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Il ruolo dell’accordo di Cotonou nella storia delle relazioni Africa-UE

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Le relazioni Africa-Unione Europea sono attualmente regolate dall’accordo di Cotonou e dalla strategia congiunta Africa-UE, che includono una dimensione politica, economica e di sviluppo. L’UE è il leader del sostegno allo sviluppo ed è attiva nel promuovere la pace e la sicurezza in Africa. Inoltre, fin dagli anni Settanta con le Convenzioni di Lomé e successivamente con l’accordo di Cotonou, l’UE opera attraverso strutture multilaterali per promuovere lo sviluppo nei cosiddetti Paesi ACP, ovvero Africa, Caraibi e Pacifico. Ad oggi la cooperazione allo sviluppo da parte dell’UE sta attraversando una fase di stallo che rischia di generare gravi ripercussioni nel continente africano. Al fine di comprendere meglio i fatti attuali è necessario approfondire brevemente l’evoluzione delle relazioni Africa-UE

L’accordo di Cotonou costituisce la base per le relazioni tra l’UE e i 79 paesi che formano l’Organizzazione degli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (OSACP). Firmato nel 2000 e con durata ventennale, tale accordo è stato prorogato fino a giugno 2023 e vuole contribuire a sradicare la povertà e a promuovere uno sviluppo economico, culturale e sociale sostenibile dei paesi partner, favorendo inoltre la progressiva integrazione delle loro rispettive economie nell’economia mondiale. Si tratta dunque di una stretta collaborazione basata su principi quali la parità dei partner aderenti all’accordo e l’ autonomia dei paesi ACP di stabilire le proprie strategie di sviluppo, cooperazione nella quale sono attivi anche i parlamenti, le autorità locali, la società civile, il settore privato ma anche partner economici e sociali. Al fine di attuare l’accordo di Cotonou, sono state create delle istituzioni congiunte come il Consiglio dei ministri ACP-Unione che, insieme al Comitato degli ambasciatori, adotta linee guida politiche e presenta una relazione annuale sullo stato di avanzamento dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-Unione. Vi è poi il Comitato ministeriale misto ACP-Unione per il commercio che esamina l’impatto dei negoziati commerciali multilaterali sugli scambi ACP-Unione e lo sviluppo delle economie ACP. Infine, il Comitato ACP-Unione di cooperazione per il finanziamento dello sviluppo esamina e monitora i progressi della cooperazione in tale settore. L’accordo di Cotonou è stato firmato nel 2000 e sarebbe dovuto scadere nel 2020, ma è stato prorogato fino a giugno 2023 in quanto la firma del nuovo accordo post-Cotonou tra l’UE e l’OSACP è ancora in sospeso. Il nuovo accordo include settori strategici per una cooperazione più efficiente tra cui: diritti umani, democrazia e governance; pace e sicurezza; sviluppo umano e sociale; sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici; crescita e sviluppo economici inclusivi e sostenibili; migrazione e mobilità. Inoltre, l’accordo post-Cotonou sottolinea l’importanza della cooperazione nelle assemblee internazionali nonché dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e cerca di assegnare un ruolo più importante al dialogo e alla cooperazione con l’Unione africana.

A più di due anni dalla scadenza dell’accordo di Cotonou, l’UE non riesce ad ottenere la ratifica della nuova Convenzione, la quale necessita della ratifica di tutti gli Stati membri. Tra questi, l’Ungheria si è opposta perché vorrebbe norme più restrittive in materia di migranti nonostante la nuova Convenzione contenga disposizioni più dettagliate rispetto al passato, come ad esempio l’obbligo per i paesi ACP di rimpatriare immigrati irregolari presenti nel territorio europeo. Secondo il primo ministro ungherese Viktor Orbán, la nuova Convenzione consentirebbe una migrazione legale nell’UE per cittadini dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico mediante visti e ricongiungimenti familiari. In un’intervista rilasciata a Reuters, Orbán ha dichiarato che «l’Ungheria non vuole una società parallela, o una società aperta o una cultura confusa che include i migranti musulmani provenienti da Paesi non appartenenti all’UE ». Purtroppo, anche se la Convenzione post-Cotonou entrasse in vigore rimarrebbero irrisolte alcune questioni delicate. Innanzitutto, il sostegno europeo allo sviluppo non sarà più garantito dall’attuale Fondo di sviluppo europeo bensì attraverso Global Europe, il quale andrebbe a finanziare attività esterne dell’UE come la politica di vicinato e il sostegno ai diritti umani rispetto alle quali i rappresentanti dei Paesi ACP hanno espresso preoccupazioni. Infine, la nuova Convenzione non presenta alcuna novità rispetto al passato. La clausola di condizionalità democratica rimane vaga e poco applicabile, non vi sono impegni significativi nel campo del trasferimento scientifico e tecnologico, mentre sul piano imprenditoriale compaiono solo generiche affermazioni. 

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