Crisi Venezuelana. Intervista a Mariela Magallanes, deputata dell’Asamblea Nacional

Il 5 gennaio 2020 il regime di  Nicolas Maduro ha voluto impedire a tutti costi la ratifica di Juan Guaidò come Presidente legittimo del Parlamento venezuelano. Le forze armate hanno circondato il perimetro dell’Asamblea Nacional per impedire a Guaidò e ai deputati che lo sostenevano di entrare ad effettuare la votazione. Poi i deputati e il Presidente riconosciuto da più di 50 paesi, si sono riuniti fuori dal Parlamento e hanno eletto Juan Guaidò Presidente dell’Assemblea nazionale. La ratifica è avvenuta due giorni dopo quando finalmente gli onorevoli sono riusciti a forzare il blocco e ad entrare nel Parlamento.

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Nelle ultime settimane, il Venezuela è sorprendentemente tornato alla ribalta dell’agenda internazionale, dopo i convulsi fatti di inizio anno che hanno consentito a Juan Guaidò di essere rinnovato come presidente ad interim in quanto presidente del legittimo Parlamento Venezuelano, nonché dopo il suo lungo tour diplomatico tra le Americhe e l’Europa, passando per il Forum Economico di Davos.

A parlarne con il giornalista Carmine Abate, è Mariela Magallanes, deputata eletta nel 2015 nello Stato Aragua (il Venezuela, ricordiamo, è una Repubblica federale) tra le fila del partito “La Causa Radical”. Magallanes, deputata in esilio da dicembre in Italia, assieme all’italo-venezuelano Americo De Grazia, onorevole membro del medesimo partito e dello stesso organo legislativo, era presente a Roma negli scorsi giorni, per una serie di incontri privati con personalità istituzionali e parlamentari italiani per creare le condizioni affinché il governo italiano riveda la sua posizione sul Venezuela. Paese che ad oggi, per Palazzo Chigi, rimane tecnicamente “senza Presidente” (non riconoscendo Juan Guaidò come presidente, né Maduro a causa della illegittimità della elezioni presidenziali del 2018).

Mi parli della sua esperienza da detenuto politico.

All’inizio del 2019 Guaidò dichiarava l’illegittimità e l’irregolarità delle elezioni che nel maggio 2018 hanno eletto Maduro Presidente. Sin da quel momento tutti i deputati che si allineavano alle posizioni di Guaidò hanno cominciato ad essere oggetto di una vera e propria persecuzione politica da parte degli uomini di Maduro. Sono stata presa di mira, l’unica donna ad esser stata privata dell’immunità parlamentare. Dal 30 aprile scorso un gruppo di militari ha deciso di calpestare la nostra costituzione appoggiando un presidente come Maduro. Mi hanno sequestrato il passaporto e posto in stato di fermo.

Per proteggere la mia incolumità sono stata costretta a rifugiarmi all’ambasciata italiana a Caracas. Devo ringraziare il ministro degli Esteri di allora Moavero Milanesi che ha permesso il mio soggiorno in ambasciata, dove sono rimasta per quasi 7 mesi. Il 30 novembre 2019 grazie alla delegazione diplomatica italiana arrivata in Venezuela con a capo il senatore Pierferdinando Casini, siamo riusciti attraverso una  negoziazione politica ad ottenere la libertà di partire da Caracas. Io e altri deputati abbiamo ottenuto asilo politico in Italia, alla quale sarò eternamente grata per avermi permesso di ricongiungermi alla mia famiglia già in Italia da qualche tempo.

Non sono contenta di essere così lontano dalla mia terra, ma sto continuando anche dall’Italia a battermi per i miei connazionali che sono rimasti in Venezuela e che stanno soffrendo. Ringrazio anche l’Unione Europea con la quale sono in continuo contatto e che sta manifestando tutto l’interesse a voler risolvere la situazione nel più breve tempo possibile.

Che cosa ne pensa dell’appoggio di Paesi come Cina e Russia al regime di Maduro?

