Cremlino 2020: le fragilità domestiche russe e la gestione della centralità di Mosca (pt.2)

Il partito Russia Unita ha rispettato le previsioni e si è assicurato la vittoria nelle elezioni regionali in quasi tutte le aree del territorio. Il partito ha però perso consenso a Novosibirsk e Tomsk, ovvero i luoghi dove Alexei Navalny stava conducendo la propria campagna elettorale prima dell’avvelenamento.

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Le elezioni regionali

La conquista dei seggi in queste due città, rappresentano per l’opposizione politica russa, e l’ufficio di Navalny, un primato mai raggiunto prima. Data la collocazione geografica, questi due fenomeni sono assimilabili al caso di Khabarovsk, da notare che tutti e tre i casi si trovano nell’area della Russia orientale, quella più vicina alla Repubblica cinese e più lontana rispetto a Mosca. Si rinnova quindi il problema della mancata centralità voluta dal governo, vedendo come le aree più remote stiano riuscendo ad imporre il proprio volere popolare rispetto al Cremlino. Inoltre, queste elezioni sono le prime ad essersi tenute dopo il referendum riguardante le modifiche costituzionali. Se le future elezioni locali dovessero vedere ancora l’opposizione guadagnare seggi politici, allora questo potrebbe instaurarsi come un trend di rinnovata competizione politica nel Paese.

La vittoria nelle due città acquisisce ancora più valore a fronte delle diverse segnalazioni di irregolarità elettorali, registrate su tutto il territorio. Il campanello di allarme è stato suonato da Golos, un gruppo di monitoraggio elettorale russo indipendente, che ha segnalato attività di disturbo da parte di funzionari in alcuni seggi elettorali, oltre a diverse notifiche di irregolarità. Oltretutto, l’opposizione ha sostenuto che la ripartizione elettorale in tre diversi giorni abbia reso più facile la fabbricazione di alcuni risultati. Questo dettaglio risulta al momento però difficile da sostenere, in quanto la suddetta calendarizzazione elettorale è stata una misura anti Covid19.

Il problema della corruzione come vettore per l’opposizione

La possibilità della creazione di una nuova competizione politica è sicuramente merito dell’opposizione, oltre alle difficoltà economiche e la crisi da Coronavirus che sta colpendo il paese, frammentando la leadership al Cremlino. La creazione di un punto di rottura, diversamente dai precedenti tentativi di opposizione politica, è data dalla nuova strategia politica portata da oppositori come Alexei Navalny. Con la sua entrata nella scena politica nazionale nel 2010, Navalny è riuscito ad entrare in sintonia con le preoccupazioni popolari e a trovare un terreno comune tra gli attivisti nazionalisti e liberali. È il primo oppositore politico a richiedere la rimozione del presidente Vladimir Putin attraverso elezioni.

L’importanza di Navalny non riguarda la popolarità. Ha istituito la Fondazione anticorruzione (FBK), che ha raccolto le segnalazioni dei cittadini sulle pratiche di corruzione. La FBK ha pubblicato regolarmente le sue indagini su YouTube, evidenziando i sontuosi stili di vita dei funzionari russi e mostrando i complessi schemi di proprietà delle loro aziende e proprietà. I video di FBK sono stati particolarmente apprezzati per la loro presentazione umoristica, le impressionanti riprese di droni di proprietà di lusso e le animazioni di alta qualità. Mantenendo il contenuto divertente e accessibile mentre scriveva complessi schemi fraudolenti, Navalny è riuscito ad espandere la sua base di seguaci per includere persone provenienti da tutto il paese e di diverse classi sociali.

Anche se la FBK è in grado di identificare singoli casi di arricchimento illecito, la Russia attualmente non dispone dei meccanismi necessari per indagare su tali accuse. L’articolo 20 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione definisce l’arricchimento illecito come “un aumento significativo del patrimonio di un funzionario pubblico che non può ragionevolmente spiegare in relazione al suo reddito legale”. La Russia ha ratificato la convenzione nel 2006, ma ha rifiutato di includere l’articolo 20. A causa di questa omissione, le indagini della Fondazione hanno poche o nessuna conseguenza legale in Russia. In questo contesto, Navalny ha ripetutamente sostenuto quanto siano necessari cambiamenti politici per porre fine alla corruzione endemica in Russia.

Lo scisma russo passa anche per la questione religiosa

La perdita di centralità domestica e la minore forza di coercizione esterna passa anche per il ruolo della religione. Vi è una principale dicotomia in questa chiave di lettura: da una parte, bisogna considerare l’importanza della Chiesa ortodossa e il legame che questa assicurava con Kiev; dall’altra si nota la difficoltà di relazione con le comunità islamiche che spesso precludono il mantenimento di rapporti pacifici con l’area caucasica e mediorientale. Un generale passo indietro a livello evolutivo, se si considera il passato religioso russo.

