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La Croazia entra nell’Eurozona mentre si riaccendono le antipatie con la Serbia

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A seguito dell’approvazione della Commissione Europea del primo giugno, la Croazia è un passo più vicina all’adozione ufficiale dell’euro. A meno di repentini mutamenti, a partire dal primo gennaio 2023, la Croazia abbandonerà la sua valuta nazionale, la kuna croata, a favore dell’adozione della moneta unica europea, per diventare il ventesimo paese dell’Eurozona. La valutazione positiva è stata reiterata il 16 giugno da parte dall’Eurogruppo – l’organo informale che riunisce i Ministri delle Finanze dei paesi appartenenti all’Eurozona – a seguito della decisione congiunta della Banca Centrale Europea e della Commissione Europea, dopo che la Croazia ha dimostrato di rientrare nei valori di riferimento stabiliti dai criteri di convergenza.

L’adozione dell’euro comporta che la Croazia sia tenuta a scegliere i simboli da introdurre sulle future monete euro nazionali. A seguito del sondaggio proposto dalla Banca centrale croata, più di 2500 cittadini hanno scelto l’adozione del ritratto di Nikola Tesla sulle monete da 50, 20 e 10 centesimi. Inoltre, tra le immagini scelte figurano anche lo stemma nazionale, una cartina geografica del paese, la martora (kuna in croato) e l’alfabeto glagolitico. La scelta di rappresentare Tesla come icona della nazione croata sulle monete europee ha tuttavia provocato polemiche da parte della Serbia a causa della contesa nazionalità dell’inventore. Il geniale inventore che dedicò la sua vita agli studi sull’elettricità, nacque nel 1856 nella cittadina di Smiljan, vicino a Gospić, all’interno dell’Impero austro-ungarico nei territori appartenenti all’attuale Croazia, ma da famiglia di etnia serba. La religione e cultura serba ebbero una profonda influenza sull’inventore fin da bambino e la rivendicazione della nazionalità dello scienziato da parte dei due paesi balcanici risulta dunque comprensibile ed estremamente controversa. 

Il problema della nazionalità contesa, apparentemente di poco conto, è tuttavia da inserire all’interno del rapporto perennemente conflittuale che sussiste tra Croazia e Serbia. Bisogna infatti ricordare che l’indipendenza croata è stata ottenuta a seguito della guerra conosciuta dai Croati come “Guerra della Patria”, combattuta tra il 1991 e il 1995 contro forze soprattutto serbe. La guerra di indipendenza croata, uno tra i conflitti armati delle guerre Jugoslave della fine del secolo scorso, è stata causa di più di mezzo milione tra profughi e deportati e circa 20mila morti da entrambi gli schieramenti, provocando una frattura nelle relazioni tra Croazia e Serbia che perdura fino ad oggi. Il rapporto tra i due paesi che aveva assistito a una progressiva distensione nella seconda metà degli anni 2000, è poi peggiorato a partire dall’ingresso di Zagabria nell’Unione Europea: la Croazia ha infatti esercitato il diritto di veto più volte, bloccando i negoziati per l’entrata della Serbia nell’UE. Le dispute territoriali lungo il confine del Danubio, incidenti e crisi diplomatiche, e il reindirizzamento dei flussi migratori verso Zagabria da parte di Belgrado costituiscono le motivazioni più o meno occulte delle frizioni tra i due paesi, e il motivo del progressivo sfaldamento delle loro relazioni. Tra i momenti di ostilità più recenti è importante ricordare l’atto del vilipendio della bandiera croata da parte di Vojislav Šešelj, capo del Partito radicale serbo avvenuto nel 2018 in occasione della visita a Belgrado di una delegazione di governo croata. Il rapporto deteriorato ha avuto effetti negativi anche sulle minoranze dei due paesi balcanici: i 200 mila serbi attualmente residenti in Croazia, ad esempio, sono stati definiti dall’estrema destra croata come un “nemico interno” e permangono ancora i grandi problemi di discriminazione interetnica. 

Inserite in questo delicato contesto, le polemiche sollevatesi attorno alla figura di Nikola Tesla rappresentano solo la superficie di problemi ben più profondi: le attuali frizioni potrebbero favorire un irrigidimento degli equilibri raggiunti faticosamente negli ultimi vent’anni. In un contesto internazionale così complesso, la conflittualità tra due paesi a un passo dal cuore europeo pone diverse incognite, ed il fatto che nessuno dei due governi sia disposto a cedere non farebbe altro che peggiorare la situazione nella regione balcanica.  

 

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