#Covid-19: gli aiuti internazionali

La premessa è fondamentale: in un momento di emergenza, come quello che l’Italia sta vivendo, ogni aiuto è prezioso e chiunque sia il “benefattore” è doveroso che venga ringraziato da parte di tutto il Paese. Altresì è doveroso fare un po’ di chiarezza sugli aiuti, disinteressi e non, che in queste ore giungono da molti paesi del mondo nei nostri confronti.  

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Come ben sappiamo nelle ultime ore, a causa di una preoccupante ed inarrestabile crescita di contagi dovuti al Covid-19 all’interno dei nostri confini, sono arrivate offerte di collaborazione da alcuni Paesi europei e non solo. Da Colonia, in Germania, la scorsa settimana è decollato un aereo militare italiano carico di attrezzature mediche per la terapia intensiva, mentre dagli USA, un DC 8 è atterrato a Verona carico di materiale utile per la costruzione di un ospedale da campo poi allestito a Cremona.  

Da Mosca, a seguito di un colloquio tra il Premier italiano Conte ed il Presidente russo Putin, sono decollati alcuni velivoli Ilyushin Il-76 per trasportare veicoli speciali destinati alla sanificazione territoriale oltre ad un centinaio di virologi e medici specializzati, mentre il Presidente cubano Miguel Diaz Canel ha inviato da L’Avana 53 medici ed infermieri specializzati nel trattamento di pazienti colpiti dal Virus.  

Nonostante questo, una buona fetta della stampa nazionale, ha preferito concentrarsi esclusivamente sugli aiuti provenienti da Pechino reduce, secondo alcuni, da una vittoria “nei confronti” del Covid-19. Un po’ di chiarezza però è doverosa poiché la presunta teoria secondo cui la Cina ha sconfitto il Virus, è legata ad una contesto per nulla paragonabile a quello italiano.  
 
Innanzitutto il Covid-19 in Cina si è sviluppato nella sola città di Wuhan che, nonostante abbia una popolazione paragonabile a quella lombarda, si estende su una superficie di un terzo rispetto alla regione italiana. È facile comprendere quindi come sia più semplice isolare il virus in un area circoscritta oltre al fatto, e qui nasce un secondo doveroso ragionamento, che le restrizioni cinesi abbiano poco a che vedere con quelle attuate dal Governo italiano.  

Nel Paese asiatico infatti, durante l’emergenza, il leader supremo Xi Jinping ha dato ordine di isolare militarmente l’area vietando ad ogni cittadino l’uscita dalla propria abitazione. I rifornimenti, anche quelli di generi alimentari, erano assicurati dalle autorità cosicché per nessun motivo era possibile uscire dalla propria abitazione. Siamo tutti ben consapevoli che la vittoria sul Coronavirus possa avvenire solo bloccando il contagio; il punto è che un paese come l’Italia deve saper coniugare la necessità di limitare i movimenti individuali ai diritti di ognuno di noi. 

Ecco perché il tono trionfalistico con cui il Ministro degli Esteri Di Maio puntualmente annuncia l’arrivo dei presunti aiuti cinesi appare quantomeno fuori luogo se non addirittura stucchevole. Presunti, il termine non è casuale, poiché ad oggi le forniture sanitarie che sono arrivate sul nostro territorio, donate dalla Croce Rossa Cinese a quella italiana, sembrano più rientrare in una strategia volta a promuovere la, sempre presunta, ritrovata normalità del Paese asiatico più che ad aiutare realmente le istituzioni italiane.  

Secondo autorevoli analisti la pandemia dovuta al Covid-19 potrebbe costare 10 punti di PIL al gigante asiatico allontanando, e non di poco, il sogno di poter diventare la prima potenza economica mondiale a discapito degli USA. Facile comprendere come Pechino, da sempre incline alla propaganda di regime, abbia quindi necessità di poter “esportare” la narrazione secondo cui la Cina è un paese forte e vincente nei confronti del Coronavirus.  

Non possiamo infine però dimenticare che una delle cause delle attuali difficoltà del sistema sanitario italiano, e non solo di quello, è proprio il colpevole iniziale silenzio cinese sul propagarsi del virus. Secondo alcuni giornalisti di opposizione al regime, di cui si sono perse le tracce, il virus era stato individuato già nell’autunno dello scorso anno. Eppure, nonostante gli allarmi, si è preferito tacere con le disastrose conseguenze a cui oggi tutti noi non riusciamo ad adattarci e che mai saremo in grado di dimenticare