La Russia è stata storicamente la patria di importanti popolazioni buddiste, ebraiche e musulmane. I credenti di tutte e tre le fedi erano generalmente autorizzati a praticare il culto e solo a volte sono state applicate delle restrizioni. Oltre all’ostilità sviluppata, dal 19esimo in avanti, contro le comunità ebraiche, come testimonia la diffusione dei pogrom nel corso dell’Ottocento, forti limitazioni sono state poi aggiunte alle comunità islamiche, che si sono mantenute con l’istituzione forzata delle associazioni spirituali musulmane (SAM).

La rottura ortodossa con Costantinopoli e Kiev

Per quanto riguarda Kiev, la rottura con il Patriarcato ortodosso di Mosca ha permesso alla Chiesa ucraina di stabilire un proprio fulcro religioso nazionale ortodosso. Questa rinnovata indipendenza da Mosca, avuta luogo nel 2018, è avvenuta anche grazie al sostanziale sostegno di Poroshenko alla causa. L’11 ottobre 2018, il Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli ha reso invalido la precedente legge del 1686, la quale legava indissolubilmente il Metropolita di Kiev a Mosca. Avendo annullato questo atto, Costantinopoli ha rinnovato i suoi legami con Kiev, riabilitando le figure religiose ortodosse, autoproclamate, presenti sul territorio ucraino.

Il forte legame dello Stato russo all’ortodossia, sempre legittimato attraverso il Patriarcato di Mosca, ha vitale importanza per il rafforzamento della legittimità in patria, oltre al mantenimento del controllo sugli stati affiliati o dipendenti dal Cremlino. Lo dimostra il ruolo della Chiesa Ortodossa durante la Rivoluzione arancione del 2004. I prelati ortodossi russi in Ucraina hanno giocato un ruolo importante nel sedare le rivolte e contrastare l’opposizione popolare contro Yanukovych e favorirne l’elezione.

Il mancato riconoscimento della Chiesa ortodossa unificata dell’Ucraina, nata dall’unione del Patriarcato di Kiev e della Chiesa ortodossa autocefala ucraina e resa possibile grazie al patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, ovvero la più alta carica gerarchica dell’Ortodossia mondiale, da parte di Mosca risulta probabilmente tra le maggiori criticità relazionali dei due Paesi. Senza un riconoscimento ufficiale da parte del Patriarcato di Mosca, si sancisce infatti un definitivo allontanamento culturale tra le due comunità religiose.

L’istituzione delle associazioni spirituali musulmane

La comunità musulmana costituisce il 10% della popolazione totale russa. Data la percentuale e la rilevanza della popolazione, il Cremlino ha deciso di adottare una politica di cooptazione verso la religione musulmana. Con l’istituzione del SAM, la Russia ha voluto mantenere l’attività religiosa entro un definito limite operativo. Questo approccio permette di fornire benefici e riconoscimento ai leader religiosi, discriminando e reprimendo però le attività e le comunità islamiche non presenti nel SAM, dichiarate quindi illegali.

Le repubbliche russe del Caucaso settentrionale sono passate da politiche che hanno represso principalmente l’Islam nei primi anni 2000 ad un modello di cooptazione dell’Islam, come già accadeva nell’area Volga-Ural. Questa parziale apertura, sempre verso le comunità riconosciuta, ha interrotto una costante repressione che avrebbe contribuito alla radicalizzazione. Inoltre, la cooptazione dell’élite religiosa permette a Mosca di influenzare il modo in cui l’Islam è organizzato, praticato ed espresso. La cooptazione funge quindi come incapsulamento di potenziali fonti di opposizione attraverso le istituzioni di SAM che permettono, a loro volta, la distribuzione di benefici economici e concessioni politiche.

Al momento, le autorità russe sono concentrate sull’annichilimento delle attività salafite e wahabite, riconosciute come principali comunità estremiste. La mancata cooptazione e il mantenimento della totale politica di repressione è risultata particolarmente costosa, laddove i gruppi separatisti hanno portato alla morte di oltre 300 persone nel Nord dell’Ossezia e 170 a Beslan. Per questo motivo si auspica una politica più comprensiva nei confronti delle diverse scuole islamiche, differentemente a quanto successo con la comunità ortodossa ucraina. In questo caso, oltre a mettere in gioco la centralità e il riconoscimento dell’autorità del Cremlino, vengono messe a repentaglio vite umane con azioni che possono facilmente sfociare in intensi conflitti tra i separatisti e militanti e le autorità centrali russe.

Luca Mazzacane
Geopolitica.info