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Tra corruzione e arresti: un’analisi della presa di Kherson nelle prime settimane del conflitto

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Quando otto mesi fa Putin ha lanciato l’“operazione militare speciale” in Ucraina, l’obiettivo era quello di condurre un’operazione militare rapida e il meno sanguinosa possibile. L’obiettivo non prevedeva di occupare l’intero Paese, ma limitarsi alle regioni di Donetsk e Lugansk dove prevale la popolazione russofona, espandendo la cornice di sicurezza della Crimea e confidando nella caduta quasi immediata del governo ucraino. Perché, però, la leadership russa si aspettava una rapida presa dei territori ucraini?

Analizzando l’andamento della guerra, in particolare la sua prima fase, si può vedere come uno dei primi obiettivi militari conquistati dalle truppe russe sia stata Kherson, dalla quale i russi stanno ritirando in queste ore a seguito della controffensiva di delle forze di Kiev, una delle maggiori città del sud dell’Ucraina, che infatti è stata presa il 3 marzo, sette giorni dall’inizio dell’offensiva russa. Ciò è stato possibile, secondo alcuni ufficiali ucraini, perché il Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) ha fallito nel bombardare il ponte Antonovskiy, che attraversa il fiume Dnipro e collega Kherson al sud dell’Ucraina, permettendo alle truppe russe di entrare facilmente dalla Crimea nella città. La facilità con cui le truppe russe hanno conquistato terreno, però, è anche ricollegabile al fatto che probabilmente alcune figure di punta ucraine, anche dello stesso SBU, erano colluse con Mosca. Per esempio, Oleg Kulinich, a capo del SBU della Repubblica autonoma di Crimea dal 2020 a marzo 2022, è verosimilmente coinvolto nella rapida presa di Kherson – dove, dopo l’annessione della penisola nel 2014 da parte della Russia, è stata riorganizzata l’amministrazione territoriale della Crimea. L’Ufficio investigativo statale e il servizio di sicurezza dell’Ucraina hanno condotto un’operazione speciale congiunta a seguito della quale il 16 luglio scorso Kulinich è stato arrestato con l’accusa di aver cooperato con i rappresentanti dei servizi speciali della Federazione Russa. In particolare, è stato documentato il suo ruolo nel trasferimento di informazioni costituenti segreto di Stato e il suo coinvolgimento in un’organizzazione criminale impegnata in attività di intelligence e sovversione contro l’Ucraina attraverso cui ha consegnato alle forze russe le mappe dei campi minati e all’aviazione le coordinate degli stabilimenti militari della regione, coadiuvando così l’azione militare russa. 

Già a marzo, però, il capo del Centro Anti-Terrorismo di Kherson, Colonnello Ihor Sadokhin, sarebbe stato indiziato per aver informato le forze russe – che si stavano dirigendo verso nord dalla Crimea – sulla posizione delle mine e per aver coordinato le azioni dell’aviazione russa, mentre scappava in un convoglio di agenti del SBU verso ovest. Presumibilmente, quindi, Putin si aspettava una rapida presa dei territori ucraini perché figure chiave in posizioni altrettanto di rilievo avrebbero garantito  sulla facilità con cui le truppe russe avrebbero potuto penetrare nei territori del sud-est, come poi effettivamente accaduto. 

Gli arresti di Bakanov e Venediktova 

Collegato alla persona di Kulinich, troviamo anche Ivan Bakanov, ex capo del servizio di sicurezza dell’Ucraina, il quale avrebbe nominato Kulinich stesso capo della direzione principale del SBU in Crimea, nonostante avesse studiato spionaggio a Mosca negli ultimi anni dell’URSS e si fosse iscritto all’accademia del FSB. Dopo l’arresto di Kulinich, infatti, il 17 luglio il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha presentato un decreto per la rimozione di Bakanov dalle funzioni di capo del servizio di sicurezza del Paese, il quale è stato successivamente licenziato dalla Verkhovna Rada, il Parlamento unicamerale ucraino. La nomina di Bakanov era stata già criticata nel 2019 dai partiti di opposizione a causa della sua formazione considerata insufficiente per diventare capo dell’agenzia di intelligence più importante in Ucraina. Tuttavia, l’ex capo del SBU ha fatto parte dell’inner circle del Presidente Zelensky in quanto amici di lunga data, tanto che Bakanov aveva gestito la sua compagnia di intrattenimento e successivamente la sua campagna presidenziale.

Molti a Kiev sospettano quindi che il fallimento nella risposta da parte delle forze ucraine all’invasione russa del 24 febbraio sia dovuto proprio a Bakanov, che non sarebbe stato in grado di comandare il suo reparto di 30.000 agenti. Per molti quindi sarebbe stata la negligenza di Bakanov a rendere l’invasione russa così fulminea, soprattutto se si guarda alla figura di Kulinich e al fatto che è stato proprio Bakanov a nominarlo nonostante il suo background. Alcuni ufficiali e diplomatici occidentali hanno dichiarato che il problema è sistematico e va oltre al ‘non’ operato di Bakanov. Si tratterebbe infatti anche delle decisioni, nelle prime ore dell’invasione russa, di personale di alto grado che avrebbero consentito l’avanzata delle truppe di Mosca, soprattutto della città di Kherson. Oltre al già citato Kulinich e il capo del Centro Anti-Terrorismo di Kherson, Ihor Sadokhin, anche il capo del consiglio d’amministrazione del SBU, Serhiy Kryvoruchko, ha ordinato ai suoi ufficiali di lasciare la città prima che arrivassero le truppe russe andando contro gli ordini di Zelensky. A dimostrazione del fatto che una certa preoccupazione sia aumentata dopo l’arresto di Bakanov, il 18 luglio in un discorso video il Presidente Zelensky ha annunciato che il SBU sarà sottoposto a un audit del personale. Zelensky non ha indicato quali figure sono state interrogate, ma ha osservato che i funzionari coinvolti appartengono a diversi ranghi e che i motivi di licenziamento sono gli insoddisfacenti risultati nel loro lavoro.

