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Contrasto della radicalizzazione e del terrorismo in Unione Europea: un’analisi

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Il terrorismo e la radicalizzazione continuano a costituire una delle principali minacce per la sicurezza dell’Unione Europea, come evidenziato nel più recente rapporto dell’Europol, il “Terrorism Situation and Trend Report 2023”.

Il terrorismo odierno si presenta in forme sempre più mutevoli, caratterizzate da una mancanza di struttura centralizzata e ordinata. Individui autonomi, i c.d. “attori solitari”, agiscono senza un coordinamento centralizzato, rendendo così la prevenzione della radicalizzazione un compito sempre più arduo per gli organi di antiterrorismo. La natura decentralizzata e fluida di questo fenomeno sfida le tradizionali strategie di contrasto, richiedendo approcci innovativi e flessibili per un’efficace prevenzione.

La Commissione Europea definisce la radicalizzazione violenta come  “Il fenomeno che vede persone abbracciare opinioni, vedute e idee che potrebbero portare ad atti terroristici”.  Tuttavia, è importante notare che a livello internazionale non sia ancora presente una definizione universalmente condivisa (così come per il fenomeno terroristico).

Nell’analisi della radicalizzazione, è di importanza centrale distinguere chiaramente tra tale fenomeno e l’estremismo violento o il coinvolgimento nel terrorismo. La comprensione della radicalizzazione va al di là di una semplice associazione con il terrorismo, poiché il supporto a idee radicali non conduce in modo automatico al sostegno o all’attuazione di atti violenti o terroristici. 

Nonostante vi siano differenze tra i due fenomeni, contrastare la radicalizzazione è una componente essenziale della lotta al terrorismo, per mitigare la potenziale trasformazione di individui radicalizzati in attori violenti.

Infatti, la radicalizzazione è un fenomeno progressivo, che trova le sue radici in un disagio psicologico o sociale, che si costruisce progressivamente fino a poter percepire la violenza come mezzo legittimo per raggiungere obiettivi politici o religiosi. 

Un processo di radicalizzazione inoltre non segue una procedura “standard”, ma ogni percorso è caratterizzato da variabili micro (detenzione, percorso identitario, problematiche personali ecc.), meso (identità di gruppo, influenza da individui radicalizzati ecc.) e macro (conflitti, politica estera, globalizzazione ecc.) differenti.

In aggiunta alle considerazioni precedenti è cruciale evidenziare che, benché il processo di radicalizzazione non segua uno schema standard, l’idea di auto-radicalizzazione è spesso fallace. Questo riguarda anche i c.d. “attori solitari” che agiscono da soli, ma che durante il processo di radicalizzazione hanno avuto contatti con persone o gruppi.

Lo sviluppo del concetto di contrasto alla radicalizzazione si verificò soprattutto grazie agli apparati di sicurezza europei dopo l’11 settembre 2001. L’antiterrorismo europeo considerava gli individui radicalizzati come possibili soggetti manipolati da influenze straniere, adottando un’ottica che concepiva il terrorismo islamico come un fenomeno situato al di là dei confini europei.

Ma a seguito degli attentati di Madrid (2004) e Londra (2005) si affermò l’evidenza che la minaccia di terrorismo di matrice islamica in Europa non provenisse esclusivamente da gruppi stranieri, ma anche da jihadisti locali.

L’azione dell’Unione Europea continua a basarsi sui principi delineati nella “EU Counter terrorism and radicalisationdel 2005, istituita dopo i due attentati precedentemente citati.

Questa strategia, attraverso un approccio coordinato, considera gli aspetti sia interni (all’interno dell’UE) che esterni (al di fuori dell’UE) del fenomeno terroristico. Articolata su quattro pilastri chiave – prevenire, proteggere, perseguire e rispondere – la strategia riflette la complessità del contesto attuale.

Infatti nonostante il jihadismo rimanga la principale minaccia terroristica per gli Stati membri europei (e anche a livello globale) il quadro terroristico è complesso ed è composto da appartenenti alla “far-right”, nonché estremisti di sinistra, di matrice anarchica o etno-nazionalista separatista, che rappresentano un importante rischio per la sicurezza dell’Unione.

È importante notare come, seppur con ideologie e motivazioni differenti, i terroristi di tutto lo spettro ideologico condividano pratiche e modus operandi comuni, per esempio l’utilizzo di piattaforme tecnologiche decentralizzate e tecniche simili per la diffusione della propaganda e selezione di obiettivi per gli attacchi. 

