Coronavirus e momento epocale: scenari globali e crisi

Siamo in un momento che appare epocale. Non solo per l’Italia ma, astraendoci dal nostro contesto nazionale, per l’intero assetto mondiale. 

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Stiamo probabilmente assistendo a uno scardinamento degli assetti della globalizzazione, che sull’apertura pressoché totale delle frontiere aveva basato la propria esistenza e che oggi si ritrova a fare molti passi indietro proprio nella gestione dei confini. Si torna, almeno nella fase più critica, a una chiusura che risulta in alcuni casi parossistica, per evitare che il virus dilaghi divenendo incontrollato col rischio di mandare in tilt il sistema sanitario di intere nazioni, come appare evidente nel caso italiano.

Proviamo a ragionare sui principali scenari mondiali, per comprendere la natura globale dell’attuale fase critica e momento di svolta. 

1) Revisione dell’assetto europeo – Fino ad oggi, la voce dell’Unione Europea non appare inconsistente, come è stato per molti altre situazioni critiche, ma molto di più: inesistente. Non una voce per sconfiggere il virus, in Italia o altrove, si è levata da parte dell’UE o per fronteggiare la relativa crisi sanitaria ed economica. La domanda sorge dunque immediata: siamo sicuri che l’Unione Europea rimarrà, dopo la crisi, la medesima che abbiamo conosciuto fino ad oggi? Qui le ipotesi sono molteplici e tutto dipenderà dal dilagare o meno del virus. Nel caso in cui la situazione italiana si presenti anche per gli altri Stati, come sembra stia avvenendo, è verosimile che le critiche già in precedenza mosse alla maglia economica europea e al suo assetto politico si faranno assai più vibranti, arrivando probabilmente a una ridefinizione strutturale: in termini politici, istituzionali ed economici.  

Nel caso in cui, invece, la diffusione sarà contenuta e la situazione critica riguarderà pressoché unicamente l’Italia, si potrebbe assistere a due diverse strade: da una parte potrebbe intensificarsi la “pressione” europea sul nostro paese, con misure probabilmente impopolari e con una scarsa possibilità di manovra che verosimilmente ci porterà a una condizione economica ancora più critica, soprattutto se da parte del governo si manterrà una posizione “morbida” nelle richieste di aiuti economici all’UE. Dall’altra, con una scelta politica forte, non dettata dall’Unione, si potrebbe superare la fase più critica. In entrambi i casi, si potrebbe assistere a un moto di protesta veemente, col risultato di un rinvigorimento ulteriore delle posizioni antieuropeiste. Tale opzione potrebbe essere attenuata solo nell’ipotesi di un consistente aiuto da parte europea che però, al momento, appare davvero poco verosimile.

2) La crisi economica – Le borse hanno aperto con una calo drastico, nel caso italiano pari al 10%, quando da diversi parti se ne invocava la chiusura, al fine di evitare speculazioni e operazioni di sciacallaggio finanziario ai danni delle aziende nazionali. Quel che appare certo è che il sistema nazionale, con il blocco parziale delle attività commerciali e produttive per almeno un mese, subirà un decremento drammatico che necessiterà di misure urgenti e straordinarie. Soprattutto nel caso in cui il virus dovesse estendersi anche agli altri paesi si metterà probabilmente in crisi l’impianto europeo. Chi deciderà le misure per contenere la pressoché inevitabile crisi? L’Unione Europea è pronta a fornire supporto e allargare le maglie finanziarie? La domanda sembra retorica, soprattutto considerando le mancate risposte da Bruxelles in queste fasi così critiche. La questione si farà ancora più urgente nel momento in cui anche gli altri paesi si troveranno nella medesima condizione italiana: come gestire una crisi non solo nazionale ma anche continentale? Varranno ancora le regole imposte dall’Unione agli Stati membri? Quel che sembra oggi, tenendo in considerazione le parole di Ursula von der Leyen arrivate solo ieri, è che ci si muoverà in maniera forte solo con il coinvolgimento di Francia e Germania

