Dalle frontiere incondizionatamente aperte nel segno della fratellanza tra i popoli alla loro chiusura sulla spinta della paura il passo รจ stato decisamente breve. Spirito di Schengen, addio.
Ieri si ragionava su come accogliere tutti i profughi dalle guerre mediorientali ed africane, senza badare alla loro nazionalitร o fedina penale e senza sottoporli a umilianti ispezioni, oggi si discute su come ripristinare severi controlli negli spostamenti da un Paese allโaltro anche allโinterno dellโUnione europea, facendo attenzione al passaporto e alla fede dichiarata. Si temono le infiltrazioni degli jihadisti stranieri, ma forse non ci si fida piรน nemmeno dei cittadini europei.
Si รจ confermata, dopo la tragedia che ha colpito la Francia., una regola antica della vita sociale: un qualunque eccesso produce prima o poi il suo esatto contrario, spesso nelle stesse persone. Come la troppa libertร nei costumi scatena alla lunga irrigidimenti moralistici (i peggiori censori sono stati libertini), cosรฌ il pietismo umanitario versi i migranti visti come lโavanguardia della nuova umanitร non poteva che sfociare nel diffuso sentimento di sospetto e avversione che oggi si respira nei confronti di chiunque porti anche soltanto una barba troppo lunga. Ieri tutti pronti ad ospitare i rifugiati nelle proprie abitazione, adesso quelle stesse case hanno la porta ben sbarrata.
Quante stranezze, quali improvvise giravolte, difficili da spiegare! Quelli che oggi invocano lo spirito di vendetta, annunciano di voler essere spietati contro i nemici, denunciano il fanatismo religioso e si ergono a difensori della loro comunitร nazionale minacciata nei suoi valori, insomma i socialisti francesi, sono gli stessi che per anni hanno predicato la politica delle braccia aperte, inneggiato alla pace universale, detto di non voler confondere la religione con la politica e considerato il richiamo alle proprie radici nazionali lโanticamera della xenofobia.
Che dire poi di quegli idealisti e fautori dei diritti umani che sino allโaltro ieri davano del criminale a Putin e che adesso, convertirtisi alla piรน cinica Realpolitik, lo vogliono alleato nella lotta contro il terrorismo? O nella loro ipocrita doppiezza sperano solo che faccia il lavoro sporco (e sanguinoso) che repelle alla nostra coscienza?
La Francia che oggi chiede aiuto e solidarietร per essere stata attaccata direttamente รจ lo stesso Paese che per anni โ poco importa se al potere era la destra o la sinistra โ si รจ mossa sulla scena internazionale in modo solitario, secondo una logica da potenza post-coloniale interessata solo al proprio tornaconto, come nel caso degli interventi militari in Mali, in Libia e in Siria. Il problema รจ che le alleanze o amicizie politiche non funzionano in questo modo. Averlo scoperto in modo cosรฌ doloroso non riduce le responsabilitร per ciรฒ che si รจ fatto nel passato. Si deve solo sperare che la lezione sia servita a qualcosa.
Ma le contraddizioni, sulle quale bisogna interrogarsi anche se il momento puรฒ sembrare quello poco appropriato, non si fermano qui. Prendiamo il caso del Belgio. Colpisce, in primis simbolicamente, scoprire che il terrorismo si รจ di fatto insediato a pochi metri dai palazzi del potere europeo. Ma colpisce ancora di piรน il fatto che un paese possa essere burocraticamente ordinato, allโapparenza avanzato e civile, persino un modello di convivenza, pur risultando, alla prova dei fatti, socialmente e culturalmente disarticolato, istituzionalmente fragile. Lassista, piรน che tollerante. Quando, nel recente passato, il Belgio marciava economicamente non avendo neppure un governo qualcuno lo ha additato ad esempio di come nel futuro si potrร tranquillamente fare a meno dello Stato e della politica. Ma poi รจ proprio allo Stato, ai suoi apparati e ai suoi simboli (la bandiera, lโinno nazionale) che ci si aggrappa quando si scopre di abitare in quartieri dove non vige alcuna legge e dove i bravi ragazzi della porta accanto organizzano attentanti e si fanno esplodere.
Risolvere queste contraddizioni non sarร facile. Ma che almeno si provi, nella concitazione del momento, a non commettere errori grossolani. Tipo fare proprio il punto di vista degli islamisti senza nemmeno rendersene conto.
Prendiamo ad esempio la tendenza, che ormai si fa sempre piรน strada nellโopinione pubblica euro-occidentale e nel modo di ragionare dei nostri governanti, a definire lโidentitร pubblico-civile di chiunque abbia radici in un Paese classificato in senso lato come musulmano (si tratti dellโAlgeria o della Malesia) a partire dalla sua supposta identitร religiosa, trascurando ogni altra dimensione, culturale o sociale. ร una semplificazione che se applicata a noi stessi โ nel senso di essere definiti genericamente o prioritariamente โcristianiโ โ riterremmo arbitraria e infondata. Che il modo di essere e di vivere di una persona debba essere interamente plasmato dal suo credo religioso รจ esattamente ciรฒ che pensano gli integralisti, convinti anche che questo stesso mondo si divida in โfedeliโ e โinfedeliโ. Se dietro ogni marocchino o siriano o iracheno o maliano non vediamo altro che un islamico, per di piรน osservante e fanatico, ecco un modo involontario per aderire al pensiero dei radicali.
Cosรฌ come รจ un errore pensare che il mondo islamico sia un blocco unitario, senza differenze o particolaritร al suo interno solo perchรฉ cโรจ un credo religioso che fa da collante. Lโidea di una comunitร di fedeli tendenzialmente universalistica, che un giorno verrร unificata sotto la formula politica del Califfato, abolendo Stati, appartenenza nazionali e varietร di costumi, รจ ancora una volta tipica dellโideologia islamista. LโItalia, per storia e cultura, non รจ il Messico, sebbene entrambi Paesi in senso lato cattolici. Perchรฉ si deve pensare che Egitto e Indonesia, con i secoli di storia che hanno alle spalle, le loro abissali differenze di cultura e mentalitร , la complessa e difforme articolazione sociale che presentano, non siano altro che paesi islamici, come tali assimilabili lโuno allโaltro?
Forse prima di agire in modo solo apparentemente nerboruto (ma davvero qualcuno crede che in Siria sia rimasto qualcosa da bombardare?) bisognerebbe fermarsi e riflettere, nella consapevolezza che sia la politica fondata sulla paura sia quella basata sullโamalgama, gli stereotipi e le semplificazioni sono fatalmente destinate a generare decisioni improvvide e inefficaci.

