CPEC e megaporto di Gwadar: le “Nuove vie della Seta” nell’instabilità del Belucistan.

I progetti del China-Pakistan Economic Corridor (CPEC) e del megaporto di Gwadar proseguono celermente, ma il governo di Pechino è preoccupato dall’incremento della violenza nella provincia del Belūcistān pakistano.

CPEC e megaporto di Gwadar: le “Nuove vie della Seta” nell’instabilità del Belucistan. - GEOPOLITICA.info

Una regione di grande importanza geostrategica per la Cina.

Il Belūcistān pakistano è una provincia di fondamentale importanza dal punto di vista geostrategico, economico e militare, sia per il Pakistan sia per gli attori internazionali terzi interessati all’area. La provincia è, infatti, strategicamente situata sul lato occidentale del Medio Oriente e collega gli stati dell’Asia centrale e orientale a quelli dell’Asia meridionale e all’oceano Indiano. Le coste del Belūcistān affacciano sul Mare Arabico, proprio dinanzi alle rotte del petrolio mediorientale diretto verso oriente, in particolare verso la Cina. Proprio il governo di Pechino ha, già da alcuni anni, individuato l’area come geostrategicamente fondamentale per lo sviluppo dei progetti del BRI, la “Belt and Road Iniziative” le “nuove vie della Seta”. La Cina ha iniziato a cooperare tramite la China Power International con il Pakistan Hub Power Company Ltd per la costruzione e lo sviluppo del porto della città di Gwadar. Il Pakistan rappresenta un partner strategico per la Cina, con cui fin da aprile 2015 ha stipulato accordi per un valore di 46 miliardi di dollari d’investimenti destinati allo sviluppo di progetti energetici e infrastrutturali. L’accordo principale prevede che la zona di Gwadar sia affidata in concessione per 43 anni alla China Overseas Port Holding Company, per la costruzione di moli, scali ferroviari e un aeroporto all’interno del megaporto di Gwadar e la successiva creazione di una zona economica all’esterno dello stesso.  Con la realizzazione del megaporto cinese di Gwadar, la Cina avrà a disposizione un enorme polo commerciale e militare proprio dinanzi le acque ove transitano le petroliere che dal Medio Oriente viaggiano verso est. Dal punto di vista geostrategico i progetti del megaporto e del CPEC, garantiranno un percorso notevolmente più breve ai rifornimenti energetici cinesi. Già verso metà 2017 la Cina ha inaugurato le prime strutture del China-Pakistan Economic Corridor (CPEC) un progetto che collegherà la regione autonoma cinese dello Xinjiang alla città portuale pakistana di Gwadar. Una volta terminato, il CPEC diverrà il passaggio privilegiato dei rifornimenti di petrolio mediorientale diretto in Cina. Il petrolio, una volta giunto al porto di Gwadar sarà raffinato in loco e poi trasportato seguendo il percorso del Corridoio economico fino alla città di Kashgar nello Xinjiang. Questo percorso è stato ideato per evitare che le navi petroliere provenienti dal Medio Oriente dovessero attraversare lo stretto di Malacca. In questo modo la Cina eviterebbe i dodici mila chilometri di navigazione che dividono i porti della Cina dai terminal petroliferi del Golfo Persico, con il vantaggio che tutte le risorse viaggeranno in territorio cinese mettendo al sicuro le rotte degli idrocarburi, oltre a ridurre i tempi e i costi degli scambi commerciali con l’Africa e il Medioriente. La provincia, oltretutto, è ricca di carbone. Nell’area sono in fase di sviluppo due centrali, una a Karachi, con una capacità di 660 MW e una a Gwadar da 300 MW entrambe costruite dal consorzio cinese China Power Investments Corporation.

L’instabilità che preoccupa Pechino

Gli accordi sino-pakistani per lo sviluppo dei progetti in precedenza citati, prevedono anche lo schieramento regolare di dodicimila soldati pakistani nella provincia del Belūcistān con l’incarico di proteggere le infrastrutture e il personale delle compagnie cinesi impegnate nei lavori. Oltre al megaporto di Gwadar, anche la prima parte del tracciato del Corridoio Economico è all’interno dell’instabile territorio del Belūcistān, teatro negli ultimi anni di attentati e scontri armati di origine politica. Nella provincia pachistana del Belūcistān è sin dal 2004 scoppiata una nuova ribellione armata autonomista. I movimenti politici e paramilitari dell’area chiedono una più equa ripartizione dei ricavi delle risorse minerarie e petrolifere della regione. I gruppi secessionisti, tra i più attivi vi è il BLA, il “Balochistan Liberation Army, in questi anni, hanno condotto numerosi attacchi contro le forze di sicurezza pachistane, gli edifici governativi e alcuni impianti strategici come centrali, gasdotti e linee ferroviarie. Le proteste e gli attentati hanno coinvolto anche la costruzione del porto di Gwadar e il progetto China-Pakistan Economic Corridor. Le popolazioni locali lamentano che nonostante i cantieri abbiano creato oltre quattro milioni di posti di lavoro, quest’ultimo sia stato assegnato solamente agli ingegneri cinesi e a operai cinesi e punjabi. Inoltre per la costruzione del porto, contadini e pescatori sono stati privati delle loro case e delle loro terre.  I nazionalisti Beluci, in più, temono che l’afflusso di personale straniero nel porto di Gwadar riduca a una minoranza la popolazione Beluci presente nell’area da secoli. Infine, i funzionari del governo e quelli locali, sono accusati di aver venduto illegalmente gran parte della terra intorno a Gwadar, realizzando enormi profitti, anche personali, a spese delle popolazioni locali. Qualunque siano le motivazioni delle proteste e della guerriglia beluca, il governo cinese è preoccupato di non riuscire a completare in sicurezza il corridoio economico, così come teme di aver compiuto investimenti non sfruttabili in futuro se la zona non verrà stabilizzata. La Cina ha guidato per alcuni anni segrete trattative con i gruppi tribali separatisti nel tentativo di rendere sicuri i suoi enormi investimenti infrastrutturali. Il governo di Pechino ha però successivamente cambiato approccio puntando su una linea di non ingerenza nell’area. Per questo motivo, ha scelto temporaneamente di sospendere diversi progetti stradali legati al CPEC nella tormentata provincia del Belūcistān, in particolare quelli dell’arteria di Dera Ismail Khan-Zhob lunga 210 km, della rotta Khuzdar-Basima lunga 110 km e i 136 km dell’autostrada Karakorum da Raikot a Thakot. La Cina ha anche interrotto i finanziamenti al Pakistan per la Karachi Circular Railway e i progetti delle zone industriali adiacenti al megaporto di Gwadar. La questione della sicurezza è fondamentale per Pechino e questi provvedimenti vanno letti come un modo per creare pressione sul governo di Islamabad per risolvere definitivamente la “questione beluca” e le rivolte e la guerriglia in corso oramai dal 2004. La realizzazione totale del progetto non è in discussione, il Pakistan ha quindi il compito di “integrare” e aiutare la popolazione beluca, poiché i progetti, una volta terminati, potrebbero cambiare economicamente il destino della provincia e un’area totalmente pacificata non può che giovare a tutte le parti interessate.

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