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TematicheItalia ed EuropaLa Conferenza di Trieste: l’Italia guarda ai Balcani

La Conferenza di Trieste: l’Italia guarda ai Balcani

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Roma sceglie il capoluogo friulano per sottolineare la rinnovata attenzione italiana verso i Balcani Occidentali, definiti da Giorgia Meloni come “regione di rilievo strategico per gli interessi nazionali”. L’Italia spinge per l’allargamento dell’UE nell’area e si propone come mediatore nella disputa tra Serbia e Kosovo.

La conferenza dal titolo “L’Italia e i Balcani Occidentali: crescita e integrazione”, organizzata dalla Farnesina e tenutasi a Trieste il 24 gennaio, è stata l’occasione per rimarcare la crescente importanza dei Balcani nell’ambito della politica estera di Roma. Una linea coerente con la condotta dell’Unione Europea, per esempio alla luce della Dichiarazione di Tirana del 6 dicembre (con la quale è stata riaffermato il sostegno alla prospettiva europea dei Balcani occidentali), e manifestatasi già a novembre con la missione congiunta del ministro degli Esteri Tajani e del ministro della Difesa Crosetto in Serbia e Kosovo, nei giorni concitati che hanno seguito il boicottaggio delle istituzioni kosovare da parte della minoranza serba.
La scelta del capoluogo friulano come sede dell’evento è stata significativa ed è apparsa quanto mai opportuna. Tajani ha descritto Trieste come un ponte tra Italia e Balcani; Giorgia Meloni, intervenuta nella conferenza attraverso un videomessaggio, l’ha definita come un crocevia tra i popoli latini, germanici e slavi della regione; il Commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato, l’ungherese Olivér Várhelyi, ha parlato della città come una porta non solo per i Balcani occidentali ma anche verso l’Europa centrale.

Una regione “di rilievo strategico”

Il ministro Tajani, inaugurando la seduta, ha espresso l’auspicio che l’evento segnasse una “svolta” nella politica estera italiana verso i Balcani. Un punto fermo della linea di Roma consiste nel supporto alle aspirazioni europee dei Paesi ancora non entrati nell’UE, come affermato chiaramente tanto dallo stesso Tajani quanto dal presidente del Consiglio Meloni nel suo videomessaggio. Meloni ha parlato dei Balcani come “regione di rilevanza strategica per gli interessi nazionali”; coerentemente con ciò, Tajani ha affermato l’obiettivo dell’Italia di sviluppare nella regione una presenza solida e articolata, nell’ambito di una strategia da mettere in atto facendo leva sulla capacità di mediazione di Roma. Si starebbe lavorando, in questa prospettiva, a una riunione di tutti i ministri degli Esteri della regione da tenersi a Roma nel corso dei prossimi mesi.
Se la presenza italiana nell’area punta a rafforzarsi dal punto di vista politico, solide fondamenta sono già state poste sotto il profilo economico; una testimonianza di ciò è stata offerta dagli ambasciatori italiani presso i Paesi della regione, tutti presenti per l’occasione a Trieste, nonché da numerosi volti del mondo imprenditoriale operanti in questo quadrante. Attori economici, dialogo interparlamentare, attività culturale, missioni di pace e ruolo delle amministrazioni locali sono gli strumenti che il ministro degli Esteri ha identificato, oltre alla diplomazia tradizionale, per rafforzare l’azione dell’Italia oltre l’Adriatico.

Tajani ha poi dichiarato che le iniziative italiane debbono collocarsi nel contesto di una presenza europea “forte ed equilibrata”. Significative, a tal proposito, le parole del commissario per l’allargamento Várhelyi, il quale non solo ha rimarcato l’obiettivo, prioritario per la Commissione Europea, di completare il processo di integrazione dei Balcani occidentali, ma ha anche auspicato la presenza di “più Italia”, elogiandone il ruolo nella regione sotto il profilo sia dell’attività di imprese e cittadini, sia sotto quello della sicurezza e della stabilità, con riferimento ai compiti efficacemente svolti dai militari italiani.
Várhelyi ha colto l’occasione per fare il punto sui progressi dell’integrazione europea nell’area, facendo riferimento all’inizio dei negoziati di adesione di Albania e Macedonia del Nord, all’attribuzione alla Bosnia-Erzegovina dello status di Paese candidato e alla messa a punto di una rivista metodologia di allargamento, la quale è stata scelta da Serbia e Montenegro; in aggiunta a ciò, ulteriori novità hanno riguardato l’implementazione del Economic and Investment Plan per i Balcani occidentali, così come dell’Energy Support Package per aiutare questi ultimi a fronteggiare i costi della crisi energetica; infine, il vertice UE-Balcani occidentali dello scorso dicembre, al termine del quale è stata rilasciata la già citata Dichiarazione di Tirana.

Monitorare la situazione in Kosovo

Tajani si è poi soffermato sulla situazione del Kosovo, caratterizzata negli ultimi mesi da una tensione crescente tra Belgrado e Pristina. Il ministro degli Esteri ha sottolineato la volontà dell’Italia di contribuire al raggiungimento di una soluzione pacifica alla disputa: Roma, in questa prospettiva, mantiene contatti diretti tanto con la parte serba quanto con quella kosovara. La già ricordata visita di Tajani e Crosetto in Serbia e Kosovo si inserisce in questo contesto, così come la ribadita volontà italiana di partecipare all’azione del cosiddetto “Quintetto” sul Kosovo insieme a USA, Regno Unito, Francia e Germania.

In questo momento, sono proprio Francia e Germania a impegnarsi in prima linea per favorire la risoluzione della controversia tra Belgrado e Pristina. Parigi e Berlino, infatti, hanno proposto alle parti una bozza di accordo che, pur non suggellando la piena normalizzazione dei rapporti, costituirebbe un importante passo in questa direzione. Secondo quanto trapelato sulla stampa, in particolare attraverso il quotidiano serbo Danas, la bozza comprenderebbe alcuni principi base (consapevolezza delle parti della loro responsabilità per il mantenimento della pace; impegno a una collaborazione regionale e alla sicurezza in Europa; inviolabilità dei confini e rispetto reciproco dell’integrità territoriale e delle minoranze nazionali) e un elenco di dieci punti (tra i quali: impegno a sviluppare rapporti di buon vicinato, rispetto dei principi della Carta ONU, impegno a risolvere le dispute bilaterali con mezzi pacifici, impegno della Serbia a non ostacolare l’ingresso del Kosovo nelle organizzazioni internazionali, reciproco appoggio alle aspirazioni di ingresso nell’Unione Europea, prosecuzione di un dialogo sotto l’egida dell’UE fino alla conclusione di un accordo definitivo).

I governi europei e la stessa UE, in ogni caso, sembrano agire con inedita determinazione per indurre le parti a convergere verso la risoluzione della disputa, alla luce di un contesto internazionale delicato alla luce della guerra in Ucraina ma anche delle crisi che nel corso della seconda metà del 2022 hanno coinvolto Serbia e Kosovo, portando la tensione nell’area a livelli talvolta allarmanti. Alla Serbia, già Paese candidato, si chiede maggiore apertura verso la prospettiva di una normalizzazione dei rapporti, mentre al governo kosovaro si domanda l’implementazione dell’Associazione delle municipalità serbe, prevista dagli Accordi di Bruxelles del 2013 ma che vede contrario il premier Albin Kurti.
L’Italia, percorrendo la strada tracciata a Trieste, ha l’occasione per fare la sua parte contribuendo a un esito positivo, continuando a favorire la stabilità e la sicurezza nei Balcani occidentali.

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