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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoLa trasformazione della controffensiva ucraina: dalla manovra all'attrito?

La trasformazione della controffensiva ucraina: dalla manovra all’attrito?

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che il ritmo dell’offensiva ucraina è più lento del previsto. I primi giorni dell’offensiva hanno, infatti, reso chiaro che attacchi in massa su terreno pianeggiante e densamente minato di formazioni miste di fanteria e corazzati, senza una copertura aerea massiccia né fuoco d’artiglieria preparatorio, non possono avere successo contro linee difensive stratificate. I russi hanno fortificato tutto l’arco del fronte che va dall’Oblast di Zaporizhzhia a Bakhmut per mesi, in particolare lungo l’arco delle operazioni principali, cioè le vie che conducono a Melitopol e Mariupol. La linea difensiva russa è costituita da trincee, bunker, campi minati ed ostacoli anticarro, con la fanteria sostenuta dalla presenza importante dell’artiglieria, dagli elicotteri e dai droni

Quella russa, dunque, è una difesa strategicamente statica ma tatticamente dinamica, in grado di dettare tempi e modi dell’avanzata ucraina grazie alla propria flessibilità. La superiorità aerea oggettiva dei russi ha poi fatto il resto, con attacchi di elicotteri e droni contro le colonne ucraine, non dotate dello stesso tipo di copertura efficace, che non si avrà prima dell’autunno prossimo, quando cioè saranno pronti a scendere sul campo di battaglia i velivoli forniti a Kiev dagli alleati occidentali, guidati da piloti addestrati dalla NATO.

La “pausa operativa” degli ucraini – che comunque non corrisponde ad una interruzione dei combattimenti che, anzi, sono proseguiti – servirà al comando di Kiev per valutare i risultati raggiunti in questa fase preliminare della controffensiva. Nei primi giorni i combattimenti avevano seguito lo schema di un “test di resistenza” ucraino sulle difese russe, con lo scopo di individuare il punto di rottura dello schieramento nemico ed anche di sondare la consistenza di uomini, armi e mezzi a sua disposizione.    

Accertato che questa controffensiva estiva – di fatto partita in anticipo rispetto ai tempi richiesti dalla NATO, senza che le forniture degli armamenti richiesti da Kiev fossero al completo e più per necessità politica che militare – non è una “passeggiata in armi” nello stile di quella della scorsa estate su Kherson e Kharkiv, ma che i comandi russi, nonostante ancora sussistano problemi strutturali importanti nei loro ranghi, abbiano imparato dai precedenti errori, un cambio di approccio da parte ucraina è ormai obbligatorio.

Non è escluso che la revisione dei piani ucraini passi per una trasformazione della controffensiva da un ciclo di operazioni “manovrato” ad uno d’”attrito”, che causerebbe meno perdite ed allungherebbe di gran lunga le tempistiche di riuscita o fallimento, facendo perdere d’importanza al fattore territoriale, sostituito da quello del consumo delle risorse.

Da questo punto di vista, l’esempio dello scontro tra artiglierie, che ha influenzato la condotta della guerra dal suo inizio ad oggi, è emblematico di cosa comporti una guerra d’attrito: parte della dottrina militare sovietica – seguita dai russi e (in parte) anche dagli ucraini – affida un ruolo importante al fuoco di saturazione. Le munizioni guidate hanno ancora scarsa efficacia, specie in scenari urbani, e costi elevati.

Ma per mantenere un elevato livello di fuoco, servono una logistica efficace ed una industria militare in grado di supportare i bisogni del fronte. I costi, in una guerra convenzionale come quella russo-ucraina, sono proibitivi.

E se, utilizzando le parole del segretario generale della NATO, Stoltenberg, quella tra Ucraina e Russia è diventata “una guerra di logoramento, quindi logistica”, diventa fondamentale “avere un’industria della difesa forte, che sia in grado di fornire per il lungo periodo l’equipaggiamento, la manutenzione, la riparazione di diversi tipi di sistemi bellici”.

Interessante l’utilizzo di droni per fuoco di controbatteria. Sia Ucraina che Russia cercano di “semplificare” il più possibile la catena logistica e di livellare i costi.  

Come ha spiegato un teorico classico della guerra quale il von Clausewitz, la guerra non ha bisogno di essere perseguita fino all’annientamento completo di uno dei belligeranti, anzi, è sempre l’obiettivo politico a dettare tempi, modi e sacrifici. La guerra d’attrito, anche condotta solo a scopi di “grande tattica”, può rispondere alle esigenze politico-militari ucraine in questa fase se, come dimostrato, le forze russe stanno resistendo ben più del previsto e con risultati importanti.

Ecco quindi che torna a riaffacciarsi, tra la fitta nebbia di guerra che circonda le operazioni militari, la teoria dello Schwerpunkt, il punto che, se toccato, può causare il collasso dello schieramento nemico. Non è detto che questo “centro di massa”, clausewitzianamente il “punto di maggiore enfasi”, sia per forza individuabile sotto il profilo geografico – ad esempio un determinato punto del fronte – ma esso può essere anche l’impalcatura che regge la “struttura” difensiva russa, in questo caso la catena logistica. Da qui alla trasformazione della controffensiva in una nuova “battaglia di materiali” il passo è breve.   
Dunque, se sotto il profilo strategico (e politico) della guerra, la riconquista della Crimea è il vero Schwerpunkt individuato dagli ucraini, invero difficile da raggiungere, ed ha dimensione schiettamente geografica, dal punto di vista tattico, della “guerra guerreggiata”, esso può avere un significato ben più ampio.

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