Cosa è successo ieri in Siria

Alta tensione in Siria: nella notte bombardamenti su diversi target nella zona di Latakia. Abbattuto un aereo russo per errore dalla contraerea siriana. Tutto questo dopo che Erdogan e Putin, a Sochi, avevano trovato un accordo per evitare un’offensiva militare su Idlib.

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La giornata di ieri, 17 settembre, era iniziata con una notizia distensiva per la Siria. A Sochi, nella residenza estiva di Putin, il leader russo e il presidente turco Erdogan si sono incontrati per trovare una soluzione per la provincia di Idlib. Durante il trilaterale di Teheran del 7 settembre, che aveva coinvolto Russia, Turchia e Iran, era proprio il presidente turco che più di tutti aveva spinto affinché venisse evitata una campagna militare sulla provincia siriana: Erdogan temeva una nuova ondata di profughi nel proprio paese, che già ospita circa 3 milioni di siriani.
Durante l’incontro di ieri il leader turco è riuscito ad evitare la temuta offensiva militare: Russia e Turchia hanno presentato un piano diplomatico che prevede la creazione di una zona smilitarizzata profonda circa 20 chilometri, che interesserà gran parte della provincia di Idlib. La zona cuscinetto dovrà essere istituita entro il 15 ottobre: porterà al ritiro di tutti i combattenti considerati “radicali” e al “ripiegamento di tutti gli armamenti pesanti nella zona”. La gestione della sicurezza delle operazioni sarà affidata a gruppi mobili di contingenti turchi e alla polizia militare russa.
“Sono convinto che con questo accordo abbiamo evitato una grave crisi umanitaria a Idlib”, ha affermato Erdogan a margine dell’incontro.
Un accordo che soddisfa entrambe le parti: la Russia non si esporrà, nel breve termine, in un conflitto che rischia di attirare le critiche di gran parte della comunità internazionale, dato l’alto numero di civili presenti nell’area; la Turchia scongiura il rischio della nuova ondata di profughi a ridosso dei propri confini. Anche la Siria e l’Iran, spettatori interessati dell’incontro, possono ritenersi soddisfatti: l’alto numero di combattenti sparso nella provincia di Idlib, diviso tra milizie jihadiste e oppositori di Assad, avrebbe potuto tramutare l’offensiva militare in una campagna lunga diverse settimane, e ad alto rischio di perdite. Non a caso il ministro degli esteri iraniano Zarif ha dichiarato di aver accolto con favore l’accordo russo-turco su Idlib.
Al momento Assad dovrà rinunciare a riconquistare la cosiddetta “ultima provincia nemica”: il rapporto tra la Russia e la Turchia, paese Nato che si sta allontanando da Washington, per Putin vale più della provincia siriana.

La distensione del pomeriggio è durata poco: gli eventi mutevoli, a cui lo scenario mediorientale ci ha spesso abituato, hanno preso una piega inaspettata nella notte.
4 F-16 israeliani hanno colpito diversi obiettivi nei pressi di Latakia: il ministero della difesa israeliano ha diramato un comunicato spiegando che gli obiettivi erano strutture dell’esercito siriano nelle quali si confezionavano armi destinate a Hezbollah tramite l’Iran. Durante l’attacco nella notte, il sistema di difesa S-200 siriano ha colpito per errore un aereo da ricognizione russo che si trovava nella zona. Il ministero della difesa russo ha denunciato “l’azione irresponsabile di Israele” come causa della tragedia aerea. Israele ha avvertito dell’attacco con gli F16 contro siti siriani con un solo minuto di anticipo, “non assicurando agli aerei russi il tempo necessario di mettersi in sicurezza”. Sempre secondo il ministero della difesa russo i piloti israeliani avrebbero usato l’aereo russo come copertura, facendolo apparire come target alle forze siriane di difesa aerea. Avendo una sezione radar molto più grande degli F-16 è stato abbattuto da un missile del sistema S-200 siriano. Nella mattinata è stato convocato d’urgenza l’ambasciatore israeliano dal ministero degli esteri russo, per riferire dell’abbattimento dell’aereo e dell’operazione militare di Israele. 
Poche ore dopo è direttamente Putin ad abbassare i toni durante una conferenza stampa, bollando i fatti della notte come “il risultato di una catena di tragici errori”.
Il ministero della difesa israeliano ha nel frattempo diramato un comunicato ufficiale, nel quale mostra cordoglio alle vittime militari russe e accusando Damasco dell’abbattimento.
Una delle possibili azioni che Putin potrebbe intraprendere è quella di aumentare le risorse militare nelle basi nei pressi di Latakia: al momento non si hanno conferme, bisognerà attendere i prossimi giorni.
Sempre nella notte fonti russe hanno registrato il lancio di cruise dalla fregata francese “Auvergne”: Parigi nega ogni coinvolgimento.
La partita siriana è ancora aperta.