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La 26esima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (Glasgow, 1-12 novembre 2021)

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Salvo prolungamenti della ultima ora dettati dalla necessità di raggiungere un accordo, il 12 novembre prossimo si chiuderà la 26esima edizione della conferenza sul clima (COP26) organizzata dalle Nazioni Unite per promuovere la cooperazione internazionale in questo campo.

La COP (abbreviazione di conferenza delle parti che hanno aderito alla convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici) raccoglie i 196  Stati che dal 1992 in poi hanno aderito a tale accordo.

Obiettivi della convenzione erano quelli di stabilizzare le concentrazioni di inquinanti nell’atmosfera e di fissare le norme cornice da precisare con protocolli aggiuntivi che furono negoziati in un secondo momento.

Per i seguiti applicativi della convenzione le Nazioni Unite avevano predisposto due livelli di azione: un primo livello scientifico rappresentato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) di Ginevra formato da un pool di esperti aventi il compito di studiare il riscaldamento globale e le relative conseguenze e di pubblicare dei rapporti periodici in materia e un secondo livello di cooperazione internazionale rappresentato dalla conferenza delle parti che dal 1988 in poi si è riunita a cadenza annuale come era suo compito, salvo che nel 2020 a causa del covid.

Dei suoi incontri il più importante è stato il ventunesimo (COP21), la Conferenza di Parigi; in una situazione internazionale di emergenza crescente in tale incontro fu recepito l’aggiornamento indicato dall’IPCC nel 2014 di stabilizzare le emissioni di gas serra su un livello che permetteva di mantenere l’aumento della temperatura media mondiale a fine secolo al di sotto di 2 gradi centigradi rispetto al livello preindustriale e calcolato al 1750,aggiungendo l’ulteriore impegno di proseguire le azioni per contenere l’aumento entro i 1,5 gradi centigradi.

Allora perché’ la COP 26 è così importante? Perché’ essa ha creato notevoli aspettative, dubbi e incertezze  a livello planetario tanto da far prevedere la partecipazione a Glasgow di oltre 40.000 persone tra rappresentanti dei Paesi aderenti, scienziati, imprenditori, attivisti di organizzazioni non governative e giornalisti?

È importante perché secondo l’ultimo rapporto dell’IPCC dell’agosto scorso gli impegni presi a Parigi per contrastare il riscaldamento climatico si sono rivelati insufficienti e potrebbero causare un riscaldamento del pianeta di almeno 3 gradi centigradi: un livello al quale, secondo gli esperti, la Terra diventerebbe inabitabile.

Da ciò la necessità di ritoccare drasticamente i targets di Parigi onde dimezzare le emissioni delle maggiori economie entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050.

La partita in corso prima e durante la COP26 ruota intorno al tentativo di convincere il maggior numero di Paesi,in primis quelli più industrializzati e più inquinatori, come Cina, Stati Uniti, India e Unione Europea, a innalzare l’asticella delle proprie ambizioni in materia di riduzioni delle emissioni e di prendere impegni vincolanti.

In ultima analisi l’auspicato esito positivo della COP26 dipenderà dalla capacità delle Nazioni Unite e dei maggiori attori della conferenza di coniugare gli interessi geopolitici, politici ed economici con l’esigenza di rendere la vita sul pianeta sostenibile per le generazioni presenti e future.

Come abbiamo visto i negoziati di Glasgow hanno questa volta più che mai un carattere straordinario ed urgente  poiché si tratta di gettare le basi in questo decennio per la salvaguardia della vita sul pianeta.

Leonardo Baroncelli

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