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17/12/2024
Medio Oriente e Nord Africa

La corsa europea al Nordafrica: Geopolitica del Mediterraneo tra ingerenze esterne e infrastrutture strategiche.

di Jacopo Marzano

Spesso non centrale nelle tematiche mediatiche e troppo a lungo posta ai margini dello status quo internazionale, il ruolo dell’Africa risulta oggi centrale per il futuro delle strategie geopolitiche italiane ed europee.

Spesso non centrale nelle tematiche mediatiche e troppo a lungo posta ai margini dello status quo internazionale, il ruolo dell’Africa risulta oggi centrale per il futuro delle strategie geopolitiche italiane ed europee

La rilevanza geopolitica dell’Africa può essere descritta brevemente in specifici cicli storici: prima epicentro delle campagne di colonizzazione europee, successivamente decolonizzata e spartita dalla contrapposizione bipolare tra superpotenze, comincia ad emergere come attore autonomo – ed estremamente instabile – al termine della Guerra Fredda e diviene, oggi, teatro per strategie di guerra ibrida e di contesa economica per le principali potenze nell’estrema multipolarità globale. 

La corsa all’Africa europea oggi risponde all’endiadi composta da urgenza ed opportunità: l’influenza russa e le strategie di medical ed economic intelligence cinesi nel Continente, consolidate ed in via di sviluppo, richiedono all’Europa – e all’Italia – una riorganizzazione e nuova progettazione del dialogo con i paesi nordafricani.

In questo scenario, il Global Gateway Project ed il Piano Mattei rappresentano l’applicazione pratica di una strategia di forecasting geopolitico

Cooperazione e prevenzione alle porte del Mediterraneo

Le Primavere Arabe, la crisi migratoria tra il 2015 ed il 2016, la guerra in Siria, congiuntamente allo scoppio e all’espansione dell’ISIS dall’Africa all’Occidente: ognuno di questi scenari, per ragioni differenti, ha determinato effetti domino transnazionali, trascinando di fatto l’Europa in un clima emergenziale. 

La credibilità del ruolo europeo nel sistema internazionale, così come la sicurezza dei suoi Stati membri, è oggi condizionata anche dalla capacità di garantire la stabilità del continente africano e della regione nordafricana come partner privilegiato, limitando le avanzate russe e cinesi sul territorio e prevenendone gli eventuali sviluppi.

I progetti di dialogo energetico e cooperazione diplomatica con il Nordafrica appaiono, infatti, come il tentativo di anticipare – o contrastare – le ingerenze di Pechino e Mosca, già presenti nel continente africano e particolarmente nell’area del Sahel e subsahariana, acquistando così il ruolo di interlocutori principali. 

La coincidenza di colpi di Stato, dal 2019 ad oggi, ed importazioni di armi russe in Niger, Mali, Burkina Faso e Sudan, congiuntamente alla diplomazia di Mosca legata all’importazione dei cereali – che solamente in Tunisia, tra il 2022 ed il 2023 sono quintuplicate – rischiano di rendere la vicinanza tra l’Africa ed Europa un mero fattore geografico, nonché potenziale minaccia. 

Diplomazia paritaria e cointeressi: il dialogo tra Europa e Nordafrica

In un’ottica di contrasto e prevenzione delle ingerenze esterne nel dialogo tra Europa e Nordafrica, sia la strategia del Global Gateway che il Piano Mattei rappresentano un cambio di passo per la politica estera europea e italiana. 

L’individuazione di obiettivi comuni, congiuntamente alla comprensione e condivisione degli obiettivi dell’interesse nazionali dei partner rappresentano alcuni dei principali obiettivi della nuova European Neighbourhood Policy, che fonda il suo riorientamento sulla costituzione di partenariati strategici ad hoc per la realizzazione delle esigenze specifiche dei singoli Paesi Nordafricani e sulla condivisione di queste, nell’ottica di una più efficace diplomazia paritaria.

Di particolare rilevanza strategica è il progetto MEDUSA per la costruzione di un sistema di cavi sottomarini di oltre 7.100 km tra Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Cipro a Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto e finanziata in parte, per un totale di 342 milioni di euro complessivi, dall’UE e dalla Banca Europea per gli Investimenti. 

Volto ad implementare la connettività, la ricerca ed il commercio regionale ed interregionale nordafricano, il progetto MEDUSA rappresenta un rilevante asset per l’efficacia del ruolo di competitor principale dell’Europa rispetto alla “Nuova Via della Seta” cinese, intesa come strategia di intelligence economica per la penetrazione dei mercati e delle infrastrutture estere.   

Sul versante italiano, in linea con gli obiettivi del Piano Mattei, il progetto ELMED, delineato come un effettivo ponte energetico tra Italia e Tunisia, rappresenta un ulteriore asset strategico di dialogo e cooperazione con la regione nordafricana. 

Finanziato parzialmente dal Connecting Europe Facility e dalla Banca mondiale, ELMED unirà le stazioni elettriche di Partanna (Sicilia) e di Mlaabi (Capo Bon, Tunisia), per un totale di circa 220km di distanza, consentendo l’approvvigionamento energetico e l’accrescimento degli scambi di elettricità generati da fonti rinnovabili. 

Sul versante della transizione energetica e del dialogo euromediterraneo, la dichiarazione di intenti sottoscritta da Italia, Germania ed Austria sul South H2 Corridor, ovvero un collegamento di 3.300 km per l’approvvigionamento energetico di idrogeno che unisca gli Stati firmatari al Nordafrica, risulta anch’esso di particolare interesse. 

Il progetto trilaterale, ad oggi ancora in via di sviluppo, concretizza la necessità dettata dalle linee guida europee in vista degli obiettivi da raggiungere entro il 2030 attraverso la diversificazione delle fonti energetiche, rafforzando, al contempo, la coesione commerciale, energetica e geopolitica con la regione nordafricana – coinvolgendo in particolare Algeria e Tunisia – e ponendo un ulteriore potenziale pilastro vero una solida autonomia strategica europea. 

Ripensare l’efficacia: cooperazione e condivisione

Il riconoscimento della sovranità nazionale dei propri interlocutori e la definizione di linee comuni per obiettivi condivisi costituisce l’unica via per ottenere cooperazione reciproca, riducendo al minimo le possibilità di ingerenze esterne ed evitando nuovamente l’attivazione di linee diplomatiche e di credito per la stabilizzazione delle regioni più critiche che, al contempo, sapendo di essere potenziali vettori di instabilità verso il Mediterraneo, sfruttano autonomamente o grazie alla regia di terzi la loro instabilità come leva contrattuale o, peggio, in chiave anti europea e antioccidentale. 

In conclusione, appare chiaro come il paradigma del Mediterraneo euro-africano stia emergendo come uno scenario dalla duplice potenziale proiezione: opportunità di coesione ed interconnessione energetica, politica e strategica per l’Europa o possibile elemento di weaponizzazione, dunque utilizzato per fini di pressione o coercizione, contro l’Europa. 

Con coscienza storica e analisi previsionale, da Bruxelles a Roma appare chiara la volontà di un cambio di rotta per le relative politiche euro-mediterranee. Non interventi postumi di stabilizzazione, ma lungimiranti strategie di pianificazione comune tra Europa e Nordafrica attraverso cooperazione e condivisione sulle infrastrutture energetiche e strategiche, col fine ultimo di giocare dallo stesso lato del tavolo la partita per il controllo dello scacchiere mediterraneo. 


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