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TematicheCina e Indo-PacificoLa Corea del Sud, la nuova potenza marittima

La Corea del Sud, la nuova potenza marittima

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Per la gran parte della propria storia, la marina militare della Corea del Sud è risultata essere una componente sottodimensionata delle forze armate, del tutto inadeguata allo svolgimento dell’arduo compito di pattugliare la lunga linea costiera del paese. A partire dagli anni Novanta la necessità di mettere in sicurezza le rotte navali ha spinto Seoul a redigere un piano volto a trasformare il proprio dispositivo navale in una potente marina dotata di elevate capacità di proiezione.

La storia

La prima forza navale nella metà meridionale della Penisola Coreana venne fondata nel 1945 sotto forma del Maritime Defense Group, formato da attivisti per l’indipendenza ed ex membri della Marina Imperiale Giapponese. Tale forza venne trasformata l’anno successivo nella Guardia Costiera della Corea, la quale iniziò a ricevere assistenza dalle forze navali statunitensi sotto forma di trasferimento di imbarcazioni da pattuglia. A seguito della formazione del Governo della Repubblica di Corea, la Guardia Costiera venne trasformata nella Marina della Repubblica di Corea, la quale venne anche dotata del suo primo sottomarino, sempre trasferito dagli Stati Uniti. Durante la Guerra di Corea la Marina di Seoul svolse un ruolo secondario, avviando a seguito della conclusione di quest’ultima un nuovo processo di espansione ancora una volta condotto in gran parte grazie al trasferimento di imbarcazioni militari statunitensi risalenti al secondo conflitto mondiale. In generale, le cattive condizioni dell’economia del paese impedivano lo sviluppo di una marina dotata di capacità rilevanti e negli anni successivi la flotta sudcoreana si rivelò del tutto inadeguata a difendere le coste del paese. Durante il conflitto della Zona Demilitarizzata Coreana combattuto tra il 1966 e il 1969, le forze navali dei Seoul non riuscirono a bloccare le infiltrazioni navali nordcoreane, le quali raggiunsero il culmine con lo sbarco di Uljin-Samcheok, durante il quale le forze di Pyongyang vennero sconfitte grazie alla cooperazione dei residenti locali e alle riforme delle forze di terra condotte nel periodo precedente. 

Di fronte alla pessima prova offerta dalla marina durante il conflitto della Zona Demilitarizzata e all’escalation del conflitto in Vietnam, il Presidente Park Chung-hee avviò un imponente piano diviso in tre fasi denominato “Yulgok”, finalizzato al riarmo delle forze armate sudcoreane volto al conseguimento di capacità atte a rendere il paese autosufficiente con riguardo alla propria difesa. Tale iniziativa venne favorita dalla grande crescita economica del periodo e determinò un significativo miglioramento delle capacità della marina di Seoul, attraverso l’introduzione di numerose imbarcazioni prodotte nel paese, tra le quali le fregate classe Ulsan, le corvette classe Donghae e Pohang e i sottomarini classe Dolgorae. L’entrata in servizio di tali mezzi ha progressivamente trasformato la marina di Seoul in una green water navy, in grado di operare sulla battigia e in maniera maggiormente limitata, in mare aperto.

Le riforme degli anni Novanta

A partire dagli anni Novanta l’imponente crescita economica del paese ha comportato la necessità da parte di Seoul di assumere il controllo delle rotte navali, dalle quali proviene gran parte del petrolio importato dal paese. La Corea del Sud è infatti il quinto importatore di petrolio al mondo e il greggio risulta fondamentale per il funzionamento della sua imponente economia. Al contempo le acque territoriali del paese divennero un crocevia sempre più importante per i commerci. La necessità di rafforzare la marina venne riconosciuta dal Presidente Roh Tae-woo, il quale durante la cerimonia di laurea dei cadetti dell’Accademia Navale, dichiarò che l’obbiettivo del paese era il potenziamento della marina in una blue water navy, ossia una flotta in grado di operare a livello globale e ottenere il controllo del dominio marittimo ad elevata distanza. Il primo passo verso tale percorso venne rappresentato dallo spostamento del quartier generale della marina da Seoul a Gyeryong, al quale fece seguito l’avvio di un massiccio programma di costruzione navale nel 1995

I principali progetti portati avanti durante gli anni Novanta risultano essere il programma Korean Attack Submarine Program, meglio noto come KSS, programma diviso in tre fasi che ha sancito l’entrata in servizio dei sottomarini classe Chan Bogo. Il secondo imponente programma è invece rappresentato dal Korean Destroyer eXperimental Program finalizzato alla costruzione di nuovi cacciatorpediniere, che vide come primo passo concreto l’entrata in servizio dei cacciatorpediniere classe Kwanggaeto, nonché il programma “Frigate 2000”, volto ad introdurre una nuova classe di fregate. Quest’ultimo venne tuttavia abbandonato a seguito della crisi ASEAN del 1997. Un altro importante passo verso il potenziamento della marina venne rappresentato dalla costruzione di un nuovo quartier generale operativo presso Pyeongyatek.

