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Cosa si è detto alla 66esima sessione annuale dell’Assemblea Parlamentare della NATO. Parla l’On. Luca Frusone, Presidente della delegazione italiana

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Dal 18 al 23 novembre si è tenuta, in versione digitale, la 66esima sessione annuale dell’Assemblea Parlamentare della NATO in cui si sono affrontate tematiche cruciali per il presente e il futuro dell’Alleanza. Al termine dei lavori, anche il Segretario Generale Jens Stoltenberg è intervenuto e ha ribadito l’importanza del processo NATO 2030. Per saperne di più abbiamo intervistato l’Onorevole Luca Frusone – Presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea Parlamentare della NATO.

Onorevole Frusone la ringraziamo per la sua disponibilità. Gerry E. Connolly, neo Presidente dell’Assemblea Parlamentare, durante un suo intervento ha detto che il continuo processo di riflessione NATO 2030 e la revisione dell’attuale Concetto Strategico “plasmeranno” il futuro. A tal proposito, la dichiarazione adottata dall’Assemblea ha invitato la NATO ad aggiornare il proprio Concetto Strategico alla luce del mutato contesto di sicurezza globale. Secondo lei in cosa dovrebbe essere aggiornato il Concetto Strategico e, dunque, a cosa dovrà essere data maggiore attenzione?

Preservare un forte e solido legame transatlantico è una condizione imprescindibile per la sicurezza nell’area euro-atlantica e, al contempo, una componente essenziale per un multilateralismo efficace, a tutela della pace e della stabilità internazionale, in linea con il Preambolo e gli Articoli 1 e 2 del Trattato di Washington. Un buon Concetto Strategico deve essere in grado di tracciare la strada che i singoli Paesi devono intraprendere per prevedere il futuro ed essere il più possibile adattabile alla mutevolezza dei tempi.  L’impegno del 2010 rappresenta al meglio la principale caratteristica dell’Alleanza Atlantica: l’adattabilità.  

A partire dal 2010 siamo arrivati a 30 Paesi membri e due nuovi domini operativi. Tutto ciò si è reso necessario per rispondere all’incredibile corsa tecnologica nel mondo degli armamenti e conseguentemente la concezione stessa di conflitto, non più intesa solo come uno scontro di opposte fazioni ma arricchitasi di diverse sfumature “ibride” in grado di colpire aspetti della vita civile di un Paese che fino ad ora non si ritenevano in pericolo. Proprio per questo il Segretario Generale Stoltenberg ha dato vita al processo NATO 2030. 

Come Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO e come Presidente della stessa abbiamo avuto l’opportunità di presentare delle proposte concrete. Nell’immaginare la nuova Alleanza emerge l’esigenza che tutte le componenti cashcapabilities e contributions vengano considerate ugualmente rilevanti. Più volte è emerso come il semplice parametro quantitativo del 2% non sia sufficiente. Rivendichiamo in particolare l’eccellente contributo dell’Italia alle Missioni internazionali che fa del nostro Paese un security provider apprezzato a livello globale. 

L’impatto che il COVID-19 ha avuto anche sull’aspetto economico ci costringe a porre l’attenzione sul burden sharing secondo le logiche dell’articolo 3 del Trattato del Nord Atlantico, focalizzandoci sul concetto di mutua assistenza e condivisone. Occorre inoltre dotare l’Alleanza di un quadro concettuale che le permetta di strutturare l’insieme delle attività di polizia finalizzate a rinforzare e prestare supporto alle forze dell’ordine locali. Il loro fine è contribuire al ripristino o al mantenimento della quiete e della sicurezza pubblica, dello stato di diritto e della tutela dei diritti umani, aspetto sempre più richiesto negli scenari attuali.

Allo stesso tempo risulta necessario razionalizzare le risorse destinate alla progettazione, realizzazione e sviluppo di programmi nel settore della difesa e sicurezza, soprattutto per quelli legati all’Intelligenza Artificiale, alla robotica, alle biotecnologie e alle tecnologie per le comunicazioni. Su questo punto appare quindi importante la possibilità di costituire organi di consulenza tecnico-scientifica sotto l’egida della NATO per supportare i decisori politici nazionali, al fine di percepire tempestivamente ed efficacemente gli eventuali rischi derivanti da cambiamenti tecnologici e scientifici, senza sottovalutare le sfide provenienti dal climate changeagli Alleati e il contributo di tali organi alla causa.

Il Segretario Generale Jens Stoltenberg nel suo intervento ha ribadito l’importanza del NATO 2030 per rendere l’Alleanza sempre più forte attraverso tre priorità: rafforzamento militare, politico e un sempre maggiore approccio globale. Cosa deve fare l’Alleanza per riuscire in questo suo obiettivo? E ancora, Stoltenberg ha poi riconosciuto il “ruolo cruciale” dell’Assemblea Parlamentare e, in qualità di Presidente della delegazione italiana, quanto è importante il lavoro che svolgete nel preparare l’Alleanza verso il futuro e nel rafforzare i suoi valori democratici e la sua unità?