Gli elementi narrativi comuni riguardano principalmente il rifiuto dello status-quo, dell’establishment ed il disprezzo nei confronti dei valori democratici Occidentali.

Tra gli ambienti più propensi alla radicalizzazione si collocano le carceri e, sempre più significativamente, il web.

All’interno degli istituti penitenziari si manifesta una forte pressione psicologica a causa della privazione della libertà e il conseguente isolamento da relazioni familiari e/o amicali, della sfiducia nel sistema giuridico e/o carcerario, unite all’influenza di individui già radicalizzati che possono portare ad intensificare il sentimento di profondo isolamento ed emarginazione nei soggetti più vulnerabili. Questo contesto può generare un desiderio di appartenenza, ricerca di identità di gruppo e ricorso a tutela e guida religiosa e ideologica. 

L’utilizzo della tecnologia e di Internet, che comprende piattaforme di social media, applicazioni di messaggistica istantanea, forum e piattaforme di videogiochi online, riveste un’importanza fondamentale nei processi di radicalizzazione e reclutamento individuali. Questi strumenti sono altresì centrali nella diffusione di materiale propagandistico.

Negli ultimi anni, in particolare i propagandisti legati al jihadismo e alla “far right” hanno notevolmente ampliato e consolidato la loro presenza su piattaforme decentralizzate. Tale fenomeno complica notevolmente gli sforzi istituzionali volti a prevenire la radicalizzazione, poiché tali piattaforme offrono un grado significativo di anonimato e sono caratterizzate da politiche di privacy che rendono più ardua la sorveglianza e la gestione del contenuto in questione.

Per far fronte all’utilizzo improprio di internet da parte dei terroristi, l’UE ha adottato un regolamento relativo al contrasto della diffusione di propaganda terroristica online. Queste norme, applicate dal 2022, prevedono che le autorità competenti degli Stati membri siano autorizzate ad emettere richieste di rimozione dei contenuti incriminati nei confronti dei fornitori di servizi di hosting nell’UE, obbligandoli a eliminare i contenuti afferenti al terrorismo o a impedirne l’accesso in tutti gli Stati membri. I contenuti terroristici vengono definiti chiaramente dalla legislazione al fine di garantire l’applicazione delle norme nel rispetto dei diritti fondamentali. Inoltre, sempre in riferimento al contrasto della radicalizzazione è presente un’unità specifica dell’Europol addetta alle segnalazioni su internet (EU IRU), incaricata di individuare e indagare i contenuti online di carattere terroristico e di estremismo violento e anche il Radicalization Awareness Network (RAN), ovvero una rete di operatori “in prima linea” (agenti di polizia e  polizia penitenziaria, insegnanti, assistenti sociali etc etc.)  che lavora nella prevenzione e nella riabilitazione e reintegrazione della radicalizzazione. 

Sebbene la responsabilità di salvaguardare la sicurezza spetti principalmente ai singoli Stati membri, l’Unione Europea agisce da coordinatore per la cooperazione nel complesso e intricato ambito dell’antiterrorismo.

Questa funzione è affidata al coordinatore antiterrorismo dell’UE, ruolo attualmente ricoperto dal finlandese Ilkka Salmi, che oltre a dirigere la cooperazione tra gli Stati membri in materia antiterroristica formula proposte politiche al Consiglio basate sull’analisi e sui report del Centro dell’UE di analisi dell’intelligence e dell’ Europol, favorisce la sinergia tra gli organi dell’Unione tra cui Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e la Commissione e migliora la comunicazione tra UE e Paesi terzi.

Per agevolare invece un efficace interscambio informativo tra le autorità nazionali di polizia, è stato istituito nel 2016 il Centro Europeo Antiterrorismo presso Europol.

In conclusione, possiamo affermare che le prospettive del terrorismo e della radicalizzazione in Europa siano legate anche allo sviluppo dei conflitti al di fuori dei confini dell’Unione Europea come quello tra Russia e Ucraina e quello tra Israele e Palestina. La minaccia si concretizza anche attraverso i “foreign fighter”, individui che, al termine del loro coinvolgimento nei conflitti, potrebbero ritornare in Europa, costituendo un potenziale pericolo per la sicurezza. Infine, in particolar modo per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, le armi e gli esplosivi sottratti dai campi di battaglia possono essere oggetto di scambio con gruppi terroristici da parte dei trafficanti d’armi, contribuendo così ad alimentare la potenziale minaccia alla sicurezza nel futuro.

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