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TematicheItalia ed EuropaCovid-19 e turismo: impatto e scenari nel contesto italiano

Covid-19 e turismo: impatto e scenari nel contesto italiano

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L’impatto del Covid-19 sul turismo interno è andato di pari passo con l’escalation delle restrizioni e dei decreti di chiusura che il Governo Italiano ha emanato in conseguenza dello scoppio e con l’evolversi dell’emergenza sanitaria fin dai primi mesi del 2020.

I primi mesi del 2020 – Sulla scia del panorama europeo, anche per l’Italia, il 2020 rappresenterà un anno da record, non ovviamente in termini positivi come lo è stato il 2019, bensì come l’anno della più profonda crisi che il comparto turistico italiano abbia mai dovuto affrontare nella sua storia.

Chiusura delle frontiere, limitazioni alla mobilità e riduzioni delle offerte ricettive e di trasporto entrano inevitabilmente in contrasto con lo spirito e la natura del turismo, tanto da essere destinate a provocare una crisi senza precedenti in tutto il settore­, che nel 2019 ha contribuito al 13% del PIL italiano, per un totale di 232 miliardi di euro, garantendo inoltre un posto di lavoro a 3,5 milioni di persone, equivalenti al 15% del totale degli impiegati nel nostro paese.

Le totali misure ristrettive e di contenimento imposte alla mobilità dell’intera nazione attraverso il lockdown del 9 marzo e le consequenziali chiusure di confini regionali e nazionali hanno determinato un azzeramento dei flussi turistici in concomitanza di uno dei periodi più produttivi dell’intero anno, il trimestre marzo-maggio.

In base a quanto riportato dall’indagine Istat, nel solo trimestre primaverile del 2019, si sono registrate negli esercizi ricettivi italiani il 18,5% delle presenze di tutto l’anno, per un totale di circa 81 milioni di pernottamenti. Inoltre, sempre negli stessi mesi la componente straniera ha rappresentato il 56% delle presenze, percentuale più alta rispetto a qualsiasi altro periodo dell’anno. Sono quindi oltre 30 milioni i turisti, sia italiani che stranieri, persi nel solo trimestre primaverile. Il 2019 è stato un anno record anche in termini di entrate turistiche internazionali, intese come spese turistiche realizzate in Italia dai turisti non residenti, arrivate complessivamente a 44,3 miliardi di euro, di cui 9,4 miliardi derivanti solo dai tre mesi presi in esame. Il blocco totale della mobilità e dei flussi turistici internazionali rischia quindi di creare un vuoto nella bilancia turistica di quasi 10 miliardi di euro.

Solo dal 18 maggio in poi in Italia è stato possibile tornare a circolare liberamente all’interno della propria regione per qualsiasi motivazione, mentre è stato necessario attendere fino al 3 giugno per potersi spostare senza restrizioni non solo tra una regione e l’altra ma anche da e per gli altri 26 Stati membri dell’Unione Europea, per gli Stati facenti parte dell’accordo Schengen come Liechtenstein e Svizzera ma anche verso Gran Bretagna, Principato di Monaco, San Marino e Stato della Città del Vaticano.

Gli scenari per il 2020 – Nel nostro paese, dove il turismo rappresenta una delle industrie cardine dell’economia, le misure di contenimento attuate dal Governo e l’elevato numero di casi e decessi, che fanno dell’Italia uno dei paesi più colpiti dall’emergenza sanitaria, rischiano di creare un vuoto economico enorme, il cui risanamento è destinato a richiedere diversi anni.

Prendendo come riferimento gli scenari proposti dall’Agenzia Nazionale del Turismo, per l’anno ancora in corso di svolgimento si prospetta, secondo lo scenario base, un calo dei turisti totali di circa il 44%, equivalente a 51 milioni di turisti in meno rispetto al 2019. Al concretizzarsi dello scenario peggiore in realtà, da tenere sempre in considerazione a causa dell’imprevedibilità della situazione, la riduzione rischierebbe di essere ancor più drastica, arrivando a 69 milioni di turisti in meno.