3) Frontiera Turchia-Grecia – Alla crisi del coronavirus, sanitaria ed economica, si aggiunge quella riguardante il confine greco-turco, che dallo scorso 27 febbraio ha visto l’apertura dei confini da parte turca, come forma di ricatto proprio nei confronti di un’Unione Europea, dopo l’uccisione di 36 soldati turchi a Idlib, la zona siriana ancora in mano ai ribelli. L’UE già in passato aveva fatto larghe concessioni a Erdogan perché fermasse l’afflusso indiscriminato di migranti: nel 2016 fu infatti pattuito l’accordo per un totale di 6 miliardi di euro destinati a questo scopo. L’accordo non era esente da forti contraddizioni europee proprio in merito alla gestione del fenomeno migratorio: da bloccare se proveniente dalla Turchia, anche con ingenti somme di denaro, da tollerare per gli stessi paesi europei e con aiuti per la gestione del fenomeno che sono stati lenti e insufficienti, lasciando sulle spalle dei singoli paesi la responsabilità degli arrivi.

4) La gestione dei migranti – Qui si arriva al terzo punto, legato a entrambi i precedenti: cosa ne è, in un paese con una zona rossa estesa all’intero territorio nazionale, dei migranti in arrivo clandestinamente nelle nostre zone? Non è una questione secondaria, ma è una situazione che pone molteplici interrogativi: saranno posti sotto sorveglianza? Verranno messi in quarantena? Si respingeranno? C’è un ulteriore aspetto: cosa ne sarà dei migranti italiani all’estero, molti dei quali ad oggi vengono respinti o mantenuti in patria? Anche in questo caso, l’Italia e l’Unione Europea saranno chiamate a dare risposte concrete nello specifico di tali questioni e, più in generale, delle contraddizioni profondissime che stanno mostrando. 

5) La globalizzazione – Cosa ne sarà dei confini aperti, di Schengen, della mobilità senza vincoli o con restrizioni molto limitate, della globalizzazione che ritenevamo una sorta di realtà immutabile, data per acquisita? Dopo la crisi del coronavirus, dettata anche dal mancato controllo in ingresso e della quarantena di chi, al di là dell’appartenenza nazionale, proveniva dalla Cina, probabilmente si rivedrà la flessibilità che ha caratterizzato molte delle politiche europee e occidentali più in generale, si rivedrà l’assetto stesso della globalizzazione, tornando a dare un ruolo a quei confini che negli ultimi decenni sono stati profondamente rivisitati in funzione del totem di quella globalizzazione senza controlli che ritenevamo un dato scontato.

6) Il ruolo della Cina nel mondo e gli assetti mondiali – L’Italia negli ultimi mesi ha stretto accordi economici con la Cina, spostando di fatto in parte la storica alleanza strategica dall’Atlantico verso l’Asia, sull’onda del grande progetto di Nuova Via della Seta che coinvolgerebbe snodi commerciali strategici dell’intero continente europeo. Il mondo intero sembrava stesse mutando il proprio baricentro, secondo la prospettiva di molti, dagli Usa verso la Cina. La crisi dettata dal virus ci impone però alcuni interrogativi sostanziali: il mondo è davvero pronto al “secolo cinese”, a dare un ruolo di leadership – o di contesa agli Usa nella leadership mondiale – a quella Cina in cui vige un regime totalitario (è questo un aspetto utile da ripetere, tenendo conto che molti media nazionali sembrano spesso dimenticarsene)? 

Si tratta della stessa Cina in cui il virus è nato e dal quale è partito, anche in virtù di un regime che ha gestito in maniera centralizzata le informazioni in merito ad esso, anche se la stessa centralizzazione ha poi contribuito alla successiva gestione del virus. La strada intrapresa dal nostro paese e da altri europei rimarrà davvero quella di una relazione sempre più stretta col colosso asiatico?

Conclusioni – Questi sono gli scenari che si pongono davanti ai nostri occhi, allargando lo sguardo analitico alla scala globale. Questa è l’unica in grado di darci l’approccio utile a fronteggiare il momento critico, anche a livello nazionale, per contenerlo, e che fornirà gli strumenti utili a comprendere le trasformazioni in atto che, al momento, appaiono di enorme portata.