Insoddisfacente è stato considerato anche il lavoro del procuratore generale, Iryna Venediktova, la quale, come Bakanov, è stata licenziata con una mozione della Verkhovna Rada a causa di procedimenti penali relativi al tradimento e alla attività di collaborazionismo di un certo numero di agenti delle forze dell’ordine. Allo stesso modo dell’ex capo del SBU, Venediktova non è accusata di tradimento, ma di essere stata negligente nel suo lavoro, aiutando suo malgrado il proliferare di collaborazionisti e di traditori che hanno permesso un’invasione veloce alle forze russe. Venediktova è stata nominata procuratore generale nel marzo del 2020, tuttavia già alla fine di quell’anno, il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU) ha aperto un procedimento penale a suo nome per una sua possibile interferenza nel caso di Oleg Tatarov, il vice capo della direzione principale del Ministero degli affari interni durante le presidenza filo-russa di Yanukovich. Oltre a vari capi di accusa per corruzione, Tatarov, durante le proteste di Euromaidan del 2014, aveva difeso l’operato della polizia, dichiarando che alcuni gruppi tra i manifestanti avrebbero sparato contro la folla per inscenare un attacco della polizia e radicalizzare lo scontro, supervisionando poi la detenzione e la promozione di procedimenti penali contro coloro che avevano preso parte alle proteste. Il procedimento contro Venediktova sarebbe stato aperto perché l’ex procuratore generale avrebbe cambiato i pubblici ministeri nel caso Tatarov prima che lo stesso indiziato fosse stato informato dalla NABU del sospetto nei suoi confronti.

Corruzione e conflitti di interesse nelle istituzioni ucraine  

In un videomessaggio, il Presidente Zelensky ha affermato che durante la guerra numerosi casi di tradimento di Stato sono stati scoperti dalle forze dell’ordine. Ha aggiunto che ad oggi sono stati registrati 651 procedimenti penali per tradimento e attività di collaborazione delle forze dell’ordine. I problemi di corruzione, però, non sono legati e scaturiti dalla guerra. Già nel 2016 Viktor Plakhuta, che lavorava nel Dipartimento della Difesa e della Sicurezza – una divisione del ministero dello sviluppo economico e del commercio – responsabile dell’acquisto di armi ed equipaggiamenti, e di riformare l’esercito ucraino, denunciava alla BBC il grado di corruzione presente nell’istituzione. Tale problema non permetteva di portare a compimento le riforme necessarie alle forze armate dopo il governo Yanukovich. Plakhuta e altri riformisti affermavano che ufficiali di alto grado si “arricchivano con la guerra” in quanto, soprattutto nei contratti di acquisto di armi, questi gonfiavano i numeri del materiale necessario e compravano direttamente da industrie ucraine. Per esempio la “Lenin’s Forge” dell’ex Presidente Poroshenko forniva navi da guerra e la compagnia “Bogdan Motors”, posseduta da Oleg Gladkovsky, primo vice segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina produceva mezzi per l’esercito ucraino, comportando un grave conflitto di interessi tra la leadership politica e l’industria della difesa. Il tutto accadeva in un momento in cui il ruolo e l’efficienza dell’esercito ucraino erano di vitale importanza per fronteggiare i ribelli pro-Russia nell’est del Paese e l’elezione del Presidente americano Trump metteva in discussione l’appoggio degli Stati Uniti all’Ucraina in favore della Russia. Tuttavia, era impossibile dimostrare pubblicamente le azioni illegali degli ufficiali perché i documenti erano spesso considerati “segreto di Stato” e di conseguenza le informazioni non erano più accessibili. Questo meccanismo era stato ereditato dall’Unione Sovietica che sovente non rendeva di pubblico dominio i propri documenti. Ciò ha giocato a favore di chi voleva arricchirsi, come appunto gli ufficiali nei vari dipartimenti, rendendo il sistema sempre più corrotto. Dunque, per rispondere alla domanda iniziale, l’esercito russo è riuscito in così poco tempo a conquistare i territori dell’Ucraina, in particolare quelli del sud, a causa della collusione e della negligenza di figure chiave nell’apparato statale del Paese. Gli arresti di Bakanov e Venediktova sono solo i più discussi a livello mediatico, ma le persone coinvolte in indagini e interrogatori sono molte di più. L’invasione russa del 24 febbraio ha certamente acuito le molte falle nel sistema di difesa ucraino, in primis tra tutti la corruzione. Il fenomeno non è una novità nel Paese, specialmente all’interno della SBU ci sono già state accuse di abuso di potere e di corruzione, anche in quelle unità specializzate nell’anti-corruzione. Con l’avvento di Zelensky al potere, il nuovo governo aveva provato a riformare l’Agenzia di sicurezza, ma con scarsi risultati. Allo stesso modo, è noto come nel Paese siano presenti spie russe infiltrate nel sistema ucraino, nonostante i vari tentativi di sradicarle. Tutto questo sicuramente non ha giocato a favore del governo di Kiev: i problemi endemici di corruzione e di collusione con la Russia hanno preparato il terreno alle forze nemiche per un’invasione rapida. Soprattutto a Kherson, quindi, l’Ucraina si è trovata a combattere una guerra su due fronti, quello esterno contro le forze russe e quello interno contro i suoi stessi uomini al comando.

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