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Le Conferenze di Monaco sulla sicurezza: perché sono importanti e ci riguardano da vicino

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Da anni Monaco ospita due importanti conferenze a tema Security: la Munich Security Conference, più datata, e la Munich Cyber Security Conference, che si svolge da un decennio. Mentre la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco rappresenta un importante tassello per acquisire consapevolezza rispetto alle minacce emergenti a livello mondiale, quella sulla Cyber Security rappresenta la piattaforma attraverso cui la sicurezza cyber trova un suo spazio all’interno di questa arena globale. In questo articolo esaminiamo l’importanza di questi due eventi, focalizzandoci sul ruolo sempre più preponderante ricoperto dagli attacchi cyber e dall’intelligenza artificiale.

Munich Security Conference: una panoramica

La Munich Security Conference si è tenuta per la prima volta nel 1963 e ad oggi rappresenta uno degli incontri più rinomati e attesi a livello globale, specialmente per quanto concerne la comunità relativa alla politica sulla sicurezza. Ogni anno più di novecento partecipanti, tra i quali circa cinquanta capi di Stato e di Governo, un centinaio di Ministri, rappresentanti di think-tank ed NGO si riuniscono in questa sede per discutere delle principali sfide alla sicurezza globale.

“Lose-Lose?”

Il motto della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di quest’anno è stato “Lose-Lose?” poiché gli autori del report della Conferenza sostengono che molti Paesi appaiono maggiormente preoccupati dal fatto che alcuni traggano minori benefici dalla cooperazione internazionale rispetto agli altri, e pertanto il rischio che ciò possa dare inizio ad una spirale di “perdita-perdita” è sempre più tangibile. Uno dei settori a destare più preoccupazione, da questo punto di vista, è quello della Cyber Security.

Munich Security Index

A partire dal 2021 il Munich Security Index (MSI), l’Indice sulla Sicurezza di Monaco, è parte integrante del Munich Security Report. La funzione principale dell’MSI è quella di fornire una prospettiva approfondita rispetto a come i Paesi di G7 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America) e BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti) percepiscono il rischio rispetto a determinate minacce. Ha, inoltre, il compito di monitorare l’evoluzione della percezione del rischio nei principali Paesi analizzati, svolgendo un’indagine su 32 rischi percepiti in 11 grandi Paesi.

Il Security Index prodotto nel 2023 è stato definito come una testimonianza di una nuova era della politica globale caratterizzata da un onnipresente senso di insicurezza. Effettivamente, il report si apre con la frase “il mondo sta diventando un posto più rischioso”, principalmente a causa dell’invasione russa dell’Ucraina, ma anche delle preoccupazioni rispetto alla Cina e dei rischi transnazionali dovuti al cambiamento climatico.

In contrapposizione, il Security Index 2024 rileva che, tra le crescenti tensioni geopolitiche e l’aumento dell’incertezza economica, molti governi non si concentrano più sui benefici assoluti della cooperazione globale, ma si rivelano sempre più preoccupati di guadagnare meno degli altri stati. Inoltre, per gli elettori europei le migrazioni causate dai cambiamenti climatici e dalle guerre, nonché la minaccia del terrorismo islamico radicale rappresentano fonti di preoccupazioni sempre maggiori.

La minaccia Cyber nel Munich Security Index

Il Munich Security Index di quest’anno ha evidenziato una crescente preoccupazione rispetto al rischio rappresentato dai robot autonomi e dall’Intelligenza Artificiale (AI). Collegato a questo rischio, emerge anche quello relativo agli attacchi cyber, che adesso vengono avvertiti come il terzo rischio più grande percepito, mentre l’AI ricopre il quindicesimo posto. La Cyber Security rappresenta il quarto rischio a livello globale, mentre l’AI si colloca al diciannovesimo. Inoltre, quello degli attacchi cyber sembra essere un problema che interessa in misura maggiore i paesi G7 a paragone con i BRICS. Infine, gli attacchi cyber si collocano ora al primo posto tra le preoccupazioni di Pechino e Washington, raggiungendo il livello più alto fino ad ora.

Munich Cyber Security Conference 

La Munich Cyber Security Conference offre uno spazio unico per lo scambio di idee e, soprattutto, soluzioni relativamente alle molteplici sfide che lo scenario della sicurezza cibernetica presenta. Quest’anno, l’evento si è focalizzato su una frase chiave: “Where to from now?”, cioè “dove andiamo da ora in poi?”, seguito dal sottotitolo “Ways forward out of the Cyber Conundrum”, “come uscire dall’enigma informatico”. Questo evento, che ha preceduto e ha portato alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, ha ospitato esperti che hanno tentato di tracciare un percorso per districarsi attraverso quello che la conferenza stessa ha definito come l’attuale “enigma informatico”. 