Le vicende storiche a cui stiamo assistendo hanno imposto nel corso degli anni la NATO come foro di discussione privilegiato, permettendole così di portare a compimento anche politiche utili alle altre Organizzazioni Internazionali. Il Segretario Generale ha sottolineato come la NATO rappresenti oggi uno spazio importante per il dialogo tra i paesi membri. Molti avvenimenti degli ultimi anni avrebbero avuto dei canali diplomatici sicuramente diversi e più difficili da attivare se non ci fosse stata la NATO.

Riguardo all’Assemblea, lo stesso Segretario Generale Stoltenberg ha evidenziato come la NATO sia l’unica opportunità per i Paesi europei e Nordamericani in cui potersi confrontare regolarmente. Per riuscire in tale ambizioso obiettivo l’Alleanza deve impegnarsi a mantenere i bilanci di spesa per la difesa ai livelli attuali, nonostante le pressioni per ridurli derivanti dalla pandemia da COVID-19; per ottenere un sempre maggiore approccio globale dovrebbe rafforzare il programma di attività della NATO nel campo dell’innovazione, sviluppando un approccio alla pianificazione più strategico e promuovendo una mentalità agile, innovativa e aperta al rischio. Bisogna quindi porre maggiore enfasi sull’innovazione al servizio della difesa, in particolare per quanto riguarda l’integrazione, la sperimentazione, la risposta e la resilienza. L’incentivo italiano e l’assiduo lavoro svolto dalla delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO forniscono un deciso contributo volto ad indirizzare lo sguardo dell’Alleanza verso i pericoli e le criticità del suo versante meridionale, sia sul fronte della pianificazione militare che su quello del rafforzamento della cooperazione e del dialogo politico con i Paesi partner della regione. 

Gli Stati Uniti hanno da tempo iniziato la riduzione in alcuni punti chiave del Medio Oriente tra cui Afghanistan, Iraq e Siria, nonostante la minaccia dell’ISIS sia tutt’altro che terminata. La NATO, in questo senso, come si posiziona? Continuerà la sua presenza in quelle aree in modo da garantire una maggiore sicurezza e stabilità?

A fronte del perdurare della minaccia di Daesh anche al di fuori dei territori da questa inizialmente occupati, è importante evidenziare la nuova missione della NATO denominata Implementation of the Enhancement of the Framework for the South, finalizzata al rafforzamento della stabilità delle regioni poste lungo il Fianco Sud della NATO attraverso attività di formazione e di supporto dei Paesi dell’area. 

Ultima domanda. Nel corso del meeting, la Commissione Scienza e Tecnologia ha esaminato la risoluzione “Le armi ipersoniche: una sfida tecnologica per gli Alleati e la NATO”. Come si sta muovendo la NATO in questo senso? C’è il rischio che le armi ipersoniche inneschino una nuova corsa agli armamenti?

Le armi ipersoniche innescheranno, con tutta probabilità, una nuova corsa agli armamenti che ribalterà i tradizionali calcoli di stabilità strategica. Il Munich Security Report 2019 ha descritto i veicoli in oggetto come “armi potenzialmente rivoluzionarie” che potrebbero “aggirare le attuali difese missilistiche e ridurre radicalmente il tempo di allerta per un attore mirato”. Un’arma ipersonica è qualsiasi missile o oggetto capace di raggiungere e mantenere velocità superiori 5 volte la velocità del suono (Mach 5.0 o M5), equivalenti a 6136 Km/h o superiori.

Diverse Nazioni stanno dedicando maggiore attenzione e risorse al progresso della ricerca sulla tecnologia ipersonica. Il progetto di rapporto illustrato in Commissione ha consentito a tutti i legislatori di avere una panoramica dello stato attuale dello sviluppo di armi ipersoniche inclusa la tecnologia e gli attori chiave.

Sebbene la NATO non abbia intenzione di impegnarsi in una nuova corsa agli armamenti, ha certamente bisogno di valutare le implicazioni di questo nuovo tipo di dispositivi per la sua funzione di deterrenza e la sua architettura difensiva. Considerando le probabili attività di ricerca di numerose Nazioni, gli Alleati dovranno prontamente trovare strumenti per limitare il rischio di proliferazione. È quindi importante vigilare su questi sistemi di nuova generazione, in quanto il volo ipersonico può avere delle ricadute civili interessanti. Non è la tecnologia in sé che crea problemi ma l’uso che se ne fa, ecco perché è importante mantenere alta l’attenzione su queste tematiche e supervisionare sul loro sviluppo e diffusione.

Alessandro Savini,
Centro Studi Geopolitica.info

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