Questo dice tutto; è un fatto che abbiamo già denunciato in ogni modo. È importante ricordare che oggi nel mondo ci sono quattro Paesi che affrontano una crisi umanitaria complessa. Tre di questi sono in guerra (Yemen, Sudan e Siria); il Venezuela è l’unico Paese al mondo che sta affrontando una crisi umanitaria così grave pur in assenza di guerra. La nostra guerra è di tipo diverso: non si fa con le bombe, ma attraverso la mancanza di cibo, di cure mediche, attraverso il terrorismo psicologico praticato da chi governa la nazione. Ricordo che il regime di Maduro si sta avvalendo della collaborazione oltre che della Russia e della Cina, anche dell’Iran, della Turchia e di Cuba.

Come spiega il fatto che nonostante Guaidò sia riconosciuto Presidente da gran parte della comunità internazionale, Maduro non venga ancora rimosso?

Maduro non è solo. A lui sono legate le organizzazioni criminali del narcotraffico. Il mondo sa che il Venezuela non può farcela da solo; abbiamo bisogno che tutti i Paesi democratici collaborino ad un’uscita politica per la questione venezuelana. Serve un’offensiva diplomatica internazionale.

Che cosa stanno facendo i venezuelani per opporsi a questa drammatica situazione?

I venezuelani da vent’anni stanno cercando di far capire al mondo che il sistema di governo formatosi prima con Chavez e ora con Maduro non è una democrazia. Oggi non si tratta nemmeno di un regime totalitario, ma di un gruppo delinquenziale che si è appropriato del potere. La diaspora venezuelana in tutto il mondo è già arrivata a 5 milioni. Si prevede che a breve saranno 8 milioni i cittadini venezuelani in fuga dalla propria terra. Scappano perché le condizioni sono invivibili: lo stipendio medio di una famiglia è di 3 dollari e mezzo al mese. In Venezuela si muore ogni giorno per mancanza di cibo, di medicine e di libertà. A risentire maggiormente degli effetti della crisi sono le donne, costrette a soffrire quotidianamente per la morte di figli, padri e mariti, a causa una generale mancanza di sicurezza, degli arresti per motivi politici, delle disastrose condizioni igienico-sanitarie.

L’altro giorno nello Stato di Aragua, in cui sono eletta, hanno perso la vita dieci ragazzi uccisi da un incendio mentre erano a caccia di conigli. Erano dei ragazzi minorenni che dovevano essere a scuola, non nel bosco a cacciare conigli per poter portare del cibo alle loro famiglie. Questo tipo di tragedie accadono in Venezuela tutti i giorni e non vogliamo che succedano più.

Prevede tempi lunghi per la risoluzione della crisi? Quali saranno le sue prossime mosse?

I tempi lunghi dipendono da quello che riusciremo a fare con l’appoggio della comunità internazionale. La lotta ad un regime genocida come quello di Maduro, che sta uccidendo lentamente ogni giorno i venezuelani, ci spinge a combattere non da domani ma da sempre.

Come deputata non mi arrenderò mai e continuerò ad andare avanti senza mai pensare, neanche per un solo istante, che la vicenda non avrà un finale felice. Mi è toccato vivere tutto questo come deputata, come madre e come donna, ma proprio pensando a tutto quello che ho passato la forza di non fermarmi cresce ogni giorno che passa. Abbiamo la fede e la speranza di fare ritorno al nostro Paese in una condizione di libertà, di tornare ad essere liberi, di ritornare a poter stabilire chi deve governarci e dove vogliamo vivere.

Di questi temi si parlerà in occasione della XIV Winter School in Geopolitica e Relazioni Internazionali (7 marzo – 30 maggio 2020). Cos’è la Winter School? La WS è il programma di formazione di Geopolitica.info pensato per fornire nuove competenze e capacità di analisi a studenti e professionisti sui principali temi della politica internazionale. Scopri di più!