Cyber Security a Monaco: 5 Key Takeaways 

È fondamentale tirare le somme dopo una conferenza di calibro internazionale come questa.
Il primo punto fondamentale riguarda proprio i risultati: infatti, un report ha recentemente evidenziato come l’83% di organizzazioni abbia subito più di un data breach nel corso del 2022. Secondo il Munich Security Index, la minaccia percepita di un attacco cyber è aumentata, scalando la classifica dell’Indice di cinque posti rispetto al 2023. Considerando pertanto questi numeri, per ottenere una diminuzione degli attacchi cyber sarà fondamentale innanzitutto incentivare comportamenti consapevoli ad ogni livello organizzativo. 

Il secondo punto rilevante è che la Cyber Security è diventata a tutti gli effetti un elemento di “Business Continuity”. Per Business Continuity, letteralmente “continuità operativa”, si intende la capacità di continuare a svolgere le proprie attività ed erogare prodotti e servizi in seguito ad un incidente. In effetti, proprio perché si può ipotizzare che gli attacchi cyber non diminuiranno sul breve periodo, è richiesto alle organizzazioni di prepararsi non solo in ottica di prevenzione di un incidente, ma anche di gestione dello stesso, con l’obiettivo di mantenere intatta la normale operatività. In particolare, un attacco cyber di cui si sente parlare spesso è il Ransomware che è un tipo di malware che impedisce l’accesso al dispositivo colpito e ai dati memorizzati, solitamente criptando i file; a questo punto, l’attaccante chiederà un riscatto, ransom, in cambio della decriptazione dei file stessi. Una ricerca evidenzia in effetti come il numero totale di attacchi di questo tipo sia aumentato del 13% nel corso del 2022. 

Un ulteriore elemento da evidenziare è che l’implementazione dei requisiti richiesti dalla normativa in ambito cyber rappresenta una sfida importante per gli Stati e per le organizzazioni. L’adozione della Direttiva NIS 2 e del Cyber Resilience Act in Unione europea e delle nuove SEC Cybersecurity Rules negli Stati Uniti, sottolineano come la cybersicurezza ricopra un ruolo fondamentale e debba essere per questa ragione attenzionata anche dalle figure apicali delle aziende.

Il quarto takeaway della conferenza consiste nel fatto che le tensioni geopolitiche, così interconnesse con la Cyber Security, rappresentano un ulteriore fattore di complicazione. Proprio questo collegamento tra le due rende difficile, per le aziende, comprendere pienamente quali sono le reali minacce da fronteggiare e come successivamente proteggersi da esse. Sussistono ancora numerosi dubbi, inoltre, circa la corretta modalità di interazione con i vari enti regolatori in caso di attacco cyber da parte di uno Stato.

Infine, uno dei temi più caldi della conferenza è stata l’Intelligenza Artificiale (AI). L’AI potrebbe realmente trasformare il panorama cibernetico e, al momento, sembra che possa alzare e accelerare sia gli sforzi di chi si difende da un attacco cyber sia di chi effettivamente compie l’attacco. In particolare, la viceprocuratrice generale degli Stati Uniti Lisa Monaco ha dichiarato che è necessario mettere l’intelligenza artificiale in cima alla lista di priorità per l’applicazione della legge. Il Dipartimento di Giustizia vuole, dunque, ribadire l’idea che un uso dannoso dell’intelligenza artificiale comporterà delle conseguenze per i criminali informatici. Conseguenze ancora da definire, ma pur sempre conseguenze.

Conclusioni

Da una parte, il sondaggio di accompagnamento al report della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco ha riportato in auge un profondo pessimismo occidentale rispetto alle prospettive economiche e all’entità dei rischi futuri rispetto alle opinioni degli elettori dei paesi BRICS, come ad esempio quelli di India e Cina. Dall’altra parte, la Conferenza sulla Cyber Security di Monaco ha toccato numerosi temi, sottolineando il ruolo primario che riveste la sicurezza cibernetica. Poiché il rischio di subire un attacco cyber è ora posto sotto i riflettori per numerosi Paesi, tanto UE quanto extra-UE, possiamo ipotizzare che questa tendenza non diminuirà sul breve periodo, tant’è che uno degli argomenti sul tavolo di discussione riguarda proprio come occorra modificare il mindset e non pensare più al “se” un attacco si verificherà, quanto piuttosto al “quando”. 

Le due Conferenze si sono rivelate anche teatro di considerazioni positive: il tema della Cyber Security è attuale e a livello aziendale e statale è preso sul serio; la minaccia cyber viene percepita in misura maggiormente preoccupante rispetto al passato; viene incoraggiata più consapevolezza rispetto agli attacchi cyber, nella speranza di instaurare comportamenti attenti che permettano di affrontare le situazioni problematiche incorrendo nel minor danno possibile. 

A piccoli passi, la Cyber Security si è fatta strada anche all’interno di conferenze di stampo internazionale e sta riscuotendo consensi sempre maggiori circa la sua importanza.

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