Il nuovo millennio e la “Smart Navy”

Il percorso di riforma del nuovo millennio affonda le sue radici nel 1999, a seguito del rilascio della Naval Vision 2020, strategia volta a trasformare la Marina militare sudcoreana in una blue water navy dotata di portaerei e sottomarini balistici. Gli anni Duemila hanno visto un imponente incremento delle capacità di proiezione della marina tramite l’entrata in servizio delle nuove cacciatorpediniere Chungmugong Yi Sun-sin e Sejong the Great, nonché attraverso il riavvio del programma di costruzione di nuove fregate, concretizzatosi con l’introduzione nella flotta delle fregate classe Incheon. La marina ha altresì incrementato notevolmente le proprie capacità di pattuglia e sbarco anfibio attraverso l’introduzione delle navi Dodko, in grado di trasportare carri armati ed elicotteri e avviato la costruzione di nuove basi navali in porti altamente strategici per il controllo delle rotte commerciali, nello specifico nel porto di Busan e sull’isola di Jeju, quest’ultima completata nel 2016. Nel 2008 la Navy Vision 2020 è stata aggiornata e trasformata nella 2030 Navy Vision, la quale ha sancito la continuazione del processo di rafforzamento della marina in larga parte in continuità con la precedente. In particolare sono state incrementate i comparti delle fregate e delle navi da pattuglia, nonché avviato il KS-III, ultima parte del programma di rafforzamento delle capacità sottomarine. 

A partire dagli anni Duemiladieci è sorta la necessità di integrare all’interno delle forze armate le innovazioni derivanti dall’ascesa dell’Industria 4.0, tale necessità venne recepita nella Navy Vision 2045, la quale pose come obbiettivo la creazione di una Smart Navy che integrasse sistemi a pilotaggio umano con sistemi a pilotaggio remoto, il cosiddetto MUM-T (Manned Unmanned-Teaming). Un passo fondamentale in tal senso è stato mosso attraverso l’avvio del programma Navy Sea Ghost, il quale mira a combinare le unità a pilotaggio umano con i nuovi possenti droni sottomarini COMBAT XLUUV. Infine nell’agosto del 2020 il Ministero della difesa ha ufficialmente sancito l’avvio di un programma volto a dotare il paese di una portaerei leggere, il cosiddetto Programma CVX. 

                                                      La potenza del futuro

Il lungo percorso di riforme iniziato negli anni Settanta ha progressivamente trasformato la decrepita e disfunzionale Marina Militare della Corea del Sud in un potente strumento militare, il quale entro il centenario della propria fondazione potrebbe in grado di proiettare la forza del paese ad una distanza considerevole. Questa nuova possente forza militare svolgerà anzitutto un importante ruolo di deterrenza nei confronti della vicina Corea del Nord. La Marina di Seoul è infatti un pilastro essenziale del Three Axis System del paese, finalizzato a massimizzare le capacità delle forze armate sudcoreane di intercettare eventuali attacchi missilistici (anche nucleari) provenienti dal nord. 

In secondo luogo la formazione di un potente dispositivo navale si rivelerà altamente funzionale ad incrementare il ruolo della Corea del Sud nella gestione delle sfide della regione, quali la garanzia della libertà di navigazione, considerata un obbiettivo essenziale per il paese dalla Strategy for a Free, Peaceful, and Prosperous Indo-Pacific Region. A tal proposito, una possente marina in grado di proiettare la propria forza ad una distanza considerevole risulta certamente essere uno strumento utile al perseguimento di tale obbiettivo, nonché un mezzo per incrementare la cooperazione con i partner del paese anch’essi interessati alla preservazione della libertà di navigazione.

In virtù della sua forte crescita economica e dell’exploit della cultura coreana (K-Wave), la Corea del Sud ha visto progressivamente incrementare la propria influenza regionale e globale. Ciò si è tradotto in un profondo mutamento della politica estera del paese, la quale pur mantenendo la deterrenza verso la minaccia nordcoreana come un obbiettivo essenziale, ha visto la progressiva assunzione di nuove priorità estese a livello regionale e non più limitate alla sola Penisola Coreana. Tale processo sta ora interessando anche la postura militare di Seoul, la quale nel lungo termine sarà sempre più orientata verso l’integrazione di una rilevante potenza terrestre e area con una potente marina, al fine di preservare la stabilità della Penisola Coreana e proiettare contemporaneamente la forza del paese in ogni parte della regione.

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