caratteristiche di un popolo che ha saputo far fronte a numerose tragedie e guerre, svaniscono però in fretta di fronte a una crisi quinquennale che pone la Croazia al terzultimo posto tra gli ormai 28 stati (con lei) dell’Unione, a causa del tasso di disoccupazione e del deficit statale, elementi che preoccupano Bruxelles, già alle prese con lo studio di adeguate manovre di contrasto.

Guardando l’entrata della Croazia dal versante italiano, i segnali appaiono incoraggianti: la presenza ai festeggiamenti per l’entrata della Croazia nell’UE del Presidente della Repubblica Napolitano e della ministro degli Esteri Bonino, sono un segno di riconoscimento dell’importanza dei positivi rapporti, anche a livello di import-export commerciale, tra i due paesi.

Nonostante i segnali di entusiasmo, espressi con particolare forza dai leader di diversi paesi europei a Zagabria in occasione dei festeggiamenti, la difficile condizione economica della Croazia rimane al centro dell’attenzione affinché si concretizzi l’impegno a mettere in campo tutte le necessarie misure di ripresa che la maggioranza dei croati attende grazie all’ingresso nell’Unione.

Per quanto appaia complesso individuare una “ricetta” per risolvere, specialmente in tempi brevi, le problematiche del Paese, la Croazia, anche grazie al supporto dei paesi dell’Unione, dovrà impegnarsi a porre freno a una disoccupazione molto alta attorno al 20,9% (in Europa solo Spagna -27%- e Grecia -26,8%- l’hanno più alta) e rilanciare politiche economiche nel contesto europeo e fronteggiare inoltre una corruzione ed evasione fiscale considerevoli: un serio problema questo alla luce dei ripetuti scandali avvenuti, in primis quello inerente all’ex premier Sanader, peraltro gran promulgatore dell’entrata in UE.

Sicuramente la stabilizzazione di quest’area particolarmente problematica dalla caduta del blocco comunista, passa anche attraverso l’ingresso della Croazia e il coinvolgimento degli stati vicini. La Croazia deve essere per la Bosnia ma anche per la Serbia il “fratello maggiore” nei processi di integrazione: sono in tanti, tra i moderati dei Balcani occidentali, infatti a ritenere che l’Unione europea potrebbe essere un’ottima cura, come entità politica aggregante, nel confronto dei nazionalismi che tuttora latitano in quell’area.

Seppur vi siano numerosi servizi e strutture da migliorare e molti turisti dell’Europa centrale si inizino a orientare verso la Turchia e il medio oriente frenati solo dalle crisi politiche di quelle zone e lo stato croato per fare cassa abbia messo in vendita in questi giorni molti alberghi, tra i quali quello di Duilovo a sud est di Spalato (l’ex complesso turistico dell’Armata popolare jugoslava, per un valore complessivo di 1 miliardo e 200 milioni di kune, circa 159 milioni di euro), il turismo rimane la nota economica positiva: è l’unico settore dell’economia croata a non risentire della crisi e rappresenta il 19% del Pil nazionale (quasi 40% contando l’indotto).

L’entrata in UE dovrà portare a maggiori investimenti nell’agricoltura per evitare gli attuali problemi di siccità in Slavonia e un necessario incremento nelle coltivazioni intensive soprattutto ora che si apre il mercato unico.

Anche il mercato delle risorse rinnovabili (produzione di energia eolica e solare) potrebbe portare la Croazia ad essere un paese leader in Europa in questo segmento del mercato.

Certamente andranno valorizzati anche i porti croati destinati a servire le zone continentali dell’Europa con il corridoio panaeuropeo 5 B e C che dovrebbe attraversare tra gli altri paesi, Croazia e Bosnia. I cantieri navali croati sono inoltre in termini di know how , una grande risorsa per l’intera Europa, vista la fortissima concorrenza cinese, e si dovranno fare investimenti oculati affinché quello che è probabilmente il settore più importante nell’industria pesante croata, non rischi di essere cancellato.

Il problema economico è molto sentito a tal punto che la Serbia per evitare il crack economico sta seriamente pensando di ingaggiare l’ex discusso direttore generale dell’Fmi Dominique Strauss-Kahn in qualità di consigliere del governo serbo per le questioni finanziarie e del debito.

Nel frattempo il primo ministro croato, Zoran Milanovic, ha delineato le principali politiche del suo governo per uscire dalla crisi economica: la Croazia infatti è al quinto anno consecutivo di recessione e presto potrebbe essere sottoposta alla procedura di infrazione per deficit eccessivo da parte di Bruxelles. Milanovic ha indicato ”il consolidamento delle finanze pubbliche, la riorganizzazione del sistema fiscale, la ristrutturazione e razionalizzazione dell’amministrazione pubblica e una serie di misure per la ripresa dell’economia”, come i punti cardinali del programma di risanamento del suo esecutivo per la ripresa economica respingendo la possibilità di tagli drastici della spesa pubblica e una svalutazione della valuta nazionale

Nonostante gli sforzi per stabilizzare le finanze pubbliche sembra molto difficile mantenere il deficit al 3 per cento del Pil e la Croazia potrebbe essere sottoposta alla procedura per deficit eccessivo.

 

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