Crisi dei pescherecci fra Gran Bretagna e Francia

Navi militari britanniche e francesi nei canali della Manica nelle scorse ore. Non per una rievocazione della seconda guerra mondiale, ma per conseguenza della Brexit che, come è noto, è stata formalizzata il 31 gennaio 2020, dando inizio a una fase di negoziazione conclusasi solo alla fine dello stesso anno. 

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Di conseguenza i rapporti fra la Gran Bretagna e l’Unione Europea sono regolati dall’accordo sottoscritto il 24 dicembre 2020 che permetterà, ad ambo le parti, lo scambio delle merci senza l’imposizione di dazi doganali, nonché, importante specificarlo, il proseguimento di politiche comuni già esistenti in settori fondamentali quali la sicurezza, l’energia e i trasporti.

Una delle questioni più controverse dell’accordo è senz’altro l’accesso dei pescatori europei, ed in particolare francesi, nelle acque britanniche. La questione della pesca, forse poco rilevante a livello economico, ha invece una notevole importanza di matrice politica, tanto che il premier britannico Boris Johnson, inizialmente, chiese una riduzione tra il 60 e l’80% (in tre anni) del pesce pescato in acque britanniche. Basta ricordare che i pescatori europei pescano, in acque britanniche, circa un terzo del pescato totale, per un volume d’affari di 650 milioni di euro circa. 

Tuttavia, l’accordo controfirmato dalle parti prevede riduzioni più soft: una riduzione del 15% il primo anno, poi una piccola riduzione annuale tanto da arrivare nel 2025 con una riduzione del 25% del pescato. Nonostante l’accordo, però, negli ultimi giorni si sono aggravate le posizioni di Gran Bretagna e Francia, a causa della pesca nelle acque dell’isola di Jersey, distante pochi chilometri dalla Francia ma dipendente dalla Gran Bretagna. 

L’isola di Jersey, ufficialmente, è una democrazia parlamentare che non fa parte dal Regno Unito, ma dipende dalla Corona britannica, soprattutto per le questioni di difesa nazionale.

 Andando con ordine, dopo la scadenza degli accordi provvisori, nei quali la Francia ha denunciato modifiche ad accordi già firmati, il governo francese ha minacciato di tagliare l’energia elettrica fornita all’isola. 

In risposta, il coinquilino del 10 di Downing Street ha ordinato l’invio di due navi di pattuglia della Royal Navy a presidiare l’area, mentre nella giornata di giovedì circa sessanta pescherecci francesi hanno bloccato, per protesta, il porto principale dell’isola. In difesa delle imbarcazioni civili, inoltre, il governo francese ha inviato due navi militari.

Ian Gorst, ministro delle relazioni esterne di Jersey, infatti ha annunciato che, osservando gli accordi commerciali fra Regno Unito e Unione Europea, le imbarcazioni battenti bandiera francese, per riottenere la licenza, devono fornire prove per dimostrare di aver pescato nella zona per un determinato lasso di tempo. 


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Annick Girardin, ministro francese per gli affari marittimi, per tutta risposta ha annunciato che non accetterà l’imposizione di nuovi criteri. Sarà interessante seguire la vicenda, certo è che un braccio di ferro fra la Gran Bretagna e l’Unione Europea non giova alle parti.