Dalla Conferenza di Monaco: la politica di sicurezza europea non può più essere data per scontata

Su Afghanistan, Siria, Iran emergono visioni contrapposte tra Europa e Stati Uniti e sull’Africa, un dossier particolarmente importante per l’Italia, una necessità di governare il fenomeno migratorio. Cosa si è detto durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco.

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Gli Stati Uniti si presentano a Monaco in versione strong Bi-partisan con la presenza di Nancy Pelosi e una folta delegazione. Il vice-presidente Mike Pence ha parlato di una rinnovata forza americana tanto economica quanto militare. Sottolineando la creazione di 5 milioni di posti di lavoro, la dimostrazione per Pence di quanto il protezionismo americano abbia funzionato. L’obiettivo americano ha dichiarato Pence all’inizio del suo discorso durante i lavori della Conferenza inaugurata la scorsa settimana a Monaco, non è era quello di isolare gli Stati Uniti ma di renderli più forti di fronte alle sfide che l’Occidente sta affrontando e mettere un freno alla deriva economica nazionale. Per ciò che concerne le sfide della sicurezza internazionale, la Nato, nonostante le controverse dichiarazioni del Presidente Trump, risulta essere ancora molto importante. Un rafforzamento americano significa anche un rafforzamento militare, ha sottolineato il vice-presidente. Questa è la visione di forza e di leadership del presidente Trump. É chiaro che la visione di Trump sulla Nato sia anche quella di suggerire agli alleati una maggiore spesa nel procurement militare, con lo scopo di rinnovare la partecipazione di tutti gli Stati dell’alleanza. In materia di sicurezza, quella militare resta la principale difesa su cui gli Stati Uniti chiedono di sostenere una visione comune, tra Eu e Usa, pur affrontando il vice presidente apertamente la questione Huawei, su cui gli Stati Uniti hanno precisato che non sosterranno chi continua a dipendere dall’Est. Pence ha parlato di un cambiamento di tattica non di missione che resta nelle sue parole indirizzata alla lotta contro il terrorismo internazionale.

Per l’Europa non sarà facile prendere le giuste decisioni, ci sono davvero molti fattori da valutare: primo fra tutti la perdita del suo alleato più importante potrebbe lasciare il continente privo di una sicurezza vitale oggi garantita dall’ombrello Nato ma d’altra parte ciò che l’Amministrazione Trump ha portato avanti con il ritiro dal JCPOA e dall’INF non lasciano molto spazio di discussione politica. Quello che l’Europa si trova ad affrontare è un vuoto di natura politica senza precedenti e una imposizione di leadership da parte degli Usa. Questa divisione potrebbe però costare cara proprio agli Usa, lasciando ad altri Paesi – come la Cina, la possibilità di avanzare attraverso una deriva autoritaria conquistando potere e influenza in Europa. Nel bel mezzo di questa bufera, quella di Maduro è solo l’ultima prova di un’alleanza che gli Stati Uniti stanno testando.

C’è una guerra non solo commerciale in corso, combattuta a colpi di retorica politica, in cui gli Usa si rivolgono di nuovo  all’Occidente affinché si mantenga unito, e possa trionfare nuovamente sotto la guida americana. Eppure durante la Conferenza è emerso quanto il concetto stesso di sicurezza sia diverso tra Europa e Stati Uniti. Le nuove politiche di Trump hanno allontanato gli Usa da obiettivi comuni e più comprensivi come la food security o la lotta contro i cambiamenti climatici e se l’interdipendenza è e sarà una costante del futuro allora è necessario andare oltre la componente militare, ha dichiarato la Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Sull’Africa, ha dichiarato la Merkel l’Europa potrebbe imparare dalla Cina, ma anche questo dossier rischia di dare qualche preoccupazione ai paesi europei stretti tra la leadership protezionista di Trump e quella autoritaria di Pechino. Si è ribadita la necessità di fermare l’immigrazione africana, mettendo a disposizione investimenti per creare condizioni economiche adeguate, sottolineando come siano inutili iniziative politiche come il G5 Sahel se poi tali azioni non possono essere sostenute da investimenti reali. Ha richiamato come partner africano la Cina.

Sulla Nato ci si continua ad interrogare, su cosa significhi oggi in questo scenario sempre più multipolare un’alleanza difensiva occidentale: la Germania e la Francia insistono che riprenda il dialogo tra Nato e Russia, messo a dura prova dalla frattura del 2014 con l’annessione russa della Crimea. La Merke ha inoltre messo in luce che nonostante le violazioni del trattato INF da parte Russa, la presa di posizione da parte degli Usa di un ritiro dall’accordo potrebbe avere un impatto per l’EU, come pericolo per la Sicurezza europea. A tal proposito la cancelliera è tornata a prporree l’idea di sviluppare una difesa comune europea, progetto che resta comunque ancora privo del sostegno politico ed economico adeguato.

Quello che emerge in sostanza è la necessità di affrontare le sfide del prossimo futuro secondo un approccio diverso, più consapevole dello scenario geopolitico attuale. L’UE cerca ancora di condividere con gli Usa una politica comune, di condivisione di valori e mostra la necessità di restare ancorata all’Alleanza Atlantica non sono come alleanza militare ma prima di tutto come gruppo unito da una visione comune. La Merkel a tale proposito ha ricordato l’ingresso della Macedonia del Nord nella Nato come un esempio di coraggio per far fronte alle crisi locali e di conseguenza globali e quindi l’avvicinamento dei Balcani all’orbita occidentale.

Quale cooperazione vogliamo? Si è chiesta la cancelliera richiamando gli alleati al tavolo delle trattative. Ma sa bene che non potrà allentare l’ordine mondiale esistente come gli Usa stanno facendo. Chi si occuperà di ricucire i pezzi? La risposta della Germania a quanto pare è chiaramente  nel multilateralismo.