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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoCosa ha ottenuto finora Putin in Ucraina e cosa...

Cosa ha ottenuto finora Putin in Ucraina e cosa rischia

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Il 24 febbraio 2022, il Presidente russo Vladimir Putin ha dato il via ad un’invasione su vasta scala dell’Ucraina avviando il primo scontro tra due nazioni nel Continente Europeo dal 1945. L’azione del Presidente russo ha scatenato una forte ondata di indignazione a livello internazionale, a cui ha fatto da contraltare una risposta piuttosto scomposta dell’Occidente. L’azione di Vladimir Putin ha già rappresentato un successo per lui sotto alcuni punti di vista, ma rischia di avere implicazioni piuttosto sfavorevoli nel lungo termine. In questo articolo cercheremo di analizzare quali sono i risultati che il Presidente Putin ha già ottenuto attraverso le sue azioni e quali sono invece i risultati negativi che potrebbero generare.

I successi

  • Primo e chiaro successo del Presidente russo è stato il mostrare pubblicamente ciò che è già in parte noto da tempo, l’Occidente non ha più la volontà di agire militarmente per gestire alcune crisi. Storicamente, la volontà ha rappresentato assieme al coefficiente di potenza uno degli elementi centrali nell’ambito delle relazioni internazionali. Come mostrato sin dal mancato intervento nella crisi siriana nel 2013, l’Occidente non vuole più occuparsi della gestione di numerose crisi internazionali, a causa dell’intersezioni di variabili interne, quali l’opinione pubblica e variabili esterne, quali l’ascesa di altre potenze e la moltiplicazione di tali crisi. Putin ha mostrato al mondo la mancanza di volontà dell’Occidente, contribuendo a minarne la credibilità.
  • Secondo successo del leader russo è stato il mostrare al mondo alcune fragilità del blocco Occidentale. Sin dalle prime avvisaglie della crisi l’Occidente si è mostrato piuttosto diviso sul tipo di risposta da adottare. Le sanzioni imposte dal 2014 hanno significativamente danneggiato l’economia russa, ma non hanno colpito il settore maggiormente importante per l’economia russa, l’export di petrolio e gas. Il settore dell’export petrolifero rappresenta infatti il 40% del budget russo e il 67% di tali risorse è esportato verso l’Europa. Sin dai primi anni duemila, il Presidente Vladimir Putin ha costantemente perseguito una politica volta a centralizzare l’estrazione di petrolio e gas ponendole sotto il controllo delle due compagnie statali Gazprom e Rosneft, conferendo alla prima il monopolio dell’export di gas attraverso una legge approvata dalla Duma. Nel corso degli anni la Federazione Russa ha sfruttato il calo della produzione di gas europeo per creare un vero e proprio meccanismo di interdipendenza, arrivando a fornire circa il 40% del gas impiegato in Unione Europea. Tale interdipendenza ha rappresentato una formidabile arma nelle mani di Mosca che ha sfruttato il suo ruolo come principale fornitore di gas e petrolio del Continente Europeo come uno strumento di pressione circa 19 volte dal 1993. L’Europa ha fallito sin dal 2014 a sganciarsi da tale rapporto a causa di scelte poco lungimiranti e dell’assenza di una politica energetica concreta. La scarsa lungimiranza dell’Europa è stata ben visibile quando la Germania ha deciso di proseguire con il progetto del gasdotto Nord Stream 2, nonostante le azioni russe in Ucraina nel 2014. L’Occidente è parso diviso sul tema delle sanzioni verso il settore energetico russo, mostrando la sua divisione interna e il successo della politica di Mosca. 
  • Il terzo successo è rappresentato dal completamento del processo iniziato già nel 2008 con l’invasione della Georgia avvenuta nonostante l’opposizione degli Stati Uniti, l’Occidente può essere sfidato. Putin ha dimostrato che la Russia può compiere passi importanti come invadere altri stati sovrani nonostante il parere contrario dell’Occidente. Lo schieramento uscito vincitore dalla Guerra Fredda non è più egemone, questo è ciò che il Presidente russo ha mostrato al mondo 

Gli effetti negativi nel lungo termine

  • Il primo (e forse più) prevedibile degli effetti negativi a lungo termine è rappresentato dalla stessa invasione dell’Ucraina. Sebbene siamo solo nelle prime fasi e i russi abbiano impiegato circa il 33% delle forze a disposizione, l’esercito ucraino sta resistendo molto meglio del previsto. Le forze russe hanno lanciato un attacco da tre direzioni, verso quattro città ucraine, Mariupol, Kharkhiv, Kershon e la capitale Kiev. Tuttavia, il previsto crollo delle forze ucraine non si è verificato, l’esercito di Kiev è stato in grado di respingere diversi assalti e di ottenere alcuni successi, l’esercito russo non ha occupato alcuna grande città e le armi occidentali fornite all’Ucraina, quali missili antiaerei Stinger e missili anticarro Javelin, si stanno rivelando estremamente efficaci. Laddove le forze russe finissero per impantanarsi in un lungo conflitto, la situazione finanziaria russa finirebbe per risentirne, così come ne risentirebbe la reputazione delle forze armate russe. 
  • Secondo risultato negativo consiste nell’aver definitivamente spinto l’Europa ad avviare un phase out dal gas russo. Negli ultimi anni, l’Europa ha cercato di diversificare le sue importazioni di gas attraverso il gasdotto TAP e attraverso maggiori importazioni di LNG americano e qatarino. Tuttavia, la quantità di gas importato non è sufficiente a coprire il fabbisogno europeo e l’UE non dispone di rigassificatori sufficienti a trattare il gas liquefatto fornito dagli USA e dal Qatar, inoltre, il prezzo sarebbe notevolmente più alto date le spese di trasporto. Un qualsiasi piano europeo per liberarsi dal gas russo, richiederebbe anni per essere implementato con successo, ma di certo, il semplice annuncio di tale piano rappresenta un grande cambiamento che potrebbe portare la Russia a perdere nel lungo termine il suo più importante strumento di pressione sull’Europa.
  • Terzo risultato negativo consiste nella sempre crescente dipendenza dalla Cina. Sin dagli anni Novanta Russia e Cina hanno formato una partnership strategica che ha fatto da balancing all’egemonia americana. A partire dalla crisi della Crimea del 2014, la Russia ha legato sempre più la sua economia e la sua politica estera alla Cina, ciò ha avuto due conseguenze, la creazione di una partnership sbilanciata a favore di Pechino e la progressiva perdita di influenza su India e Vietnam, tradizionali partner della Russia preoccupati dell’ascesa cinese. L’invasione ha ulteriormente peggiorato i rapporti tra la Russia e l’Occidente, suo principale partner commerciale (sette dei dieci principali partner commerciali russi sono paesi occidentali o alleati dell’Occidente). La Russia si legherà sempre più alla Cina, rischiando di trovarsi preda di una partnership fortemente sbilanciata che potrebbe potenzialmente impattare sulla sua politica estera, laddove dovesse intraprendere azioni considerate non convenienti per la Cina.

In ultima analisi, le azioni russe stanno provocando il più vasto dispiegamento di forze NATO in Europa Orientale dai tempi della guerra fredda. Finora, la NATO aveva dislocato forze minori in Europa Orientale, anche dopo il 2014, ma adesso la situazione sta cambiando drasticamente. Le nazioni dell’Est Europeo temono ormai le mire espansionistiche di Vladimir Putin e chiedono una maggiore protezione. La NATO sarà chiamata a cambiare drasticamente la sua struttura militare in Europa Orientale e la Russia dovrà necessariamente far fronte a questo nuovo assetto strategico.

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