Concluso il vertice di Teheran: quale futuro per Idlib?

A Teheran si è appena concluso il vertice trilaterale tra Putin, Erdogan e Rouhani, attori protagonisti della vicenda siriana. Il futuro del paese e della provincia di Idlib passa dalle mani dei tre laeader.

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Un vertice molto atteso, alla vigilia dell’offensiva di Damasco, con il supporto di Russia e Iran, sulla provincia di Idlib, ultima significativa porzione di terreno che non è sotto il controllo dell’esercito siriano. La delicata situazione dei civili, quasi 3 milioni, la vicinanza ai confini turchi, la presenza di milizie jihadiste che combattono sia l’esercito di Damasco sia il Fronte di Liberazione Nazionale appoggiato dalla Turchia, il monito delle Nazioni Unite: una mix di fattori che ha costretto le tre principali potenze protagoniste nello scenario siriano ad incontrarsi per trovare una soluzione.
Nei giorni precedenti i partecipanti al vertice avevano espresso grande fiducia, e sottolineato la volontà dei tre paesi di evitare catastrofi umanitarie. Posizioni sintetizzate da Hussein Gabri, assistente del Ministro degli Esteri iraniano: “Idlib è un dilemma perché da un lato deve essere liberato dalle mani dei terroristi, ma contemporaneamente la sicurezza di milioni di civili deve essere protetta”.

Il vertice si è concluso intorno alle 14.30 ora italiana, ed è stato seguito da una conferenza stampa e da una dichiarazione comune.
Rouhani, leader iraniano, ha sottolineato l’importanza del garantire la sicurezza dei civili, ed ha attaccato l’atteggiamento statunitense nella regione, che dal suo punto di vista non faciliterebbe una soluzione pacifica. Ha inoltre dichiarato che, chiuso il capitolo Idlib, il nuovo teatro operativo sarà nei territori ad est dell’Eufrate, dove sono ancora presenti “illegalmente” le forze degli Usa, che “devono ritirarsi”.
Erdogan è il leader che più di tutti esprime timore per l’offensiva militare, consapevole che un eventuale ondata di profughi in fuga dalla provincia cercherebbe rifugio proprio in Turchia. Per questo ha dichiarato che la soluzione militare a Idlib “porrebbe fine alla soluzione politica per la Siria”, e che “fornirebbe una scusa a tutte le organizzazioni terroristiche per continuare a combattere”.
Anche Putin, attore che più di tutti può incidere sulla vicenda siriana, ha espresso preoccupazione per la situazione dei civili, chiedendo “l’evacuazione sicura dei civili” tramite corridoi umanitari.
In una dichiarazione congiunta, infine, i tre leader hanno confermato che continueranno a cooperare per eliminare tutte le organizzazioni terroristiche presenti nella provincia di Idlib e per creare le condizioni che permettano ai profughi e agli sfollati siriani di poter tornare a vivere nei loro territori d’origine. Inoltre, concentrandosi su un piano maggiormente operativo, si evidenzia l’importanza di separare l’opposizione armata dai gruppi terroristici.

Nonostante i timori di Erdogan, è evidente che l’offensiva su Idlib sia inevitabile: Assad, che oramai è tornato, grazie al supporto russo e iraniano, a governare la maggior parte dei territori persi dopo l’offensiva dello Stato Islamico, vuole riconquistare l’ultima grande zona di opposizione.
Una soluzione, che traspare dalle dichiarazioni a margine del vertice e che potrebbe accontentare Erdogan, è quella che prevede la separazione tra le milizie jihadiste e quelle controllate da Ankara, per far sì che l’offensiva sia circoscritta a obiettivi specifici: evitare un disastro umanitario, infatti, è negli interessi non solo della Turchia, come spiegato in precedenza, ma anche di Iran e Russia, che sono sotto le luci dei riflettori di tutta la stampa internazionale.
Nelle prossime ore andranno analizzati i movimenti nell’area, per capire se il vertice di oggi abbia portato effettivamente a una soluzione condivisa del futuro di Idlib.