Se venisse rispettato lo scenario base, fondato sulla ripresa degli arrivi internazionali a corto raggio da luglio, l’Italia rischierebbe di perdere quindi circa 67 miliardi di euro, derivanti da mancate entrate turistiche (sia di turisti residenti che stranieri) e rischierebbe di veder ridotte di 165 milioni il numero delle notti turistiche trascorse presso le strutture ricettive del suo territorio.

In entrata, inevitabilmente, a risentirne maggiormente, causa maggiori limitazioni, maggior senso di insicurezza e maggiori costi, sono destinati ad essere i viaggi internazionali: il numero di turisti stranieri rischia di crollare infatti del 55%, pari a 35 milioni di persone in meno, con un calo della spesa turistica di circa 23 miliardi di euro mentre per i turisti domestici si prospetta un calo inferiore, precisamente del 31%, uguale a 16 milioni di turisti, per un totale di 46 milioni di pernottamenti ma con una perdita, dal punto di vista delle entrate turistiche, di ben 43,6 miliardi di euro.

La percentuale relativa al calo di arrivi internazionali nel nostro paese è leggermente superiore rispetto sia a quella prevista per la Francia (-52%), sia in confronto a quella della Spagna (-50%), nostri due principali competitor. È invece inferiore rispetto alle altre principali mete dell’Europa Mediterranea come Croazia (-68%) e Grecia (-58%). Dal punto di vista economico invece, il contributo diretto, indiretto e indotto del turismo sul PIL nazionale è destinato a crollare di 5,8 punti percentuali, passando dal 13% del 2019 al 7,2% del 2020.

Previsioni di ripresa? – Elaborare delle previsioni di ripresa è molto complesso, gli scenari proposti, infatti, seppur fondati su precise valutazioni, richiedono un continuo, a volte anche quotidiano, aggiornamento. L’eventualità di una ripresa della malattia, così come avvenuto in paesi extraeuropei come Stati Uniti, Australia e Corea del Sud o la reintroduzione di misure restrittive o di quarantena da parte dei Governi Nazionali, come accaduto in Spagna, nel caso del nuovo focolaio registratosi a Barcellona, potrebbero in qualsiasi momento stravolgere gli scenari e le previsioni fino a quel momento elaborate e rallentare la ripresa dei viaggi, così come dei voli a lungo raggio, che hanno rappresentano per l’Italia, nel 2019, il 29% degli arrivi internazionali totali.

Le caratteristiche del turismo nostrano, come ad esempio la maggior incidenza dei turisti stranieri rispetto a quelli residenti, che ormai da tre anni superano il 50% delle presenze totali presso le nostre strutture ricettive, se da un lato rendono l’Italia uno dei paesi più vulnerabili, dall’altro non facilitano di certo le previsioni di ripresa del nostro settore turistico. Secondo gli scenari elaborati dalla stessa Agenzia Nazionale del Turismo, soltanto nel 2022 il numero di turisti domestici dovrebbe tornare ai livelli registrati nel 2019, mentre per il turismo internazionale si prospetta una ripresa ancor più lenta, con i flussi turistici che potrebbero superare i volumi dello scorso anno soltanto dopo l’inizio del 2023. Con riferimento ai risultati del 2019 infatti, al termine del biennio 2020-2021, per cui ci si attende un segno pesantemente negativo rispetto ai trend pre-crisi, soltanto nel 2022, secondo lo scenario base, il numero di turisti residenti in viaggio nel nostro paese dovrebbe segnalare un aumento del 5% rispetto al 2019 mentre il volume di turisti internazionali in vacanza in Italia, nel miglior scenario possibile, dovrebbero tornare a segnalare un segno positivo soltanto nel 2023, con un 7% in più rispetto al livello precedente alla crisi sanitaria.

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