La partecipazione italiana alla conferenza internazionale sulla connettività in Asia Centrale: sicurezza e stabilità perni della cooperazione regionale

La conferenza internazionale “Central and South Asia: Regional Connectivity, Challenges and Opportunities” tenutasi nella capitale uzbeka Tashkent ha messo in evidenza il crescente interesse degli attori regionali ed internazionali sul tema dell’interconnettività e della cooperazione regionale, con un’attenzione particolare alla dimensione  infrastrutturale, energetica ed economica.

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Al meeting hanno partecipato i presidenti delle cinque repubbliche centroasiatiche (Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan) ed alti rappresentanti delle nazioni e delle organizzazioni internazionali che nutrono interessi nella regione come il ministro degli esteri cinese Wang Yi, l’Alto rappresentante della UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza John Borrell, la delegazione statunitense guidata dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale Elizabeth Sherwood-Randall, il presidente afgano Ghani, esponenti politici delle nazioni dell’Asia meridionale. Anche l’Italia ha partecipato all’evento, con il Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, confermando il crescente interesse della nostra nazione per la regione centroasiatica e per dare ulteriore impulso a quella piattaforma di cooperazione e dialogo regionale nel formato 5+1 – lanciata nel 2019 parallelamente all’adozione della nuova strategia europea per l’Asia Centrale – unica nazione europea ad aver strutturato una cooperazione in questo formato, utilizzato anche da nazioni come Cina e Stati Uniti come modello efficace per mantenere una significativa influenza nell’area.

Durante il meeting, le delegazioni hanno ribadito la necessità di migliorare le relazioni diplomatiche bilaterali tra le nazioni coinvolte e di promuovere la cooperazione, come precondizione per rafforzare la connettività tra Asia centrale ed Asia meridionale al fine di garantire sicurezza e prosperità all’intera regione. In quest’ottica infatti, risulta essenziale il pieno coinvolgimento delle repubbliche centroasiatiche nei progetti infrastrutturali e di trasporto fondati sulla connettività interregionale, che consenta di superare quell’atavica e tradizionale condizione geografica di “nazioni landlocked” ovvero prive di sbocchi diretti sulle rotte marittime internazionali del commercio, permettendo loro di raggiungere nuovi mercati e di ridurre la dipendenza (economica e geopolitica) dai mercati regionali più forti, ovvero quello russo e quello cinese.

Nel corso del suo intervento, il Sottosegretario Di Stefano ha evidenziato il ruolo che l’Italia e l’Unione Europea possono svolgere nel supportare gli sforzi delle repubbliche centroasiatiche per rafforzare la cooperazione regionale e la crescita economica anche attraverso investimenti in moderne infrastrutture sviluppando un modello di connettività sostenibile, sulla base della recente Global EU Connectivity Strategy.

Non è un caso che la conferenza sia stata ospitata dall’Uzbekistan, nazione che sotto la guida del presidente Mirziyoyev ha intrapreso una politica estera di apertura incentrata sul superamento delle tensioni e della diffidenza con le repubbliche confinanti e sul  miglioramento delle relazioni bilaterali: considerata la posizione geografica strategica  (nazione che confina con le altre quattro repubbliche centroasiatiche e con l’Afghanistan) e la particolare condizione di stato “double-landlocked” – ovvero circondata da nazioni che non hanno accesso al mare, unico caso al mondo assieme al Liechtenstein –  l’Uzbekistan rappresenta il principale promotore dei progetti  trans-regionali di cooperazione in ambito infrastrutturale ed energetico. Ad esempio, il miglioramento delle relazioni diplomatiche con il Kirghizistan, e la definitiva demarcazione dei confini inter-repubblicani, hanno di fatto dato nuovo impulso al corridoio intermodale (ferroviario e stradale) Cina-Kirghizistan-Uzbekistan che dovrebbe estendersi all’Afghanistan (attraverso la linea ferroviaria Hairaton-Mazar I Sharif) e all’Iran sino al Mar Arabico oppure attraverso il Pakistan.

Anche sotto l’impulso del progetto cinese della Belt and Road Initiative, diversi progetti infrastrutturali hanno preso vita nella regione, in quanto gli investimenti cinesi favoriscono la costruzione di questi segmenti infrastrutturali (ferroviari o stradali) regionali che si innestano nei corridoi BRI: tra questi, il gasdotto Cina-Asia Centrale si connota per un forte valore simbolico in quanto – con il completamento nei prossimi anni della linea D – includerà tutte e cinque le repubbliche centroasiatiche.

Anche Turkmenistan e Kazakhstan, in quanto nazioni che si affacciano sul Mar Caspio, sono partner importanti per lo sviluppo di questi progetti di interconnettività, destinati poi a congiungersi con altri corridoi di trasporto lungo l’asse geo-economico est-ovest come il corridoio ferroviario Baku-Tbilisi-Kars, dal Caucaso all’Europa attraverso la Turchia.

Tuttavia, la recente avanzata dei Taliban in Afghanistan rischia di alimentare una nuova condizione di conflittualità che potrebbe avere delle potenziali implicazioni e ripercussioni sulla stabilità dell’intera regione. Tale preoccupazione è stata condivisa pure dal Sottosegretario Di Stefano, che ha confermato il supporto del governo italiano al governo di Kabul per il mantenimento della pace e della stabilità, a seguito del ritiro definitivo delle truppe NATO, cooperando con gli attori internazionali coinvolti per la crescita economica del paese. In sostanza, tale condizione di permanente instabilità è destinata ad inficiare   negativamente sulla realizzazione dei progetti di interconnettività e cooperazione economico-energetica in quanto gran parte di essi dovrebbero transitare attraverso in territorio afghano e si fondano sulla cooperazione economica tra questa nazione e le repubbliche centroasiatiche. Ragion per cui, il mantenimento della stabilità e della sicurezza in Afghanistan costituiscono la precondizione indispensabile per la realizzazione di progetti come il gasdotto TAPI (esportazione di gas turkmeno ai mercati indiani e pakistani attraverso l’Afghanistan), il CASA 1000 (esportazione di energia idroelettrica prodotta da Kirghizistan e Tagikistan  per soddisfare la domanda energetica dell’Asia sudorientale) o il corridoio intermodale  Lapis Lazuli che dai terminal afghani di Turghundi ed Aqina dovrebbe trasportare merci attraverso il Turkmenistan ed il Caspio sino all’Europa, riconnettendosi al corridoio transcaspico Baku-Tbilisi-Kars.