#Covid19 – L’Unione Europea e il virus

Era il 5 Marzo scorso, quando la fragilità del progetto politico europeo, davanti all’emergenza legata al Covid-19, mostrava in modo inequivocabile le proprie profonde crepe.

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A margine di un Consiglio straordinario convocato per i Ministri della Salute dei 27 Paesi dell’Unione si è stabilito, su iniziata franco tedesca, che la commercializzazione delle “introvabili” mascherine tanto utili oggi alle nostre strutture ospedaliere fosse su base nazionale. Un’egoistica decisione, nei giorni seguenti poi abrogata, che di fatto ha vietato la fornitura di materiale sanitario da un Paese ad un altro in barba allo spirito comunitario tanto decantato a Parigi e a Berlino. Ma non è tutto.

Nei giorni successivi, mentre i vertici delle istituzioni europee sembravano brancolare nel buio, ogni Paese ha adottato le più diverse strategie per prevenire il Coronavirus sul proprio territorio lasciando l’Italia più sola che mai. Dopo aver da subito vietato i collegamenti aerei tra Roma e Vienna e aver bloccato i treni al Brennero, l’Austria ha nelle scorse ore chiuso i confini creando code infinite sui valichi per i mezzi privati e commerciali. La Slovenia ha bloccato i passaggi minori con l’Italia mentre lungo i varchi di primaria importanza sono comparse unità mediche che chiedevano agli stranieri vaghi certificati medici (compilati da non si sa chi) che potessero attestare la buona salute del passeggero. In caso contrario ingresso negato.

Se Bruxelles ha mostrato la propria inconsistenza sulla gestione dei confini legata alla convenzione di Schengen, il peggio è però arrivato lo scorso giovedì pomeriggio quando, con una surreale affermazione, il numero uno della Banca Centrale Europea Christine Lagarde ha comunicato che “non è compito della BCE controllare gli spread dei singoli Paesi”. L’infausta dichiarazione, che di fatto scaricava su ogni Paese le proprie difficoltà, ha contribuito in maniera determinante a far battere ogni record negativo alla Borsa di Milano capace di registrare un non invidiabile -16,92%.

Facciamo ora però un po’ di chiarezza. I trattati europei poco regolamentano l’ambito sanitario seguendo la logica, non priva di fondamento, che le istituzioni del singolo Paese siano in grado di ottemperare al meglio le esigenze della popolazione. È altrettanto doveroso ricordare che l’accordo di Schengen, il celebre trattato firmato nel 1985 che di fatto abolisce le frontiere tra i Paesi aderenti permettendo la libera circolazione delle persone, è possibile sospenderlo, previa comunicazione a Bruxelles, su richiesta del singolo Paese per esigenze particolari. Non vi è nulla di sbagliato quindi nelle decisioni politiche adottate da alcuni Paesi nei giorni scorsi per far fronte all’emergenza, così come non vi è nulla di scandaloso se una serie di Paesi, tra cui la Germania, hanno deciso di ricorrere alla chiusura della frontiere.

Ciò che ad oggi è inaccettabile è che ogni decisione adottata dal singolo Paese sia stata presa in modo del tutto autonomo senza alcuna cooperazione comunitaria. Anzi l’opposto: la decisione di vietare inizialmente la vendita delle mascherine dalla Germania all’Italia è stata “partorita” in seno ad una riunione del Consiglio, mentre la decisione di venir meno a tale provvedimenti è venuta dopo una telefonata bilaterale intercorsa tra il Presidente italiano Mattarella e quello tedesco Steinmeier. Così è stato per la gestione delle frontiere e così, purtroppo, sarà nelle prossime settimane quando l’emergenza oltre che sanitaria sarà anche economica.

L’emergenza Coronavirus, che sta causando la morte di migliaia di persone in tutta Europa, si dice colpisca principalmente tutti coloro che hanno pregresse patologie e che non godono di buona salute. L’Unione Europea, ed il suo spirito comunitario, è ormai appurato da anni che non goda di certo di buona salute e che gli acciacchi siano molteplici. Conviene allora che Bruxelles si attivi quanto prima a porre rimedio; la possibilità che il Covid-19 faccia una nuova, illustre, vittima non è del tutto remota.